Diritti presi a calci

I mondiali di calcio sono in pieno svolgimento, gli occhi di milioni di persone sono puntati sui piedi dei calciatori e sui palloni che rotolano sui campi. Ma che cosa e chi c'è dietro quei palloni?

Ci sono paesi dove la grande flessibilità dei rapporti di lavoro, una manodopera a bassissimo costo, una situazione di diritti sindacali inesistenti, ben si prestano ad un mercato che vive di una domanda stagionale legata ai grandi eventi. In particolare, c'è la zona di Sialkot, nel nord est del Pakistan, da dove proviene circa il 70% dei palloni venduti nel mondo. Le grandi multinazionali dello sport hanno in Pakistan, come in altri paesi del Sud-Est asiatico, fornitori che a loro volta subappaltano la produzione ad intermediari, uno dei veri nodi del problema: gli intermediari infatti controllano gruppi di operai che lavorano in centri di produzione o addirittura nelle loro case e spesso sfruttano questi lavoratori sottopagandoli. In un sistema di questo tipo i controlli sono naturalmente molto difficili e data l'esiguità dei salari (in media solo lo 0,5% del prezzo di vendita dei palloni nel mondo occidentale finisce a chi li ha prodotti) le famiglie sono costrette a far lavorare anche i bambini nella produzione dei palloni, soprattutto nella fase della cucitura.

Già nel 1995 questa situazione fu denunciata e partì negli USA, sede delle più grandi multinazionali dello sport, la campagna Pallone Illegale (Foul Ball Campaign). I primi risultati arrivarono nel 1997 con la firma dell'Accordo di Atlanta fra l'Organizzazione internazionale del lavoro, l'Unicef e la Camera di Commercio di Sialkot. L'accordo era limitato perché tentava di eliminare il lavoro minorile senza eliminarne le cause, cioè garantire salari dignitosi agli adulti, uno dei cardini del commercio equo. Così nel 1996 si iniziò a parlare di un Progetto pallone equo: Coop e CTM Altromercato diedero la propria disponibilità ad acquistare palloni equi che in effetti iniziano ad essere distribuiti nei loro punti vendita dal 1998 proprio in occasione dei mondiali di quell'anno. L'esperimento rivelò però molte ombre, principalmente perché, rispetto alle tradizionali esperienze di commercio equo, che solitamente riguardano alimenti tropicali o opere artigianali prodotti da associazioni di contadini o artigiani, questo progetto approcciava una produzione a carattere semi-industriale con l'inserimento parziale di regole del commercio equo all'interno di un'azienda tradizionale (la pakistana Talon Sport, partner del progetto). Un passo avanti quindi sulla strada dell'estensione dei diritti e di salari equi ai lavoratori del sud del mondo, ma anche problemi nuovi che si sono presentati per la prima volta al mondo del commercio equo. 

In generale, dal 1998, qualche progresso nelle condizioni dei lavoratori coinvolti in progetti di produzione eque c'è stato, nel tempo si è però registrato un costante calo di vendite dei palloni con marchio FLO (Fair Trade Labelling Organisations, il coordinamento internazionale dei marchi di garanzia del commercio equo e solidale). Per rilanciare e non disperdere la preziosa esperienza del Progetto pallone equo, per cercare di superarne i limiti e per proseguire sulla strada dell'ampliamento del numero dei prodotti realizzati secondo le norme del commercio equo, nasce ora il progetto Diritti in Gioco della ONG ISCOS – CISL, un progetto che vuole proteggere i diritti dei bambini dallo sfruttamento di un lavoro ingiusto e promuovere e tutelare i diritti dei lavoratori, nella produzione di palloni in Pakistan; un progetto che, in questo anno di Mondiali di calcio, rimette al centro dell'attenzione l'esigenza di coinvolgere maggiormente le imprese distributrici e anche noi utilizzatori finali che dovremmo sempre cercare di informarci sulle condizioni in cui sono stati fabbricati i prodotti che acquistiamo ogni giorno.


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La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza

Dov'é la mia mamma?

"Ho perso la mamma!" esclama la scimmietta che si è perduta nella foresta.

"Dai, piccolino, su con la vita" dice alla scimmia la farfalla Rita. "Ti aiuto a cercarla...".

Ma Rita continua a sbagliarsi e - chissà perché - invece di mamma scimmia trova elefanti, rane, pappagalli, serpenti...

La storia, rilassante, è tutta in rima ed è divertente, oltre che didattico, scoprire che la Rita continua a sbagliarsi perchè non sapeva di dover cercare un animale somigliante alla scimmietta... dopotutto i suoi bambini, i bruchi, non sono uguali a lei, una farfalla!
Dolcissimi l'ultimo errore di Rita (trova il papà) e il ritrovo della mamma.

Per bambini di 2-5 anni.

autore: Julia Donaldson, Alex Scheffler

editore: Emme Edizioni

Città blu città gialla

 

Città Blu e Città Gialla sono vicine e separate solo da un fiume. Una è famosa per i suoi ombrelli variopinti, l’altra per i calzolai che fabbricano scarpe eccezionali.

Gli abitanti hanno sempre vissuto in pace e un ponte permette agli abitanti di passare da una sponda all’altra e tutti andavano d’accordo, finché un giorno non decidono di ridipingere il vecchio ponte che collega le due città: già, ma di quale colore?

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