Il vecchio cortile e le ginocchia sbucciate

Qualche giorno fa, mio marito e io abbiamo portato nostro figlio di cinque anni alla sua tanto agognata prima lezione di calcio. L'eccitazione da parte dei due uomini di casa era tanta: in uno prevaleva l'orgoglio di vero maschio latino - ditemi quanti sono gli italiani che non seguono il calcio anche solo in modo superficiale - nell'altro la voglia di emulare il padre, portiere dilettante!

Dal canto mio, ho avuto conferma della validità della cosa quando mi sono resa conto che la maggior parte dei bambini in campo aveva uno sviluppo psicomotorio molto impacciato. Onestamente pensavo che avrebbero trascorso due ore a rincorrere il pallone fra cadute, insulti, piccole risse, bandierine colorate e cartellini gialli. Encomiabile l’allenatore che, nonostante il gruppetto di 12 bambini che svolazzava allegramente su tutto il campo, riusciva a catturare la loro attenzione per il tempo necessario a spiegare ogni singolo esercizio, senza mai perdere la pazienza o alzare il tono della voce. Rabbrividisco solo al pensiero che gli stessi bambini fra poco più di cinque mesi si troveranno seduti dietro a un banco di scuola!

Ogni volta che l’allenatore faceva vedere come doveva essere svolto un esercizio, alcuni dei mostriciattoli più attenti alzavano le spalle al cielo esclamando con tono di superiorità: “Facile!”
Gli altri il più delle volte continuavano a giocherellare fra di loro; dopo alcuni minuti trascorsi per tentare di radunare il gruppetto e metterlo in fila con la speranza che ognuno rispettasse il proprio turno, il primo della fila si lanciava anima e corpo in acrobazie che non avevano niente a che vedere con quello che era stato spiegato solo alcuni minuti prima! Distrazione o... incapacità di coordinare i propri movimenti?

Ho subito pensato che il primo esercizio era forse troppo complicato, ma il risultato è stato simile anche per gli esercizi successivi; a quel punto è stato facile intuire che la maggior parte dei bambini non avevano mai preso in mano una palla, non erano mai andati in bicicletta né sul monopattino, non si erano mai arrampicati su un albero, non avevano mai fatto una capriola! Mi sono resa conto di quanto i bambini di città non conoscano il proprio corpo, tanto che non riescono a coordinare i movimenti. D'altronde in città non ci sono alberi dove potersi arrampicare.

Dal punto di vista intellettivo sono dei bambini molto abili: usano il computer, suonano uno strumento, molto spesso parlano una lingua straniera, che però sono tutte attività che si svolgono stando seduti. Il più delle volte, infatti, questi bambini non sanno lanciare una palla per aria e, quando corrono, se prendono troppa velocità inciampano nei loro piedi! Non voglio sembrare retorica, ma quando noi eravamo piccoli non sapevamo nemmeno accendere il televisore, però avevamo le ginocchia piene di croste. Adesso che ci penso: ma i nostri bambini hanno le ginocchia sbucciate? Ricordo le mie, non facevano a tempo a cicatrizzarsi perché ogni tanto mi spalmavo per terra in cortile.

Cortile, corte, giardinetto: i nostri bambini conoscono questi vocaboli?


Sullo stesso tema:  oltre il cortile


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