Ribelli poco autonomi

Anche se l'obbedienza per noi non è una virtù rimaniamo spiazzati di fronte agli atteggiamenti oppositivi e a volte aggressivi dei nostri figli. 

Ci sono particolari periodi dell'età evolutiva, poi, in cui questo avviene in maniera molto accentuata: verso i due anni, e naturalmente verso l'adolescenza. Ma per molte bambine e molti bambini questa fase dura sempre: dicono sempre no, sembrano non ascoltare oppure rispondono male e ogni minima azione ha bisogno di estenuanti contrattazioni in cui sembra che non si ottenga nulla né con le spiegazioni circostanziate (a volte esageriamo, ammettiamolo!), né tanto meno con la coercizione. Sembra proprio che ci sfidino solo per il gusto di essere "contro": dura per quelli come noi, che ritengono le punizioni e i ricatti mezzi assolutamente improponibili per risolvere i conflitti. 
Ma se osserviamo con attenzione questa bambina o questo bambino in apparenza così sfrontato notiamo che tanta aggressività e ribellione nascondono forse una incapacità di fare da soli, una dipendenza materna anche per le azioni ritenute normali per l'età. 

Nei cosiddetti "terribili due anni", osserviamo che i piccoli imparano a dire sempre "no", come affermazione della propria personalità, e guarda caso, è anche il periodo in cui è difficilissimo staccarsi dalla mamma. Quando un figlio è più grande poi, verso la preadolescenza, quell'opposizione così forte nasce dal desiderio di staccarsi dalla famiglia, operazione necessaria per trovare una propria identità, unita alla consapevolezza di avere ancora molto bisogno dei genitori e alla paura di affrontare le cose da soli forse per la prima volta. 

Paradossalmente accade che più si rendono autonomi nei limiti della loro età e capacità, maggiormente sembrano capire anche il nostro punto di vista, accettano di essere collaborativi senza le obiezioni assurde che accompagnano le operazioni della vita quotidiana. 

Non ci sono ricette per rendere più autonomi e indipendenti i nostri bambini, ma rendersi conto di questa correlazione può aiutare, può spiegare in parte anche quelle regressioni prima dei balzi di crescita e maturità che tutti i nostri figli prima o poi sperimentano. Può spingerci a lasciarli provare invece che fare al posto loro, a dominare la nostra ansia la prima volta che tornano da scuola da soli. 

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L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Non sono più rami storti da raddrizzare e nemmeno vasi da riempire i nostri ragazzi che frequentano le scuole, siano esse primarie, secondarie o università . L’insegnante deve recuperare il ruolo che è indicato nella stessa etimologia  della parola “insegnare”, lasciare un segno, un’impronta importante nell’allievo, svincolandosi dal contenuto del sapere, per trasmettere l’amore per il sapere. 

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"Anche se non va nel paese delle meraviglie, l'Alice di Rodari porta a termine straordinari, inaspettati e simpaticissimi percorsi: la sua piccolissima statura le consente infatti di esplorare oggetti e angoli nascosti della vita quotidiana.

In famiglia ormai conoscono la sua predilezione per le avventure imprevedibili e non si stupiscono più delle improvvise scomparse e delle altrettanto prodigiose riapparizioni.

Rodari nascondeva in ognuno dei suoi personaggi un fondo di verità e con Alice il nostro favoloso Gianni sembra valorizzare la curiosità, che è una delle stupende, preziose qualità dell'infanzia."

 

autore: Gianni Rodari

editore: Einaudi Ragazzi