Riforma del TFR

Per effetto della riforma pensionistica del '93, che ha trasformato il nostro sistema da retributivo (pensione calcolata in rapporto all'ultima retribuzione) a contributivo (pensione calcolata sulla base dei contributi effettivamente versati) chi inizia a lavorare adesso avrà una pensione pari a circa il 40% della sua ultima retribuzione, contro il 70% di chi va in pensione adesso. 
La riforma Dini ha sicuramente avuto il pregio di eliminare i privilegi dei cosiddettibaby-pensionati, ma al contempo rischiava di produrre devastanti effetti sociali a lungo termine, se non fossero stati individuati adeguati correttivi. Furono pertanto istituiti i fondi pensione negoziali, aderendo ai quali il lavoratore si sarebbe dovuto "costruire" una pensione integrativa da aggiungere a quella erogata dall'INPS. 

Dove reperire le risorse? Dal TFR (Trattamento di Fine Rapporto), comunemente noto come liquidazione, parte integrante del salario del lavoratore che invece di essere erogato mensilmente viene trattenuto dal datore di lavoro e restituito solo, appunto, quando termina il rapporto di lavoro. In pratica il TFR è una specie di prestito che il lavoratore fa al datore di lavoro, il quale infatti gli restituisce, sotto forma di liquidazione, la cifra versata e gli interessi maturati. 

Aderendo ai fondi pensione negoziali invece il lavoratore versa i contributi del TFR direttamente al fondo. Finora per aderire al proprio fondo negoziale un lavoratore doveva fare domanda personalmente. 

Per le imprese le quote del TFR, pur non andando a bilancio, costituiscono un fondo cassa prezioso, ed è per questo che le aziende non hanno mai spinto perché i lavoratori aderissero ai fondi pensione. Questa è una delle ragioni per cui l'iniziativa dei fondi pensione non ha avuto tutto il successo sperato dai suoi ideatori. 

La recente riforma del TFR 
La riforma varata dall'attuale governo ha lo scopo di rendere i fondi pensione negoziali la destinazione più naturale per il TFR, e si basa sul principio del silenzio-assenso: il lavoratore ha sei mesi di tempo (dal 1 gennaio 2007 al 30 giugno 2007) per esprimere la propria scelta. Se non comunica al datore di lavoro che vuole mantenere il TFR in azienda, i propri versamenti verranno automaticamente versati al fondo pensione negoziale di riferimento per l'azienda stessa (quello di categoria o quello stabilito in base ad accordo aziendale o territoriale). 

Se quindi vuole mantenere il proprio TFR in azienda, dovrà dichiararlo esplicitamente al proprio datore di lavoro entro il 30 giugno 2007. Le quote resteranno presso le imprese se queste hanno meno di 50 dipendenti mentre iinvece verranno trasferite a un fondo INPS per tutte le imprese con più di 50 dipendenti. Confindustria ha chiesto e ottenuto che la transizione al fondo INPS venga ridiscussa per il 2008. 

La riforma riguarda esclusivamente le quote future (maturande) del TFR e non toccherà invece la liquidazione già maturata al 31 dicembre 2006. 

I lavoratori che verranno assunti dopo il 30 giugno 2007 avranno sempre sei mesi di tempo, calcolati a partire dal giorno dell'assunzione, per decidere come destinare il proprio TFR. 

L'accordo si applica anche al settore pubblico, ma ancora non sono definiti i tempi di applicazione e ci sono problemi perché per molti settori del pubblico impiego ancora non sono stati istituiti i fondi negoziali. 

Secondo i dati ufficiali i fondi pensione di nuova istituzione hanno garantito, dalla fine del 2002 a oggi, un guadagno cumulato del 22% contro il 10,5% della rivalutazione netta del Tfr. Pur essendo stati anni in cui il mercato azionario non ha manifestato un andamento entusiasmante, chi ha versato il proprio TFR nei fondi negoziali ci ha quindi guadagnato rispetto a chi l'ha lasciato in azienda. 

Si deve però sapere che, scegliendo un fondo pensione, si affronta comunque un rischio, perché i nostri versamenti verranno investiti nel mercato finanziario. Allo stato attuale non tutti i fondi assicurano rendimenti minimi garantiti, anche se questa è una delle richieste dei sindacati per tutelare maggiormente i lavoratori. 

I fondi pensione, ideati per costruire pensioni integrative rispetto a quella INPS, permettono comunque di richiedere il riscatto della cifra versata e degli interessi maturati, invece che usufruire del vitalizio. In questo caso però la cifra riscossa è soggetta alla tassazione ordinaria e non alla tassazione ridotta alla quale è soggetta il TFR liquidato dall'azienda o, in futuro, dall'INPS. 

Una curiosità: mentre per la liquidazione vale il principio della reversibilità solo verso i familiari riconosciuti, nei fondi pensione negoziali è il lavoratore a dichiarare a chi vuole che vengano corrisposte le quote in caso di decesso, e può essere chiunque. Un elemento di civiltà ed un buon motivo per scegliere i fondi, se si è membri di una famiglia di fatto. 

La riforma si applica solo ai lavoratori dipendenti. 

E gli atipici? Per gli atipici, in questa come in molte altre questioni, la risposta è una sola: lavorare, lavorare, lavorare. 

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Flicts

Flicts è un colore triste e solitario perché nessuna cosa intorno ha quel colore e nessuno vuole giocare con lui. Flicts non è rosso, non è giallo, non è verde, non è blu. Il sole è giallo, il cielo è azzurro, i fiori sono rossi, arancioni, rosa. Ma niente è flicts. Nessun colore lo invita a fare il girotondo, tutti hanno da fare quando lui li cerca. Finché non scopre che .... la luna è flicts. Pochi hanno visto il vero colore del suolo lunare, ma Armstrong, il primo astronauta che ha messo piede sul nostro satellite, garantisce che la luna ha quel colore, con tanto di autografo. 

Un librino bello, colorato. Flicts in realtà è una specie di ocra, colore forse "normale" per noi, ma ogni bimbo in realtà si sente un po' flicts, a volte. Vorrebbe essere uguale agli altri e invece è diverso. Le chiavi di lettura sono tante e secondo me ha una poeticità semplice ma commovente.

Alves Pinto Ziraldo è tra i più conosciuti autori per l'infanzia in lingua portoghese.

Consigliato per l'età prescolare. 

autore: Alves Pinto Ziraldo

editore: Editori Riuniti

Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

L’arte di essere normale

L’arte di essere normale, romanzo pluripremiato d’esordio dell’autrice inglese Lisa Williamson, tradotto in 9 lingue, ha dato avvio a un importante dibattito su tematiche LGBT, trattando la storia di un adolescente transgender. 

Lisa Williamson ha lavorato a lungo in un centro di supporto a ragazzi adolescenti nell’ambito dell’identità di genere e ha riportato la sua esperienza personale in questo racconto.

Narrato con estrema semplicità dello stile, ironia e leggerezza, è senza ombra di dubbio una storia forte, su un adolescente transgender in conflitto con la sua identità.

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