Sulla scuola che deve cambiare

Come può sopravvivere la scuola in Italia? 

Ho letto qua e là pagine di insegnanti demotivati che vedono nei loro alunni vere e proprie bande di unni o di extraterrestri che parlano linguaggi incomprensibili e in maniera ancora più scioccante si comportano e pensano.

Dall'altra parte le aule sono come astronavi aliene, piene di ragazzini con i game- boy che non si sentono compresi e non comprendono cosa ci stanno a fare fra i banchi di scuola e visto che non capiscono si agitano, scalpitano e si ribellano. 

Chi ha insegnato loro ad imparare? Chi ha mai detto loro a cosa serve imparare? Non sono più i ragazzini timorosi di ieri che si beccavano le bacchettate sulle mani e stavano in castigo dietro alla lavagna a "pensare" alle malefatte. Li abbiamo liberati dalle gabbie senza dare loro il manuale di sopravvivenza e gli strumenti per destreggiarsi in una scuola che è cambiata ma a quanto pare non è consapevole di averlo fatto.

Non è col nostro linguaggio che possiamo avvicinarci ai giovani, c'è bisogno di rinnovare le materie e più ancora le metodologie d'insegnamento. Penso che questo sia doveroso nei confronti di questi giovani che, volenti o nolenti, non sono più i giovani di ieri e non ne hanno colpa.
La colpa ce l'avranno in parte le famiglie che con poca autorevolezza concedono e cedono ai capricci dei figli per ovviare all'assenza e alla deprivazione delle figure di riferimento in famiglia.
Quindi se da un lato le famiglie disattendono ai compiti genitoriali, dall'altra la scuola non fa una sufficiente valutazione di se stessa, non sa rimettersi in gioco alla pari con i tempi che cambiano, capace solo di rievocare i tempi d'oro di un'epoca ormai tramontata. Per fortuna!

Riporto qui uno stralcio del documento divulgato da alcuni insegnanti che verrà portato all'attenzione del nostro Presidente della Repubblica per far sì che venga assegnata a Mario Lodi la carica di "Senatore a vita". Nel documento si puntualizza un passaggio di stato nello scenario educativo in Italia che deve essere ripreso e riconsiderato nell'evoluzione dei nostri tempi. 

Nella nostra pratica educativa e didattica ci riconosciamo nell'insegnamento e nell'attuale impegno del pedagogista e scrittore Mario Lodi, un maestro che ha interpretato culturalmente la ricostruzione dell'Italia del dopoguerra, ne ha segnato i momenti più alti di riflessione sulla pedagogia e il mondo della scuola attraverso un impegno concreto e quotidiano. È proprio nel contatto con i bambini e le bambine, con la loro osservazione partecipe che Mario Lodi ha ridisegnato il valore della scuola, ne ha mutato aspetti e metodologia, sin dalla sua partecipazione al ‘Movimento di Cooperazione Educativa' nel lontano 1950. Si deve a questa esperienza e alle successive elaborazioni se anche in Italia è maturata la consapevolezza che i bambini sono portatori di una vera e propria cultura che una società civile deve saper accogliere e rispettare.

Per affrontare un discorso d'innovazione bisogna partire, comunque, dalle fondamenta della scuola, e il primo segmento è la Scuola dell'Infanzia che per prima ha colto il valore del pensiero di studiosi come Mario Lodi, applicandone i principi.

I risultati si sarebbero visti nei livelli successivi d'insegnamento, dove invece c'è la cristallizzazione del sistema, la poca voglia di crescere con i giovani, per i giovani.

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