Baby Blues: tristezza per favore vai via!

Negli Stati Uniti viene chiamata Baby Blues: porta alterazioni dell’umore in seguito al parto, è un disturbo molto comune, colpisce il 30-70% delle neo mamme, e non è certamente un segnale di fallimento o di incapacità come madre. Questa forma di depressione, che insorge a pochi giorni dal parto e può persistere per alcuni mesi, si manifesta con ansia e malinconia.

Con la gravidanza e con la nascita del tuo bambino subirai molti cambiamenti fisici e psicologici; spesso la solitudine e l’assenza di aiuto da parte dei familiari, creeranno dei momenti di sconforto, ti sentirai stanca e depressa. Ecco alcuni suggerimenti per superare questa fase nel migliore dei modi.

È confermato da svariati studi che se la gravidanza viene vissuta serenamente, il nascituro dormirà meglio e mangerà di più, tutte cose che agevoleranno il tuo compito. Certo non è facile tenere a bada le paure: paura d’ingrassare, e di non tornare mai più come prima, paura del parto, paura di non essere una buona madre e la paura che il tuo bambino possa avere delle malformazioni, tutte queste paure potrebbero rovinare la gravidanza. Iscriviti ad un corso di preparazione al parto dove imparerai a capire tutti i cambiamenti fisici e psicologici legati alla tua gravidanza, imparerai una tecnica di rilassamento che ti sarà utile durante il travaglio ed il parto, inoltre avrai la possibilità di conoscere altre mamme e potrai condividere con loro le tue ansie e le tue emozioni. Continuando a frequentare gli incontri durante il puerperio, grazie alle figure professionali avrai un grande sostegno pratico ed emotivo durante i primi mesi di vita del tuo bambino.

In moltissime strutture ospedaliere le puerpere vengono dimesse 48 ore dopo il parto, organizzati in modo tale per avere un aiuto a casa almeno per un paio di settimane.

Al rientro dall’ospedale se non hai voglia di avere amici e parenti in giro per casa non esitare a dirlo, chiedi al tuo compagno o a tua madre o ad un amico di fare da scudo fra te ed il resto del mondo. Se invece desideri avere la casa piena di gente, chiedi a qualcuno che ti faccia da portiere.

Se ti senti sola esci, non dare retta alle nonne, non è vero che i neonati vanno tenuti in casa i primi giorni, se ti senti in forma nulla ti impedisce di fare una bella passeggiata all’aria aperta anche in pieno inverno, puoi portare il nuovo nato in giro per negozi, in un museo, ai giardini, dove avrai modo di scambiare quattro chiacchiere con altre mamme.

Se sei stanca chiedi aiuto, fatti aiutare, non pensare che solo tu sia in grado di accudire il tuo bambino, non aver paura: i nonni ci sono passati prima di te e non lo faranno cadere, sanno come tenerlo in braccio, non ti curare di come tuo marito lo prende in braccio o di come gli cambia il pannolino o di quanto latte in polvere mette nel biberon, non succederà niente di tragico. L’importante è che tu possa rilassarti per qualche ora.

Non è vero che fare la mamma è istintivo, bisogna imparare moltissime cose ed è normale se le prime volte ti sembrerà di sbagliare tutto. Devi imparare a conoscere il bambino, all’inizio ti sembra un estraneo e l’affetto verso di lui crescerà giorno per giorno con la confidenza. Anche nel caso dell’allattamento tutti dicono che è istintivo, ma molto spesso non è così, bisogna imparare a farlo nel modo corretto, se hai difficoltà ci sono strutture pubbliche e private dove puoi rivolgerti per essere seguita, ricevendo un sostegno valido. Se viene appurato che non hai latte o se non te la senti di allattarlo, non permettere a nessuno di farti venire i sensi di colpa, il bambino crescerà anche con l’allattamento artificiale, l’importante è che tu non ti senta inadeguata.

