Adolescenza: la seconda nascita

L'adolescenza è uno dei periodi più delicati e complessi della vita di un individuo: è il periodo in cui viene abbandonata la sicurezza dell'infanzia per avventurarsi nei territori sconosciuti, spesso ostili, della vita adulta. Non a caso viene definita dagli esperti come la seconda nascita dell'individuo.



Durante l'adolescenza l'individuo deve portare a termine alcuni compiti evolutiviche lo condurranno dall'infanzia all'età adulta. Qualsiasi blocco, inceppamento o mancanza nel superamento di queste tappe porta a disturbi, a volte gravi patologie, che - se non risolte tempestivamente - possono influenzare negativamente per tutta la vita.

Le tappe che l'individuo deve superare per passare dalla condizione infantile a quella adulta sono sostanzialmente quattro.

1) Separazione dalla nicchia affettiva primaria
Il bambino è molto legato alle figure genitoriali, non solo da un punto di vista affettivo, ma anche intellettuale, mentale. Per poter diventare adulto, il bambino deve progressivamente rendersi indipendente dai genitori, deve distaccarsi da loro, diventare un individuo separato, per prima cosa allontanandosi da loro mentalmente e poi più avanti anche fisicamente. 
Questo è uno dei nodi più difficili per gli adolescenti di oggi, i quali si ritrovano genitori aperti, democratici, generalmente colti e che hanno letto un sacco di libri, che ascoltano i figli, cercano di capire i loro problemi, cercano di venir loro incontro. Questi genitori, inconsapevolmente, spesso tolgono al figlio la possibilità di scontrarsi contro qualche cosa, e allora il figlio si chiude in camera, diventa antipatico, non parla o se parla, parla male, risponde a monosillabi e il genitore non capisce cosa sia successo al suo tenero batuffolino con il quale fino al giorno prima giocava e rideva e parlava per ore. Ma il figlio per crescere ha bisogno di uscire psicologicamente dalla sua famiglia di origine, ed è difficile uscirne senza dolore: è come un parto, una nuova nascita, bisogna testare le proprie forze, la propria capacità di camminare da soli, e allora il genitore troppo aperto, troppo democratico, troppo perfetto, spiazza l'adolescente perché chi vorrebbe mai separarsi da un genitore così? Però l'adolescente DEVE farlo, per poter diventare adulto, DEVE separarsi psicologicamente, allontanarsi, dai genitori.

2) Mentalizzazione del nuovo corpo
Nel corso della pubertà l'individuo subisce profonde trasformazioni corporee, spesso sgradevoli, ed è necessario che costruisca una nuova immagine di sé a partire da queste trasformazioni. Inoltre le trasformazioni del corpo, il crescere, mettono l'individuo di fronte alla propria mortalità. Nel corso dell'adolescenza si ha l'elaborazione del concetto di morte: è una necessità evolutiva biologica.
Molti disagi adolescenziali sono legati al superamento di questa fase evolutiva.
La non accettazione della nuova immagine di sé porta a molti disturbi come anoressia e bulimia e anche la necessità di alterare il proprio corpo durante gli anni dell'adolescenza nasce dalla mancata accettazione della propria immagine; per questo motivo sarebbe meglio rimandare qualsiasi alterazione irreversibile del corpo al superamento dell'adolescenza.
L'elaborazione del concetto di morte, il passaggio dal sé onnipotente infantile al nuovo sé adulto, mortale, porta l'adolescente a voler (inconsciamente) mettere alla prova la propria mortalità: correre come pazzi in motorino, sottovalutare i rischi di rapporti non protetti ("tanto a me non succede..."), la trasgressività, l'uso di stupefacenti, possono essere tutti sintomi di questo passaggio.
Per questo motivo, campagne contro la droga o per convincere a mettersi il casco hanno generalmente poco impatto sugli adolescenti se mettono in luce i rischi di questi comportamenti, mentre sono più convincenti se puntano su altri aspetti.

3) Formazione di un modello valoriale
Gli anni dell'adolescenza sono fondamentali per la costruzione di un ideale dell'IO, per lo sviluppo di quella che potrebbe essere definita la legge moraledell'individuo.
Il 15-16enne è ormai pronto per costruirsi una propria filosofia di vita. È il momento adatto per cominciare le esperienze di volontariato, per cominciare ad impegnarsi, per cercare di capire le grandi questioni etiche e sociali. Questa è l'età in cui si comincia a interrogarsi più profondamente sul senso della vita, si cerca un senso, uno scopo, un perché. Spesso l'adolescente in questa fase cerca delle figure di riferimento esterne alla famiglia, oppure si rifugia nella lettura, nella scrittura, nella musica, nella poesia, per cercare in esse il senso profondo. L'adolescente che lascia la sicurezza dell'infanzia e che ancora non ha costruito un suo modello valoriale a cui appoggiarsi è molto fragile, molto influenzabile; è l'età in cui le "cattive compagnie" possono far deviare i comportamenti. In questa fase sono importantissime tutte le figure esterne alla famiglia che possono aiutare l'adolescente a non perdersi, figure che gli possano fornire dei modelli positivi di adulto.

4) Nascita sociale
L'ultimo dei compiti degli adolescenti, quello necessario per poter essere veramente adulti, è l'assumere un ruolo sociale riconosciuto. La scuola svolge un ruolo molto importante in questa fase, in quanto dovrebbe aiutare l'individuo a capire le proprie potenzialità e inclinazioni, dovrebbe fornirgli quelle conoscenze, capacità e competenze necessarie per trovare il proprio ruolo attivo nella società. Però il permanere troppo a lungo nello status di studente dopo il termine dell'adolescenza non aiuta il compiersi di quest'ultima fase.

Questi quattro compiti sono sempre gli stessi, in ogni epoca. Ciò che cambia è il contesto sociale in cui l'adolescente si trova immerso. Non sono gli adolescenti che cambiano da un'epoca all'altra, ma la società intorno, a partire dalla famiglia, profondamente diversa da quella di 50 anni fa.

Pin It
Accedi per commentare

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé

A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottili violenze è capace l'amore materno? Per l'autrice, il dramma del "bambino dotato" - il bambino che è l'orgoglio dei suoi genitori - ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l'indignazione, la paura, l'invidia) che risultano inaccettabili ai "grandi".

Sono passati diciassette anni da quando è uscita la prima edizione di questo libro, in cui Alice Miller analizza cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva. Non bambini in evidente stato di abbandono, ma piccoli con un'apparente infanzia felice alle spalle. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini. La strada è riuscire a vivere e a far vivere le proprie emozioni e questo libro certamente aiuta a riviverle, anche chi un bambino dotato forse lo è stato davvero.

autore: Alice Miller (traduzione di M. A. Massinello)

editore: Bollati Boringhieri

I conquistatori

Un bel libro pacifista per bambini della scuola dell'infanzia, che racconta in modo semplice e intuitivo come fece una nazione piccola e disarmata a non farsi conquistare da un Grande Paese che aveva il Cannone.

Sottilmente attuale: le donne del piccolo paese si vestono con lunghi abiti dai colori sgargianti e portano il capo coperto...

 

Si presta ad essere abbinato all'ascolto della canzone Napoleone di Endrigo/Rodari.

autore: David McKee

editoreIl Castoro

Basta studiare! Da due prof il metodo collaudato per uscire dall’ansia di compiti, insufficienze e debiti ad uso di genitori e studenti.

Due insegnanti e papà trentenni invitano i genitori dei ragazzi che cominciano a frequentare i 5 anni delle scuole superiori a non abbandonare il loro ruolo attivo ed educativo pensando che i propri figli siano ormai cresciuti abbastanza per correre con le proprie gambe. E no…non bisogna darsi per vinti davanti a questi adolescenti annoiati, borbottanti, insoddisfatti, apatici, sdraiati sui divani o paralizzati davanti a Facebook e WhatsApp. Brutti voti, week end riempiti di compiti, angosce per interrogazioni, bugie, litigi, discussioni sono tutte rappresentazioni di una certa quotidianità e fanno della scuola una vera e propria emergenza educativa per numerose famiglie. Grazie al metodo BiEsse (Bramati e Sanna) è possibile restituire tempo al dialogo, all’ascolto, alla programmazione insieme ai figli.

Leggi tutto...