Le aspettative disattese

Cosa si aspetta un genitore che iscrive il figlio al nido? Mi sono trovata a riflettere su questo.

Fuori dal cancello dell'asilo che frequenta mio figlio, in un giorno di fine maggio, scopro chiacchierando con un paio di mamme che sono molto deluse dell'esperienza di quest'anno scolastico che va a terminare. 

Le loro bambine, rispettivamente di diciotto e venti mesi, compagne del mio, sono state a detta loro ipostimolate rispetto alle loro possibilità. Scopro quindi che le mie aspettative riguardo al nido erano molto ma molto più basse rispetto alle loro. 

Cosa deve o dovrebbe fare un bambino non ancora duenne durante la mattinata? Perché la mancanza di attività specifiche come ad esempio la musica o l'inglese possono far la differenza tra un nido e un altro? 

Io non credo nell'iperstimolazione, credo nel rispetto dei tempi. 
Sono convinta, conoscendo il mio bambino, che sia preferibile un ritmo pacato con moltissimo spazio per il gioco libero, quel gioco che dà la misura di sé e dell'altro e che fa sperimentare le proprie capacità in un ambiente privo di genitori. Ma percepisco chiarissima l'ansia nelle parole di quelle mamme: "se non imparano subito poi sarà tardi", ma se chiedo tardi per cosa non rispondono. 

Forse dimentichiamo troppo spesso che quello che per noi è scontato per loro è una discreta fatica, mentale e fisica. Salire e scendere continuamente dai giochi, condividere gli oggetti, rispettare le regole, riconoscere le educatrici come punti di riferimento sono attività che devono necessariamente maturare con il tempo. Per non parlare dello sviluppo del linguaggio, del senso di orientamento, della motricità fine. 


Se il bambino è impegnato in tutto questo come può aprirsi a diversi apprendimenti? 

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Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé

A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottili violenze è capace l'amore materno? Per l'autrice, il dramma del "bambino dotato" - il bambino che è l'orgoglio dei suoi genitori - ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l'indignazione, la paura, l'invidia) che risultano inaccettabili ai "grandi".

Sono passati diciassette anni da quando è uscita la prima edizione di questo libro, in cui Alice Miller analizza cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva. Non bambini in evidente stato di abbandono, ma piccoli con un'apparente infanzia felice alle spalle. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini. La strada è riuscire a vivere e a far vivere le proprie emozioni e questo libro certamente aiuta a riviverle, anche chi un bambino dotato forse lo è stato davvero.

autore: Alice Miller (traduzione di M. A. Massinello)

editore: Bollati Boringhieri

Il bambino nascosto. Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli.

“Sono due bambini nascosti protagonisti di queste pagine: quello che sta dietro ogni comportamento e sintomo infantile e quello che ognuno di noi adulti si porta dentro, proiettandolo spesso inconsapevolmente sui bimbi che ci camminano accanto nella vita.

Il libro vuole aiutare a scoprire attraverso la rielaborazione fantastica di effettive storie infantili come ogni comportamento, dal punto di vista psicologico, si strutturi in maniera del tutto inconscia nel mondo interno fin dai primissimi anni della nostra esistenza.

La fatica di crescere viene analizzata a partire da temi diversi (l’abbandono dell’infanzia, la nostalgia, la perdita, il tradimento, la paura), tutti ugualmente significativi del disagio infantile. Ed è così che la scoperta del mondo interno di un bambino attraverso la riappropriazione delle nostre stesse emozioni di una volta costituisce una valida chiave d’accesso al mondo dei ragazzi, per poterli capire e aiutare meglio”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza