Opensource: il codice aperto

Opensource significa "sorgente apertO"; non apertA perché l'aggettivo si riferisce al codice sorgente, cioè a quell'insieme di istruzioni, scritte in un linguaggio di programmazione, da cui un determinato programma scaturisce (per questo il termine source=sorgente). 

Si parla di programma opensource quando il codice è disponibile a tutti gratuitamente, per essere usato, modificato e migliorato da chiunque lo desideri.
All'opposto, si parla di programma proprietario nel caso in cui il codice è segreto, accessibile solo ad un ristretto gruppo di programmatori che lavorano per la società che distribuisce il programma.

Fin qui può sembrare un dettaglio da esperti del settore.
Un dettaglio che ha però una rivoluzionaria conseguenza: se il codice è aperto, messo gratuitamente a disposizione da colui che l'ha scritto, nessuno può lucrare sull'uso del programma che da quel codice deriva. I programmi opensource sono quindi gratis. I programmi proprietari, invece, si pagano attraverso il meccanismo delle licenze.
Questo dato è già più interessante.

Occorre sgomberare subito il campo dal più classico degli equivoci: i programmi opensource non hanno niente a che fare con le copie di programmi proprietari illegalmente distribuite (le cosiddette copie pirata). I programmi opensource sonolegalmente gratis, per quanto strano possa sembrare alle nostre orecchie ormai abituate a termini quali copyright, diritti d'autore, licenze.

Limitare il valore dei programmi opensource alla gratuità sarebbe comunque un triste svilirli. Il mondo opensource nasce da un ambiente che ha nella condivisione della conoscenza un pilastro della sua filosofia. È lo stesso ambiente, e non a caso, che ha partorito l'idea della "rete", realizzandola tecnicamente in internet. D'altra parte, addentrarsi in dissertazioni filosofiche sull'ideologia dell'opensource rischia di farci perdere di vista l'obiettivo principale di una discussione circa l'opportunità dell'uso di programmi opensource, in particolare nella Scuola.

Concentriamoci dunque sui motivi che dovrebbero portare un genitore, un insegnante, un dirigente scolastico a favorire l'uso di programmi opensource nella Scuola.

Prima di tutto va chiarito che non c'è nessun impedimento tecnico/burocratico/legale a tale uso. Dirigenti scolastici o insegnanti che pongano limitazioni a riguardo motivandole con fantomatici impedimenti legali, mentono. 
Si veda a riguardo il sito dell'Osservatorio tecnologico, la cui lettura è vivamente consigliata a chiunque voglia approfondire il tema.

Dopo la gratuità, il più generale fra gli aspetti positivi dell'uso dell'opensource è la grande disponibilità di software di altissima qualità. Tale qualità, sia dal punto di vista tecnico che da quello della valenza didattica, deriva dal fatto che molto materiale è prodotto da istituti di ricerca, o insegnanti, o pedagogisti, o comunque da persone che sono direttamente coinvolte nel mondo della Scuola, e non da programmatori di società produttrici di software, che solo raramente hanno a che fare con la Scuola. Inoltre, i programmi opensource sono continuamente provati, migliorati, adattati, aggiornati grazie ai contributi delle persone più diverse, secondo un meccanismo di evoluzione che è la forza principale dell'opensource.

Nel dettaglio dei vari livelli di scolarizzazione, i vantaggi dell'uso di programmi e/o sistemi operativi opensource possono essere così riassunti:

Scuola dell'infanzia
- Abitudine a simboli grafici e suoni diversi da quelli tipici dei sistemi operativi e dei programmi proprietari dominanti.
Sembra una piccolezza ma è da questa iniziale identificazione fra l'oggetto computer e un determinato simbolo grafico (il logo di Microsoft, per esempio) o una determinata melodia (quella che accompagna lo spegnimento dei PC con sistemi operativi MSWindows, sempre per esempio) che deriva quel colossale malinteso che porta alla totale confusione fra software e hardware. Tale malinteso, come vedremo, si manifesta più chiaramente a livello di scuola primaria, ma lo stupore di un bambino di fronte ad un PC che si spenge senza l'usuale musichetta ne è già un primo inquietante segnale.

Scuola primaria
- Creazione di una corretta percezione dell'oggetto computer e del suo funzionamento.
In questa fase è fondamentale che i bambini comprendano la differenza fra il PC ed i programmi che su di esso "girano". Non è accettabile che un ragazzino di quinta elementare affermi di "saper usare il computer", quando ha semplicemente imparato ad usare Word o Paint. Il problema non deriva dalla validità di Word o Paint come programmi, ma dalla confusione concettuale fra il PC come oggetto immutabile, una volta acquistato, ed i programmi che si utilizzano, che possono essere scelti a seconda dei propri gusti ma soprattutto delle proprie specifiche esigenze. Il malinteso, di cui è già vittima la grande maggioranza della nostra generazione, è equiparabile al credere che l'essere umano sia un animale dotato di testa, braccia, gambe, mutande, camicia e pantaloni. Sulla lunga distanza, questo malinteso comporta pesanti conseguenze sulla capacità di gestire autonomamente l'uso del computer, condannando anche le future generazioni ad una sostanziale ignoranza informatica. 
Il mondo opensource, fornendo mille alternative possibili ai programmi e sistemi operativi dominanti, ci consegna la miglior medicina affinché questo malinteso sparisca dalla nostra cultura.

Scuola secondaria inferiore (scuola media)
- Il codice "aperto"
Dai primi anni della scuola media i vantaggi dell'opensource non derivano più soltanto dalla disponibilità e dalla grande varietà di programmi, ma cominciano a riguardare più direttamente la possibilità di accesso al codice sorgente: riuscire a far sì che un determinato programma inizi con un messaggio di benvenuto tipo "BENVENUTO IN SECONDA B" ed una canzone di Jovanotti, invece che con "WELCOME in TOOTSIELAND" ed un brano dei Van Halen, è un'esperienza entusiasmante, per un ragazzino di seconda media. Nonché un esperimento di informatica dalle molte valenze educative.
Con programmi opensource si può fare, costruendo così quella capacità di "mettere le mani su" un programma, che trasforma un utente incatenato e passivo, in uno libero ed attivo.
Altri e sempre più rilevanti vantaggi accompagnano l'uso dell'opensource nella Scuola media superiore, ma per descriverli e commentarli adeguatamente occorrerebbe scendere in dettagli eccessivamente tecnici.

Per quanto riguarda gli svantaggi, questi ricadono, più che sulle spalle dei bambini e dei ragazzi, su quelle dei genitori e degli insegnanti che decidono di abbandonare almeno in parte l'uso di programmi proprietari. 

Di seguito quelle che ci sembrano le principali difficoltà: 

- la grande varietà di distribuzioni disponibili, anche per lo stesso programma o sistema operativo, può mandare in crisi l'utente non abituato: si ha l'impressione di un'eccessiva differenziazione che, pur essendo spesso solo apparente, trasmette un senso di incertezza e di fragilità;
- all'utente opensource può capitare di sentirsi isolato, di non essere in grado di trovare supporto tecnico per la risoluzione di un problema specifico, tipicamente per quanto riguarda la gestione delle periferiche (che dà ancora qualche grattacapo di troppo);
- il mondo opensource si trova suo malgrado a dover inseguire l'evoluzione dei programmi proprietari, modificando continuamente i propri codici per mantenere buoni livelli di compatibilità (per far sì che, per esempio, Openoffice riesca a leggere un documento .doc di ultimissima generazione). Chiaramente questa compatibilità è il peggior nemico delle società che producono programmi proprietari, le quali modificano continuamente i loro prodotti al fine di ostacolarla con tutte le forze. L'utente opensource è quindi costretto ad aggiornare abbastanza spesso il proprio software, almeno finché si trova in minoranza all'interno della propria comunità lavorativa o scolastica.

Questi svantaggi sono quasi completamente annullati quando si mantenga un sistema operativo proprietario (MSWindows o Mac) e si utilizzino programmi opensource (Openoffice al posto di Office, Gimp al posto di Photoshop, o Firefox al posto di Internet Explorer, tanto per fare qualche esempio). Questa è, in genere, la migliore soluzione in una fase di iniziale avvicinamento al mondo opensource.

Un'ottima alternativa ad un percorso di questo genere è costituita dai cosiddetti CDlive o, più recentemente, dai DVDlive. A questi, ed in particolare a quelli appositamente creati per l'uso nelle scuole, dedicheremo prossimamente un altro articolo, nel quale faremo riferimento ad uno dei migliori DVDlive attualmente disponibili online per la scuola italiana, quello di So.di.Linux. 


Nota: in quanto scritto si è operata una totale identificazione fra software opensource e software libero. Tale identificazione non è del tutto lecita, dato che esistono differenze importanti fra i due tipi di software. D'altra parte, una puntigliosa differenziazione non avrebbe aggiunto, in questo contesto, elementi utili alla discussione.

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L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

Il segreto della resistenza psichica

Quante volte ci siamo detti che sarebbe bello avere una corazza dell’anima, una difesa contro le pressioni lavorative, le forti richieste che arrivano dalla famiglia, dai figli, da questa vita che sembra diventare sempre più stressante. Sarebbe bello avere fiducia in se stessi, così da farci scivolare via le critiche che spesso sentiamo su di noi, oppure avere le risorse per superare le crisi, avere le energie necessarie per affrontare non solo i piccoli problemi quotidiani, ma le inevitabili grosse difficoltà che la vita ci pone davanti. Ci sono persone che hanno tutte queste caratteristiche:  sono le persone resilienti.

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Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann

Il Primo Ministro prese posizione dietro il podio. Nella stanza, tutti aspettavano in silenzio. In tono fermo e solenne annunciò: «Devo informare che recentemente i servizi segreti israeliani hanno catturato uno fra i maggiori criminali nazisti, Adolf Eichmann, responsabile insieme ad altri dirigenti nazisti di quello che essi stessi avevano definito "la soluzione finale del problema ebraico", cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei europei. Adolf Eichmann si trova attualmente in carcere in Israele e presto sarà condotto in tribunale in conformità alla legge per i reati commessi dai nazisti e dai loro alleati». 

Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore