Nuclei familiari a guida femminile: le madri single

Dopo i nuclei familiari, guidati da madri lesbiche, riprendiamo l'analisi del mensile Psicologia Contemporanea e parliamo ora delle famiglie monoparentali, guidate da madre separate/divorziate, single o vedove. Il nucleo familiare, gestito da una donna separata, costituisce oggi anche il frutto di un' innovazione ed evoluzione del ruolo femminile che si pone in modo autonomo e meno complementare rispetto a quello maschile. 
Le riflessioni presenti in questo articolo sono formulate nel prendere in carico i tre tipi di famiglie monoparentali a guida femminile, in quanto rappresentano aspetti diversi della questione. 

L'indagine che ha dato origine all'articolo, è stata effettuata con interviste semistrutturate nel corso di una ricerca di carattere esplorativo in cui sono state coinvolte 44 madri single, di età compresa fra i 35 ed i 75 anni. Nel caso di vedovanza è risultato che la maggiore paura è costruita dalla solitudine, dalla paura di non farcela ad educare bene il bambino e di trasmettergli delle insicurezze ed ansie che non gli permettano di raggiungere un equilibrio. 
Anche i rapporti con il mondo esterno possono essere problematici perché lo scomparso viene idealizzato e rimane una presenza ancora molto viva nella quotidianità. Il rischio maggiore per queste madri è quello di instaurare con il figlio un rapporto fusionale e compensatorio, realizzando una ‘paternalizzazione' del bambino che, soprattutto se dello stesso sesso, si ritroverà ad occupare la posizione del genitore mancante. Nel caso in cui l'altro genitore sia assente, per separazione o divorzio, ma anche – e capita – perché non è stato capace di assumersi gli oneri della genitorialità, il rischio è di stabilire un rapporto simbiotico. 
Il figlio, maschio o femmina che sia, rappresenta fonte di sicurezza e spesso viene trasformato in partner e confidente. Al contrario, i figli possono essere anche vissuti come reincarnazione di tutti gli aspetti detestati nell'ex , suscitando sentimenti ambivalenti. Nel terzo caso, ossia quando la carriera di una madre viene intrapresa in maniera del tutto autonoma fin dal concepimento, molte donne, anche le più equilibrate, possono sentirsi assalite dai sensi di colpa perché il modello dominante della famiglia resta quello tradizionale, composto da due genitori. Che genere di dubbi può far sorgere questo senso di colpa? Innanzitutto chiedersi se è davvero in grado di non far mancare nulla al proprio figlio, se non sarebbe stato più giusto che crescesse in una famiglia tradizionale, se avrà problema al momenti di confrontarsi con compagni ed amici nati e vissuti da coppie integre. 

Il tratto comune di queste diverse esperienze è rappresentato dall'assenza del ‘terzo' ossia dal partner che, tra le sue funzioni, dovrebbe svolgere anche quella di sciogliere la simbiosi fra madre e figlio e favorire, con la sua ‘normatività' il processo di socializzazione del bambino. Tale carenza può essere aggirata se si cerca di svolgere anche le funzioni del ‘terzo'. Quali sono le difficoltà? 
In primo luogo il fatto che la madre sola deve svolgere contemporaneamente due ruoli: quello materno e quello paterno. Solo le donne che hanno raggiunto una corretta integrazione degli aspetti femminili e maschili della loro personalità sono propense a trovare un compromesso fra la normatività tipica della figura paterna e l'amorevolezza che contraddistingue quella materna. 
Il vero pericolo è quello di cadere nella tentazione di assumere un atteggiamento di onnipotenza; a furia di prendere decisioni da sola, la madre single rischia di caricarsi di tutte quelle responsabilità che nella famiglie con due coniugi vengono ripartite. Questa tendenza a diventare il genitore perfetto può colpevolizzare ogni ben piccola mancanza. Dato che non sempre si può contare su aiuti, amici e parenti, è meglio convincersi il prima possibile che la perfezione non esiste. Oltre a guadagnarci la madre, questa consapevolezza è positiva anche per i figli che impareranno ad accettare le inevitabili debolezze proprie ed altrui. 
Il rischio della relazione fusionale può essere invece scongiurato se la madre mantiene un'apertura con l'esterno, favorendo relazioni con parenti ed amici, che possano servire anche da figure sostitutive o da modelli di identificazione per il bambino, facilitando la costruzione della sua personalità. 

