Il colloquio genitori/insegnanti.

Cosa desidera sentirsi dire un genitore quando va a parlare con l'insegnante del figlio? 
Me lo chiedo spesso. 

Il discorso ovviamente verte principalmente sulla didattica, sui successi e gli insuccessi, sul livello raggiunto dall'alunno. Ma la scuola non è solo imparare e verificare i contenuti appresi, ma anche tutta una serie di dinamiche sociali e psicologiche con cui i ragazzi si confrontano sei/otto ore al giorno e di cui non si può non tener conto. 

Il comportamento del proprio figlio a scuola non sempre corrisponde all'idea che ci si costruisce di lui, questo l'ho verificato sia come genitore sia come insegnante. È quindi bene mettersi in un atteggiamento di ascolto nei riguardi del docente, non dare troppo per scontato di conoscere tutti gli aspetti che emergono nella conversazione e soprattutto non partire prevenuti nei confronti di chi si ha di fronte, e questo vale ovviamente per entrambe le parti.

Come insegnante rispondo del livello dell'apprendimento dei miei alunni, dell'interesse che riesco a suscitare nella mia area didattica, dell'attenzione che metto nel considerare il più possibile le esigenze di tutti e di ciascuno. 
Come genitore però sono responsabile della considerazione e dell'importanza della cultura che riesco a trasmettere, del piacere della lettura e del desiderio di scoprire che mio figlio può imparare vivendo con me e, non ultimo, del valore del saper portare in fondo un impegno preso. Quindi non si può delegare da una parte o dall'altra la responsabilità della crescita culturale ma è necessario un incentivo a trecentosessanta gradi e questo è possibile solo se scuola e famiglia trovano una linea costruttiva da condividere con la giusta salvaguardia dei propri specifici ambiti. E questa linea va costruita sul rispetto ognuno del ruolo dell'altro.

Solitamente il contatto con i docenti è sporadico e superficiale, ma a volte accade che la sintonia sia immediata e che si riesca anche in pochissimo tempo a capirsi e a gettare le basi di una reale collaborazione. Il progetto educativo allora acquisisce immediatamente uno spessore e una tridimensionalità stupefacente e l'alunno migliora velocemente. 

Perché questo non sia raro e sporadico, sarebbe auspicabile avere altre occasioni di incontro, oltre ai colloqui individuali, come ad esempio alcune giornate di scuola aperta, in cui i genitori possano avere un assaggio della quotidianità dei figli e un'idea più chiara del comportamento e rendimento durante il tempo scolastico. Semplice utopia nell'organizzazione della scuola di oggi? Temo proprio di sì.

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