Una difficile integrazione

Mi piacerebbe iniziare questa storia con un: "C'era una volta…" oppure con un bel: "Tanto tempo fa…"
Ma sfortunatamente questa non è una storia di fantasia, non una di quelle storie che vengono raccontate la sera ai bambini prima che si addormentino.


Anche perché io credo che sia perfettamente naturale per una madre o un padre voler tenere il più lontano possibile i propri figli dalle discriminazioni del mondo.
Un giorno però il momento arriva, e vi vedrete costretti a spiegare a vostro figlio o figlia che non deve parlare con tutte le persone che incontra, che non deve accettare le caramelle da estranei, convinti di essere riusciti a fargli comprendere almeno una parte dei pericoli, in cui un giorno potrebbe imbattersi.

Ma servono davvero per tenerci al sicuro? 
Nessuno ha mai pensato di aggiungere al discorso una frase del tipo "Non devi ascoltare gli altri bambini se mai ti dovessero prendere in giro, perché capiterà prima o poi".
È una frase che raramente viene usata per metterci in guardia, anche se credo che forse sia quella più importante.
Credo anche che se i genitori di Rashmi avessero fatto un discorso del genere alla loro figlia, forse io non starei davanti a questo foglio bianco, a scriverne la storia.

Fatto sta che quando lei arrivò qua dall'India con la sua famiglia, cinque anni fa, quando aveva solo 13 anni, non era preparata a quello che avrebbe visto, a quello che avrebbe incontrato, a quello che avrebbe sentito; per lei fu come entrare in un mondo totalmente diverso, un mondo che non assomigliava per nulla a quello in cui aveva sempre vissuto.
Le persone e i loro costumi erano diversi, il loro modo di parlare, i loro giocattoli, i loro cartoni e perfino gli odori e i colori della città si differenziavano notevolmente rispetto a quelli che lei conosceva cosi bene.
Ma la sua curiosità ha prevalso su tutto quanto.

Il giorno dopo, quando è arrivata a scuola era contenta di poter conoscere nuovi amici, senza pensare ai problemi di lingua che ci sarebbero stati.
I ragazzi della sua nuova classe si interessarono immediatamente della nuova venuta, cercarono di comunicare con lei nel modo migliore che potessero trovare.
Il primo giorno di questa sua nuova vita non era poi stato così male, si ripeteva mentre tornava a casa, prima o poi avrebbe imparato tutto quello che c'era da sapere, e si sarebbe fatta nuovi amici.
Di questi suoi due desideri soltanto uno si avverò, infatti apprese tutto ciò che c'era da sapere sulla nostra cultura, ma non riuscì a farsi nuovi amici.
Evidentemente, per le sue compagne di classe, lei non vestiva nel modo adatto, non pettinava i capelli nel modo giusto, e non si atteneva alle regole.
Regole che non erano state scritte, regole che nessuno aveva mai nemmeno pronunciato, formate da sguardi e da gesti, regole che decidevano (e tuttora decidono) l'entrata in società, se cosi si può definire, oppure l'isolamento totale da essa.
Regole che continuano a seguirla anche adesso, e che ho paura continueranno a tormentarla.

Così i suoi due anni di medie li passò totalmente da sola: tutti i pomeriggi tornava da scuola in lacrime, senza riuscire a trovare un rimedio, senza riuscire a dare una spiegazione, senza riuscire a trovare un qualcuno con cui potersi arrabbiare se non se stessa.
Perché, alla fine, il pensiero di essere lei quella sbagliata ha bussato alla sua porta e il pensiero di essere lei quella inadatta si faceva spazio con forza nei suoi incubi peggiori.
È un qualcosa che penetra da dentro, e che difficilmente riesci a combattere, un qualcosa che ti cambia davvero, che ha il potere di distruggerti o rafforzarti.

Fortunatamente lei ha trovato il coraggio per dire di no a tutto questo, ha trovato la forza con cui poter affrontare tutte queste persone, è rimasta la stessa ragazza, la ragazza che vuole essere, con i vestiti che piacciono a lei e con i capelli nel modo che più desidera, con i suoi oggetti, con le sue speranze e con i suoi sogni..
Ma nonostante tutta questa determinazione, ogni tanto riesco a scorgere nei suoi occhi color nocciola una disperazione profonda per una domanda a cui non ci sono risposte: perché tutto questo?

Flavia 17 anni

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Il libro di tutte le cose

Ho appena finito di leggere questo magnifico libro.

È ambientato in Olanda, il protagonista si chiama Thomas. Lui vive in un mondo tutto suo, si rifugia nella sua testa, perché non accetta la realtà. Lui però la realtà, in una parte della sua testa la conosce. Thomas sa che il padre fa cose sbagliate e che gli preferisce la sorella, che secondo lui ha un cervello di gallina, ma nel corso del romanzo avrà modo di fargli cambiare idea.

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Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello

Flicts

Flicts è un colore triste e solitario perché nessuna cosa intorno ha quel colore e nessuno vuole giocare con lui. Flicts non è rosso, non è giallo, non è verde, non è blu. Il sole è giallo, il cielo è azzurro, i fiori sono rossi, arancioni, rosa. Ma niente è flicts. Nessun colore lo invita a fare il girotondo, tutti hanno da fare quando lui li cerca. Finché non scopre che .... la luna è flicts. Pochi hanno visto il vero colore del suolo lunare, ma Armstrong, il primo astronauta che ha messo piede sul nostro satellite, garantisce che la luna ha quel colore, con tanto di autografo. 

Un librino bello, colorato. Flicts in realtà è una specie di ocra, colore forse "normale" per noi, ma ogni bimbo in realtà si sente un po' flicts, a volte. Vorrebbe essere uguale agli altri e invece è diverso. Le chiavi di lettura sono tante e secondo me ha una poeticità semplice ma commovente.

Alves Pinto Ziraldo è tra i più conosciuti autori per l'infanzia in lingua portoghese.

Consigliato per l'età prescolare. 

autore: Alves Pinto Ziraldo

editore: Editori Riuniti