Un altro fattore da prendere in considerazione è quello economico. Molto spesso le madri single si collocano nell'area della povertà. Ci sono molti ostacoli nell'inserimento della donna sola nel mondo del lavoro: bassa scolarità, formazione professionale obsoleta, scarsa esperienza, figli troppo piccoli per qualificarla come affidabile. Ci sono anche i problemi abitativi: difficoltà di trovare un appartamento in affitto, impossibilità di acquistare una casa e, soprattutto, mancanza di politiche sociali che contribuiscano a sostenere le madri sole. Chiaramente la precaria situazione lavorativa provoca ripercussioni nella relazione con il figlio provocando nella donna sentimenti ambivalenti . Anche il conciliare l'impegno lavorativo con la crescita del figlio è oggetto di incredibili compromessi per chi, oltre a dover procacciare il reddito, si trova addosso tutta le responsabilità operativa della famiglia. 
I ritmi incalzanti della mamma single le impediscono di ritagliarsi spazi personali ed aggravano la sua posizione di isolamento. Se il costo di una baby sitter è un lusso impensabile un importante sostegno può derivare dall'aiuto reciproco. Tra le risorse che si stanno diffondendo anche da noi c'è lo scambio di competenze , o banca del tempo, dove ogni donna contribuisce con una parte del proprio tempo, e con le abilità di cui dispone, allo svolgimento di attività e mansioni a favore delle donne single, in uno scambio di ‘baratti' molto gratificanti. 
Se il motto della mamma single è ‘scendere a patti questo vale soprattutto nell'importante impresa di ritagliarsi spazi personali che le consentano di percepirsi non solo come genitore (madre e padre) ma anche come donna. E' auspicabile che le mamme single coltivino una sana forma di egoismo perché le ‘boccate di ossigeno' non potranno far altro che portare benefici anche nel rapporto con i figli. Quando una mamma riesce ad assaporare il piacere di avere un po' di tempo per se stessa, il bambino probabilmente si sentirà come ‘alleggerito' di un peso: quello di condizionarne l'esistenza ma anche quello di non essere al centro assoluto della vita di sua madre, cosa che gli permetterà anche di godere appieno dei suoi personali momenti di socialità. Se è pur vero che in certi momenti la mamma single si trova ad affrontare grandi incertezze con la consapevolezza di non poter contare se non su sé stessa, è altrettanto degno di nota il fatto che può vantare l'orgoglio di padroneggiare le esperienze della vita con le proprie forze e le proprie competenze e di attingere, guardando ad un passato brillantemente risolto, a nuove energie per affrontare il futuro. 

Bibliografia: 

Battezzati G., Coscia G., Saita E., Voltolina. G. (1995) La famiglia monoparentale. Milano, Unicopli 
Bimbi F. Le Madri Sole . Metafore delal famiglia ed esclusione sociale (2000) Carrocci. Roma 
Oliverio Ferraris A. (2002) La ricerca dell'identità, Firenze. Giunti 
Oliverio Ferraris A. (2004) Dai figli non si divorzia , Milano. Mondadori.

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Le emozioni dei bambini

"Comprendere le emozioni dei bambini significa aiutarli a crescere felici. Traendo spunti ed esempi dal vivere quotidiano Isabelle Filliozat, psicopterapeuta di fama, aiuta a capire il significato di tanti comportamenti e a trovare le parole e i modi per risolver le situazioni che appaiono più difficili.

L'autrice non dà soluzione preconfezionate, ma analizza i problemi di tutti i giorni, che lei stessa mamma, di due bimbi di 2 e 4 anni all'epoca della stesura del libro, ha provato e soprattutto non trascende da quello che sono i genitori. Per capire il bambino che abbiamo davanti occorre ascoltare il bambino che siamo stati. Le emozioni dei nostri bambini allora hanno radici profonde, quello che non sopportiamo in loro tocca le corde più intime del nostro essere.

Oltre ad esaminare sotto nuovi aspetti le problematiche più comuni dei bambini e ad offrire spunti di riflessione, Filliozat descrive quali sono le emozioni più diffuse del vivere quotidiano per aiutare a cogliere quanto c'è di gioioso in ogni attimo della vita con i figli.

Questo libro potrebbe a prima vista rientrare nel filone dell'intelligenza emotiva introdotta da Goleman (Daniel Goleman, L'Intelligenza emotiva, ed. Rizzoli, 1996), ma a mio avviso ha qualcosa in più. Oltre a "partire dal basso", nel senso che si cala nei panni della mamma e del papà, è più vicino alla nostra sensibilità europea, a cui sta stretta il libro-manuale. L'autrice cita in bibliografia Alice Miller, la psicoterapeuta zurighese che ha descritto e documentato la sofferenza inespressa dei bambini e la difficoltà dei loro genitori a essere disponibili a capirla.

Questo libro si può non amare, si può non condividere in parte o del tutto, ma sicuramente colpisce il genitore che lo legge e, oserei dire, nella maggior parte dei casi fa scaturire delle emozioni che si credevano sepolte. Nel mio caso ha rivoluzionato il mio modo di essere madre."

autrice: Isabelle Filliozat

editore: Pickwick

Jack il puzzone

Immagina la scena: sei in classe, e tutto sembra tranquillo. All’improvviso, qualcuno sgancia una puzza terrificante. Silenzio. Ora immagina questo: tutti si voltano, e danno la colpa a TE!
E’ quello che succede a Jack, ed è la fine: diventa il puzzone più famigerato della scuola. Ma lui non si perde d’animo e chiede aiuto alla scienza. Obiettivo: liberare se stesso e il mondo dalle puzza delle puzze! Chissà che non riesca davvero a brevettare l’invenzione del secolo? Tappatevi il naso e preparatevi a ridere! Una lettura esilarante, accompagnata dalle illustrazioni di AntonGionata Ferrari, Premio Andersen 2007 come miglior illustratore italiano.

L’autore: Raymond Bean è un insegnante di quarta elementare (la classe di Jack!). Questo è il suo primo libro. Uscito come un’autoproduzione, Jack il Puzzone ha scalato le classifiche ed è stato già tradotto in cinque Paesi. Raymond ha sempre sognato di scrivere libri. Nato a New York, nel Queens, prima di insegnare e scrivere, ha lavorato in produzioni televisive e cinematografiche. Ama ridere. Sposato, con un figlio, vive a New York.

autore: Raymond Bean

editore: Il castoro

Intelligenza emotiva per un figlio

Questo libro è l'applicazione all'educazione dei figli della teoria che Goleman illustra nel suo famoso saggio "Intelligenza Emotiva".

L'intelligenza emotiva è una facoltà il cui quoziente intellettivo si fonde con virtù morali quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione per gli altri e che, opportunamente coltivata, può permettere a tutti di condurre una vita migliore.

A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli