Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani proveniva da una famiglia laica molto abbiente della borghesia fiorentina, e ricevette un’educazione libera in un ambiente privilegiato. Questi stessi principi in cui venne educato, slegati da qualunque insegnamento religioso, non gli impedirono di entrare in seminario e di abbracciare il Vangelo, sempre vicino agli ultimi e ai più poveri.

Insegnò inizialmente nella scuola popolare di S. Donato a Calenzano, da dove fu allontanato nel ’58. Il suo primo libro “Esperienze pastorali” era diretto a giovani parroci come lui, ma non fu accolto bene dalla Chiesa di Pio XII, pur anticipando molto di quei principi che abbracciò il Papa seguente, come lui stesso ricordò in una sua lettera successiva.
Fu confinato a Barbiana dove si “prese cura” dei ragazzi della comunità montana e vi fondò la sua famosa scuola. Per lui era la maniera per vivere in modo pieno il Vangelo.
A Barbiana non c’erano né cattedre né banchi, l’ambiente aveva piuttosto una struttura “circolare” in cui gli stessi studenti erano fautori del loro sapere, anzi non pareva proprio una scuola, ai cittadini che salivano a visitarla. Eppure era un vero “tempo pieno” dalle 8 di mattina alle 20, senza pause né ricreazioni. Materie essenziali erano le lingue e l’arte di saper scrivere: tutte le lettere che don Lorenzo riceveva venivano lette e discusse con i ragazzi, con i quali poi formulava una risposta. Magari ci mettevano una giornata intera, a furia di raccogliere appunti, cesellare, scegliere le parole adatte, che venivano esaminate con cura, scomposte fino alla più lontana etimologia. La giornata scolastica ed il modo di lavorare sono descritti, dagli stessi ragazzi, nella corrispondenza che hanno tenuto con la classe del maestro Mario Lodi (Lettere, 1963).

Don Milani non si stancava mai di far riflettere sull’importanza della parola, capirla era fondamentale per non farsi abbindolare, per non essere più gli ultimi della società. Ma non solo capirla, bensì diventarne padroni: il dominio sul mezzo di espressione è un concetto che non riesco a distinguere da quello della conoscenza delle origini della lingua: Finché ci sarà qualcuno che le possiede e altri che non la possiedono questa parità di base sarà un’illusione (dalle Lettere, 1956).
Per fare buona scuola occorre amare, “avere a cuore” i ragazzi, cose che, a suo parere, né la scuola pubblica statale né tanto meno le scuole confessionali facevano. Si trattava di un’utopia, certo, ma a lui non importava individuare un metodo universale, gli interessava soprattutto che questi ragazzi trovassero un posto nella società, che non fossero schiacciati dal mondo del lavoro, che avessero gli strumenti per far valere i propri diritti. Per questo la cultura è necessaria, anzi fondamentale, per superare lo stato di povertà.
L’esperienza della scuola di Barbiana, descritta in “Lettera a una professoressa” rappresentò lo slancio emotivo e culturale affinché in Italia si prendesse coscienza dell’importanza dell’istruzione diventata obbligatoria e uguale per tutti nel 1962, con l’istituzione della Scuola Media Unica.
Fino al 1965, ad occuparsi di don Milani e della sua scuola, erano gruppi minoritari, se pur crescenti; la sua notorietà si diffuse notevolmente con la polemica suscitata dalla sua replica, agli insulti di alcuni cappellani in congedo, contro gli obiettori di coscienza, a causa della quale venne denunciato. La lettera di difesa in cui affermò che l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, ebbe una risonanza enorme nel mondo politico e culturale dell’epoca e, condannare la nostra lettera equivale a dire ai giovani soldati italiani che essi non devono avere una coscienza, che devono obbedire come automi (Lettera ai giudici, 1965)
Da allora non c’è politico, non c’è intellettuale che non lo citi, a volte anche a sproposito. Eppure lui alla fine li cacciava tutti: negli ultimi tempi non voleva più nessuno, salvo qualche caro amico; si sentiva infatti lontano dal mondo intellettuale, la maleducazione propria di quella categoria era causa di continue scenate e credono di venire qui come si va in un salotto (Lettere, 1966), e anche per questo fu criticato.

La scuola di Barbiana chiuse con la morte del suo Priore, nel maggio 1967. Sono passati quasi 40 anni e il mondo è molto cambiato da allora, tuttavia la scuola italiana non riesce ancora a superare le difficoltà dovute alle disuguaglianze sociali che “Lettere a una professoressa” denunciava. L’istruzione dei genitori conta ancora più delle capacità individuali nel successo scolastico dei ragazzi, per questo è particolarmente importante seguire le tracce di Don Milani che ci indica la via per una scuola rigorosa e di qualità che dia a tutti le stesse opportunità.


(foto tratta dal sito della fondazione don Lorenzo Milani )

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Il banchiere dei poveri

Muhammad Yunus vive in uno dei paesi più poveri del mondo. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell'analfabetismo e della alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali.

E' difficile, quindi, immaginare che l'Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, è nata qui la Grameen Bank e con essa un'idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Yunus ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione - bengalese (dodici milioni di persone) gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi.

La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito (e sono state in maggioranza donne) vengono messi nella condizione di affrancarsi dall'usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino. 

Segnaliamo un articolo su Muhammad Yunus scritto dalla redazione di Officina Genitori

autore: Muhammad Yunus
editore: Feltrinelli

Il bambino nascosto. Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli.

“Sono due bambini nascosti protagonisti di queste pagine: quello che sta dietro ogni comportamento e sintomo infantile e quello che ognuno di noi adulti si porta dentro, proiettandolo spesso inconsapevolmente sui bimbi che ci camminano accanto nella vita.

Il libro vuole aiutare a scoprire attraverso la rielaborazione fantastica di effettive storie infantili come ogni comportamento, dal punto di vista psicologico, si strutturi in maniera del tutto inconscia nel mondo interno fin dai primissimi anni della nostra esistenza.

La fatica di crescere viene analizzata a partire da temi diversi (l’abbandono dell’infanzia, la nostalgia, la perdita, il tradimento, la paura), tutti ugualmente significativi del disagio infantile. Ed è così che la scoperta del mondo interno di un bambino attraverso la riappropriazione delle nostre stesse emozioni di una volta costituisce una valida chiave d’accesso al mondo dei ragazzi, per poterli capire e aiutare meglio”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

Pane e cioccolato

Nina e Susi sono amiche del cuore, stanno molto bene insieme e hanno molte cose in comune, tranne…il colore della pelle. A scuola tutte le chiamano pane e cioccolato.

Nina sogna una principessa color cioccolato, proprio come lei, ma ha paura di essersi sbagliata perché i suoi compagni dicono che è impossibile: non esiste qui una principessa così. E anche a casa, nel libro di fiabe della mamma, una principessa nera non si trova. Così mamma e papà, insieme alla sua amica Susi organizzano una caccia alla principessa color cioccolato, fanno una spedizione in biblioteca e scoprono che fra le pagine di un libro c'è Akira, una principessa africana, bella e anche coraggiosa.

Questa è l'incantevole storia di una bambina nera, che esprime il suo senso di estraneità in mezzo a gente dalla pelle "bianca come la panna".

Per affrontare un tema delicato come le diverse identità e le varie peculiarità somatiche, è molto utile la chiave di lettura per gli adulti a cura di Mariateresa Zattoni, inserita alla fine del libro, scritto da Lodovica Cima.

Età consigliata dai 6 agli 8 anni

Il libro è inserito all'interno della collana "Parole per dirlo" edita da San Paolo Edizioni, rivolta ai bambini di 6-8 anni. Non sempre è facile trovare le parole giuste per spiegare ai bambini alcuni eventi della vita, situazioni difficili che si incontrano in famiglia, a scuola o con gli amici. Il modo migliore è quello di raccontare loro una storia che gli aiuti a capire ed accettare la novità.

Lodovica Cima vive e lavora a Milano, dove si è laureata in Letteratura italiana comparata alla Letteratura inglese. Ha due figli. Da più di quindici anni lavora nell'editoria per ragazzi, dapprima come redattrice in case editrici librarie (Signorelli, Vita e Pensiero, Cetem, De Agostini, Giunti, PBM Editori) e poi, dal 1996 come autrice/progettista e consulente editoriale. Ha creato e diretto per nove anni la collana di narrativa per ragazzi "La giostra di carta" per Bruno Mondadori Editore. Insegna al Master per L'Editoria istituito dall'Università degli studi di Milano e dalla Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori. Partecipa a giurie di premi letterari riservati ai ragazzi e scrive, oltre a romanzi e fiabe che si trovano in libreria, anche testi scolastici e parascolastici.

Francesca Carabelli, autrice delle illustrazioni, è nata a Roma nel 1969. Ha iniziato la sua attività artistica nel campo dell'animazione e successivamente si è dedicata all'illustrazione per l'infanzia. Ha partecipato a diverse mostre e concorsi. Ha pubblicato i suoi lavori con varie case editrici.

Intervista all'autrice: Lodovica Cima

autore: Lodovica Cima - Illustrazioni Francesca Carabelli

editore: San Paolo Edizioni, 2009