Il figlio più piccolo

l più piccolo dei miei figli è quello che adesso ha più bisogno di me, era scritto in una poesia che non sono riuscita più a ritrovare. 

Non sempre è il minore anagraficamente, a volte è il più grande, per chi ne ha più di due sarà spesso il mediano, stretto come un vaso di coccio fra vasi di ferro. 

Sembra banale, ma non lo è. Perché l'istinto porta molte madri a proteggere l'ultimo arrivato, in modo quasi ferino. 

Quando è ancora neonato non è facile resistere impassibili agli inevitabili attacchi dei più grandi, che possono essere vere e proprie manifestazioni aggressive (morsi e pizzicotti ad esempio) o abbracci stritolanti che però tradiscono ben altri impulsi. 

Quando cresce, è facile cedere alla tentazione di pretendere di più dai maggiori, quanto a responsabilità, disponibilità, ragionevolezza. 

E poi, inutile negarlo, l'ultimo figlio è sempre piccolo ai nostri occhi, forse perché è quello in cui abbiamo deposto il nostro ultimo desiderio di maternità. 

È però importante acquisire consapevolezza di questi meccanismi, in modo tale da evitare che chi è più fragile ne risenta. 

Davvero importanti sono i primi mesi dopo la nascita del nuovo arrivato. 

Nelle famiglie in cui i genitori, ma soprattutto la madre - perché è sulla mamma che sono puntati i riflettori in questo momento - riescono a mantenere l'integrità dello spazio degli altri figli, ed anzi permettono loro molte incursioni nello spazio del neonato, l'equilibrio si raggiunge con facilità: le inevitabile gelosie trovano un luogo dove esprimersi, e in tempi rapidi la famiglia si reinventa nella sua nuova composizione. 

Quando invece la madre assume un atteggiamento iper-protettivo verso il neonato, i figli più grandi ci mettono molto più tempo ad accettare il nuovo arrivato, e la famiglia fatica notevolmente a ritrovare un nuovo equilibrio. 

Quando mi sono resa conto di questo, prima ho cercato di dividermi in due, ma ovviamente non ha funzionato; solo quando ho accettato di essere una sola, e ho cominciato a concentrare le mie attenzioni via via sul figlio che in quel momento mi sembrava più bisognoso di attenzioni, contenendo i sensi di colpa verso l'altro, le cose sono sensibilmente migliorate. 

E la cosa più bella è che mia figlia maggiore ha trovato le parole per esprimere tutto questo, proponendoci periodicamente un gioco del fare finta: "Facciamo che io sono la bimba piccola, neonata, quella nata ora, lui (il fratello) è il bimbo grande, tu sei la mamma come sempre e il babbo è il babbo come sempre?". 

È proprio vero… Non è il certificato di nascita a dirci quale sia il più piccolo dei nostri figli, ma sono loro a dircelo, se li sappiamo ascoltare. 

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