Quindi se avete una compagna, un’ amica o una sorella, che ha appena partorito potete alleggerire il suo eventuale malessere, aiutandola nella cura del bambino e sostenendola affettivamente. Per capire il suo stato psicologico fate attenzione ai seguenti campanelli d\'allarme: se durante la notte ha difficoltà a dormire non riuscendo ad addormentarsi dopo aver allattato, se non ha più voglia di uscire ed incontrare amici, se si lascia andare e non cura il suo aspetto, a quel punto fatela parlare, chiedetele come si sente, incoraggiatela ad esprimere il suo disagio, si sentirà amata e l\'aiuterete a non cadere nella depressione.


Per trovare informazioni e sostegno:

A Roma:
Il Melograno
Centro Informazione Maternità e Nascita

A Milano:
La Luna Nuova
Studio professionale associato di ostetriche dedicato alle attività di preparazione alla nascita e assistenza in gravidanza, nel parto e nel puerperio a domicilio

Casa Maternità
Struttura extra-ospedaliera che offre un’assistenza continuativa e personalizzata alla gravidanza, al parto e ai primi anni di vita del bambino

Consultorio Gepo
Consultorio privato (Gruppo di Educazione Pediatrica Ostetrica)

In Emilia Romagna:
Informafamiglie
Sito a cura dei Centri per le Famiglie della regione Emilia Romagna

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I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli

I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni

Pane e cioccolato

Nina e Susi sono amiche del cuore, stanno molto bene insieme e hanno molte cose in comune, tranne…il colore della pelle. A scuola tutte le chiamano pane e cioccolato.

Nina sogna una principessa color cioccolato, proprio come lei, ma ha paura di essersi sbagliata perché i suoi compagni dicono che è impossibile: non esiste qui una principessa così. E anche a casa, nel libro di fiabe della mamma, una principessa nera non si trova. Così mamma e papà, insieme alla sua amica Susi organizzano una caccia alla principessa color cioccolato, fanno una spedizione in biblioteca e scoprono che fra le pagine di un libro c'è Akira, una principessa africana, bella e anche coraggiosa.

Questa è l'incantevole storia di una bambina nera, che esprime il suo senso di estraneità in mezzo a gente dalla pelle "bianca come la panna".

Per affrontare un tema delicato come le diverse identità e le varie peculiarità somatiche, è molto utile la chiave di lettura per gli adulti a cura di Mariateresa Zattoni, inserita alla fine del libro, scritto da Lodovica Cima.

Età consigliata dai 6 agli 8 anni

Il libro è inserito all'interno della collana "Parole per dirlo" edita da San Paolo Edizioni, rivolta ai bambini di 6-8 anni. Non sempre è facile trovare le parole giuste per spiegare ai bambini alcuni eventi della vita, situazioni difficili che si incontrano in famiglia, a scuola o con gli amici. Il modo migliore è quello di raccontare loro una storia che gli aiuti a capire ed accettare la novità.

Lodovica Cima vive e lavora a Milano, dove si è laureata in Letteratura italiana comparata alla Letteratura inglese. Ha due figli. Da più di quindici anni lavora nell'editoria per ragazzi, dapprima come redattrice in case editrici librarie (Signorelli, Vita e Pensiero, Cetem, De Agostini, Giunti, PBM Editori) e poi, dal 1996 come autrice/progettista e consulente editoriale. Ha creato e diretto per nove anni la collana di narrativa per ragazzi "La giostra di carta" per Bruno Mondadori Editore. Insegna al Master per L'Editoria istituito dall'Università degli studi di Milano e dalla Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori. Partecipa a giurie di premi letterari riservati ai ragazzi e scrive, oltre a romanzi e fiabe che si trovano in libreria, anche testi scolastici e parascolastici.

Francesca Carabelli, autrice delle illustrazioni, è nata a Roma nel 1969. Ha iniziato la sua attività artistica nel campo dell'animazione e successivamente si è dedicata all'illustrazione per l'infanzia. Ha partecipato a diverse mostre e concorsi. Ha pubblicato i suoi lavori con varie case editrici.

Intervista all'autrice: Lodovica Cima

autore: Lodovica Cima - Illustrazioni Francesca Carabelli

editore: San Paolo Edizioni, 2009