Studenti stranieri: quale integrazione?

Si avvicinano timidamente e mi dicono "io no italiano". 
Studenti arrivati ad inizio anno, quando va bene, a quadrimestre più che inoltrato nella maggioranza dei casi. Cercano di guardarsi intorno e selezionano con gli occhi chi hanno intorno per cercare qualcuno simile a loro. Il bisogno di rispecchiarsi si può quasi toccare da quanto è evidente, hanno voglia di parlare la loro lingua ma anche di imparare la nostra. Vogliono essere aiutati ma non essere resi diversi dagli altri, quindi quando ti avvicini per ripetere lentamente nel misto di inglese e italiano quello che stai spiegando alla classe, mettono distanza, gesticolano con le mani e ti fanno capire che no, non hanno bisogno di aiuto perché ce la fanno. 

Non posso pensare ad un'età peggiore per cambiare tutto, l'adolescenza rende già così vulnerabili, figuriamoci in una situazione di diversità totale. Diversa la lingua, diverse le abitudini, diversa la gente intorno e spesso diverso il colore della pelle e l'abbigliamento. Si muovono nella scuola con circospezione ma presto trovano altri come loro e cominciano a farsi segni da lontano. 

In una scuola multietnica come quella in cui lavoro, oltre il 40% degli studenti viene da un paese non appartenente alla comunità europea, si formano così mini-mini comunità all'interno della compagine di alunni. 
Microcosmo metaforico che si riorganizza in gruppi di simili soprattutto nello spazio autogestito: la ricreazione. Ed ecco che le ragazze di Serbia e Montenegro si trovano tutte al secondo piano, mentre nel seminterrato trovi l'enorme comunità filippina. Madrelingua spagnola vicino ai distributori delle merende e rumeni a pochi metri di distanza, di fronte al laboratorio scientifico. 

Dov'è l'integrazione? Tentata nelle ore di didattica, si perde nella mancanza di tempo e di mezzi per organizzare attività extra curriculari che favoriscano l'amalgama del gruppo e non un'apparente assimilazione attraverso la mera condivisione di spazio e tempo. 
E io li guardo dividersi come olio nell'acqua, impotente con le mie due ore per classe a settimana e senza la possibilità di cambiare il percorso formativo che è individualizzato solo sulla carta. 
Ancora una volta la scuola ha fallito. 

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Facciamo i colori!

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Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore