La TV per bambini

Molte volte, guardando crescere i nostri bambini, ci chiediamo cosa sarà di loro da adolescenti e da adulti, se capiranno e sapranno distinguere le cose importanti, di sostanza, da quelle superficiali e accessorie e se avranno gli strumenti per fare scelte veramente consapevoli, non solo determinate dal "gruppo" o dai modelli culturali che la società diffonde.

Ci impegniamo, quindi, a fornire loro insegnamenti e modelli positivi a cui ispirarsi e guardare con fiducia, tenendo conto dei molti messaggi negativi o contrastanti che ricevono fuori di casa. Alcuni di questi sono ovviamente facilmente individuabili ed evitabili, altri sono forse più subdoli e apparentemente innocui, ma in realtà fortemente incisivi e condizionanti su personalità in formazione quali sono i bambini tra i 7 e 10 anni. 

Tra i molti esempi negativi ci sono i modelli offerti dai programmi televisivi espressamente rivolti a questo target di età, presentati da marchi rassicuranti perché associati ai "classici" della fantasia per i bambini, in onda sui canali satellitari e nazionali: ad esempio Hanna MontanaSleepover Club, Zoey o i più recenti film High School Musical e Cheetah Girls, solo per citare i più noti. Filmetti che non hanno nulla di violento, ambiguo o chiaramente diseducativo, ma che propongono storie di ragazzini sui 13-15 anni impegnati in superficialissime attività legate ai più banali stereotipi sugli adolescenti (la ragazzina leader delle amiche sempre carina, spiritosa e ammiccante; i ragazzini che fanno i bulletti per colpire le ragazzine; essere cantante o ballerina come attività vincente, ecc.), con intrecci del tutto inverosimili e fantasiosi, proposti come storie possibili.

Tutto questo potrebbe anche essere accettabile e banale, se il pubblico fosse costituito da coetanei di questi personaggi, che hanno già acquisito (si spera) gli strumenti per discernere la finzione dalla realtà, la storiella da telefilm dalla vita vera. In realtà non è sempre così: questo tipo di film riscuote grande successo tra bambini/e delle elementari che a questi personaggi guardano con ammirazione e con i quali tendono ad identificarsi, senza appunto avere la maturità cognitiva per ridimensionarne il valore e comprenderne il lato ironico.

L'effetto negativo consiste non solo nella diffusione ed esaltazione del modello "velina" come tipologia di adolescente di successo, ma anche nella spinta alla crescita precoce dei bambini, desiderosi di diventare come i loro "idoli" dei quali scimmiottano atteggiamenti e aspetto già a 8-10 anni.

Sarebbe auspicabile, invece che la televisione proponesse ai bambini storie di loro coetanei e non solo di adolescenti, dedicando una maggiore attenzione alla realtà "vera" e alle dinamiche tipiche di quell'età, descrivendo diversi modelli sociali, stimolando così una maggiore coscienza di sé e, possibilmente, un po' di sano senso critico.

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L'ombra del vento

"Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra."

Un'ottima opera prima, di questo scrittore che finora si era cimentato solo nella narrativa per bambini; un libro che, uscito in sordina, è diventato un best-seller grazie al passaparola dei lettori. Un romanzo a tratti inquietante, che mescola mistero, Storia e vita vissuta; e che ha, soprattutto, un grande pregio: è sempre coerente alla trama e ai riferimenti. Ogni rimando, ogni indizio, alla fine trova una sua collocazione, ogni mistero ha una spiegazione, ogni rapporto una sua conclusione. Bellissime le descrizioni di una Barcellona cupa, invernale e lontana dall'idea che si può avere di questa città, vittima di un triste dopoguerra ed un ancor più triste strascico del regime. Ancor più belle, seppur drammatiche alcune, le descrizioni delle coppie: coppie di padri e figli, coppie di amici, coppie di fidanzati, e degli intrecci che li legano.

Da leggere d'un fiato, e rileggere con calma una seconda volta.

autore: Carlos Ruiz Zafon

editore: Mondadori

Io mangio come voi

63 ricette gustose per mangiare bene da 6 mesi a 99 anni

Dai 6 mesi i bimbi iniziano ad assaggiare il cibo dei grandi, ma con omogeneizzati e minestrine non sempre lo fanno con piacere. Perché non iniziare subito a proporre loro dei cibi sani, semplici da preparare, ma allo stesso tempo gustosi e adatti a tutta la famiglia?

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I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli