Paolo Borsellino

Nasce a Palermo nel 1940, la sua Palermo, la città che lo vedrà muovere i primi passi verso la sua carriera da magistrato dopo la laurea in giurisprudenza.

Dal 1975 a fianco di Rocco Chinnici comincia la sua strenua lotta contro la mafia, inarrestabile e indefessa fino alla fine dei suoi giorni.

Fare il magistrato a Palermo ha un senso profondo, non è una professione qualunque. L’amore per la sua terra, per la giustizia, gli danno quella spinta interiore che lo porta a diventare magistrato senza trascurare i doveri verso la sua famiglia.
Dopo il primo omicidio di mafia che lo tocca da vicino, l’attentato al capitano Basile, suo stretto collaboratore, viene affiancato dalla scorta, sinonimo per lui di paura della morte che però esorcizza con queste parole “La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, sennò diventa un ostacolo che ti impedisce di andare avanti."

È il 1980 l’anno della costituzione del pool anti-mafia di cui Borsellino fa parte fin dall’inizio insieme ai giudici Falcone, Barrile e ai commissari di pubblica sicurezza Cassarà e Montana. Il pool viene coordinato da Chinnici e si rivela subito l’unico vero ostacolo istituzionale ai progetti mafiosi che, fino ad allora, avevano sempre trovato pochi e mal organizzati impedimenti sulla propria strada.
Borsellino e Falcone ne sono l’anima investigativa e vi si dedicano con abnegazione, liberi finalmente da rallentamenti e impedimenti burocratici. Insieme al lavoro con il pool, Borsellino, comincia a promuovere ed a partecipare ai dibattiti nelle scuole, parla ai giovani nelle feste di piazza, alle tavole rotonde, per spiegare e per sconfiggere, una volta per sempre, la cultura mafiosa. È nei giovani la forza su cui contare per cambiare la mentalità della gente ed il magistrato lo sa.

Nel 1983 la morte violenta di Chinnici, ucciso da un’autobomba, segna nuovamente col sangue il percorso del magistrato che, insieme a Falcone, teme sia la fine dell’esperienza del pool.
L’arrivo di Caponnetto a guida del gruppo invece porta grandi risultati come l’arresto di Vito Ciancimino nel 1984 ed il pentimento di Buscetta. Quest’ultimo, espatriato dal sud America, parla a lungo con Falcone, facendo intuire una struttura mafiosa mai emersa prima, la gerarchia a cupola e, per la prima volta, si parla di collusione tra istituzioni governative e mafia.
Immediate le conseguenze di queste rivelazioni che costeranno la vita ai due commissari del pool. Successivamente, per motivi di sicurezza, Borsellino e Falcone sono trasferiti nella foresteria del carcere dell’Asinara vivendo, insieme alle loro famiglie, un vero e proprio stato d’assedio, necessario per garantire la loro incolumità. Tra quelle mura costruiscono l’istruttoria alla base del maxi-processo. L’anno successivo vede Borsellino alla procura di Marsala, Caponnetto ritirato per motivi di salute e Falcone in attesa della nomina a coordinatore del pool, nomina che gli verrà negata in favore dell’anzianità di servizio di un altro magistrato. Borsellino non accetta questa soluzione, vedendola come un chiaro attacco al lavoro del pool ed un ennesimo tentativo della procura di Palermo per rimandare l’inizio del maxi processo.
Queste critiche gli costano una convocazione disciplinare davanti al Consiglio Superiore della Magistratura dove, ancora una volta, Borsellino esprime il suo disappunto sulla mancata nomina di Falcone ed il probabile successivo scioglimento del pool così fortemente voluto da chi aveva perso la vita per difenderlo. Si comincia a parlare di Superprocura e Falcone si sposta a Roma per poterne meglio seguire la costituzione. Borsellino, tornato nel frattempo alla procura di Palermo, riesce ad instaurare un nuovo proficuo clima di collaborazione con gli altri magistrati e si occupa con grande impegno di indagare e studiare la mafia di Trapani e Agrigento. Di questi giorni le sue dichiarazioni sul rapporto tra mafia e politica: “I rapporti tra mafia e politica? Sono convinto che ci siano. E ne sono convinto non per gli esempi processuali, che sono pochissimi, ma per un assunto logico: è l’essenza stessa della mafia che costringe l’organizzazione a cercare il contatto con il mondo politico. ...è maturata nello Stato e nei politici la volontà di recidere questi legami con la mafia? A questa volontà del mondo politico non ho mai creduto."

Il 1992 vede finalmente Falcone nominato a capo della superprocura, con quell’incarico non avrà più impedimenti per continuare il lavoro iniziato con il pool e potrà inferire il colpo finale all’organizzazione mafiosa che segue da anni. Non ne avrà la possibilità: il giorno dopo la nomina rimane vittima dell’attentato a Capaci insieme alla moglie e alle guardie di scorta.

Borsellino, che si è visto morire l’amico e collega tra le braccia, nell’ospedale di Palermo, è profondamente prostrato da questo ennesimo dolore che cambia per sempre la sua vita ed il suo lavoro. “Siamo due cadaveri che camminano” - disse una volta al suo amico Falcone - sentendo che il loro lavoro andava nella direzione giusta, in modo direttamente proporzionale al pericolo di vita che correvano insieme. Mai presagio fu più indovinato.
Il 19 luglio 1992, dopo soli due mesi dalla morte di Falcone, esplode una fiat 126 in via D’Amelio a Palermo, uccidendolo insieme agli agenti di scorta.

Paolo Borsellino ha lasciato un grande esempio nella società civile e nelle istituzioni, alla sua memoria sono state intitolate numerose scuole e associazioni, nonché l’aeroporto internazionale di Punta Raisi a Palermo ed un'aula della facoltà di Giurisprudenza all'Università di Roma "La Sapienza". Anche il cinema e la televisione hanno onorato la memoria di Borsellino, ben quattro fino ad oggi sono state le pellicole dedicate, in tutto o in parte, alla vita del magistrato palermitano:
Giovanni Falcone (di Giuseppe Ferrara)
I giudici (di Ricky Tognazzi)
Gli angeli di Borsellino (di Rocco Cesareo)
Paolo Borsellino (di Gianluca Maria Lavarelli).

Bibliografia su Paolo Borsellino

Giorgio Bongiovanni, "Giustizia e Verità. Gli scritti inediti di Paolo Borsellino" Ed. Associazione Culturale Falcone e Borsellino, 2003 

Rita Borsellino "Il sorriso di Paolo" EdiArgo, Ragusa 2005 

Umberto Lucentini "Paolo Borsellino. Il valore di una vita"  Mondadori, 1994 

Giammaria Monti "Falcone e Borsellino: la calunnia il tradimento la tragedia" Editori Riuniti, 1996 

Leone Zingales "Paolo Borsellino. Una vita contro la mafia" Limina, 2005 

# Rita Borsellino, Fare memoria per non dimenticare e capire, Maria Pacini Fazzi Editore, 2002

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autore: Raymond Bean

editore: Il castoro