Sindrome di Asperger: i bambini speciali che sentono diverso

Esistono bambini ed adulti con uno ‘speciale' modo di interagire con le persone e relazionarsi con il mondo. Queste persone soffrono del Disturbo o Sindrome di Asperger. Medici e psichiatri collocano questo disturbo, come l'autismo, tra idisturbi pervasivi dello sviluppo, tanto che non si sa ancora con certezza se la malattia si debba considerare una mite forma di autismo, o se costituisca un disturbo a se stante. 

Molti insegnanti non conoscono ancora la Sindrome di Asperger e non sanno come affrontare questi bambini le cui caratteristiche principali sono, oltre ad alcune incapacità di interagire socialmente, anche la goffaggine e lo scarso coordinamento dei movimenti, interessi limitati o circoscritti, preoccupazioni inusuali, azioni ripetitive o rituali, peculiarità nella ricchezza del vocabolario e problemi di comunicazione extraverbale. Generalmente i bambini che soffrono del Disturbo di Asperger hanno pochissima mimica facciale, presentano una fantastica memoria, ottime capacità musicali e sviluppano un fortissimo interesse verso uno o due argomenti, a volte con l'esclusione di tutti gli altri. Possono parlare a lungo del proprio argomento preferito e ripetere una parola o una frase per molte volte. L'ignoranza su questo disturbo da parte degli insegnanti è amplificata dall'atteggiamento di rifiuto di molti genitori ad accettare una ‘diversità' ma anche dalla mancanza di una diagnosi corretta. 

Una persona, bambino e adulto, con Asperger, presenta caratteristiche sensoriali (udito, tatto, gusto ecc.) diverse dagli altri. I loro sensi sono infatti molto spesso ‘esaltati' e, soprattutto, fanno corto circuito con emozioni ed intelligenza, tanto da provocare disturbi del comportamento. Molti genitori ed insegnanti, non avendo conoscenze specifiche, non si rendono conto di quanto sia fastidioso per questi bambini udire due voci che si sovrappongono, rumori di piatti e forchette, odori di aceto ed altri molto penetranti. Le difficoltà, da parte dei ragazzi, a spiegare con le parole questi fastidi e, soprattutto le intense emozioni da essi generate, vengono interpretate come bizzarrie del carattere. Queste, vengono spesso viste come frutto di maleducazione o insensibilità: apprezzare i coloriti aspetti di comportamenti bizzarri non significa celebrare le diversità in quanto tali, ma vivere ogni giorno la ricchezza e l'assoluta originalità di cui è portatore ciascuno individuo. 

Non ci sono medicine specifiche per curare il disturbo di Asperger. Il trattamento è sintomatico e riabilitativo ed include interventi sia psicosociali che psicofarmacologici o psicoterapici, educazione di genitori e fratelli, esercizi sul comportamento e capacità di relazione sociale. La terapia farmacologia deve essere effettuata solo se necessaria e solo da neurofarmacologici con provata esperienza. L'Associazione Onlus Gruppo Aspeger e l'Associazione Camici & Pigiami possono fornire i nomi di riferimento di medici specializzati e centri di cura, oltre a utili consigli o suggerimenti.

Per ulteriori informazioni, rimandiamo al sito della Associazione Gruppo Asperger e a quello di Camici & Pigiami il cui ideatore, il Dottor Paolo Cornaglia Ferraris, ha recentemente scritto un libro che illustra con parole semplici, nella quotidianità, la patologia in un bambino di 10 anni.

Bibliografia:
Paolo Cornaglia Ferraris - Io sento diverso - Edizioni Erickson
Barbara Jacops - Attraente, Originale… Emotivamente pericoloso - Edizioni Erickson

Pin It
Accedi per commentare

I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli

Il segreto della resistenza psichica

Quante volte ci siamo detti che sarebbe bello avere una corazza dell’anima, una difesa contro le pressioni lavorative, le forti richieste che arrivano dalla famiglia, dai figli, da questa vita che sembra diventare sempre più stressante. Sarebbe bello avere fiducia in se stessi, così da farci scivolare via le critiche che spesso sentiamo su di noi, oppure avere le risorse per superare le crisi, avere le energie necessarie per affrontare non solo i piccoli problemi quotidiani, ma le inevitabili grosse difficoltà che la vita ci pone davanti. Ci sono persone che hanno tutte queste caratteristiche:  sono le persone resilienti.

Leggi tutto...

Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi