Attenti all'uomo

L'uomo è certamente un animale, lo abbiamo imparato tutti, sui libri di scuola, ed abbiamo imparato anche che, a differenza degli animali a quattro zampe, non agisce per istinto ma utilizza l'intelletto che dovrebbe aiutarlo a ragionare. 

Quando però sfoglio le pagine di cronaca, di un qualsiasi giornale, mi attanaglia il forte dubbio che, forse, tanto "eletto" non è, soprattutto quando sono proprio gli animali a quattro zampe a far da cavia. Ogni anno, circa 700.000 animali in Europa sono sottoposti a cruenti esperimenti per testare la tossicità di una sostanza. Gli occhi e la pelle di ratti, topi, cani e scimmie vengono ricoperti di prodotti tossici per testarne la reazione. 

Oggi è possibile verificare e conoscere gli effetti delle sostanze chimiche utilizzando i cosiddetti "metodi alternativi" che consentono di conseguire gli stessi risultati. Si tratta di test e procedure, come per esempio la cultura in vitro, le indagini epidemiologiche e statistiche, che garantiscono dati efficaci ed applicabili all'uomo. 
Ed allora, perché questi metodi non vengono utilizzati da tutti? Solo perché, a differenza della sperimentazione animale, i metodi alternativi devono subire un lungo e rigoroso processo di valutazione che ne garantisca l'affidabilità scientifica. 

Non solo, le grandi aziende si accaniscono contro gli animali indifesi; recentemente è stato portato alla luce il caso di una giovane studentessa di veterinaria che, dopo aver preso in affido due cani, li ha maltrattati affamandoli, rendendoli scheletrici, all'interno di una casa piena di escrementi e pulci, non curandosi di loro e portandone uno alla morte. 

Nel nostro paese i casi di maltrattamento sugli animali sono migliaia ogni anno. Dal 1° agosto 2004 è entrata in vigore la nuova legge n° 189 contro il maltrattamento degli animali; una legge che ha riformato l'articolo 727 del Codice Penale e che ha definito un elenco di delitti per i quali, per la prima volta nel nostro Paese, è previsto il carcere per chi abbandonerà e maltratterà gli animali. 

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Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

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Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore

Basta studiare! Da due prof il metodo collaudato per uscire dall’ansia di compiti, insufficienze e debiti ad uso di genitori e studenti.

Due insegnanti e papà trentenni invitano i genitori dei ragazzi che cominciano a frequentare i 5 anni delle scuole superiori a non abbandonare il loro ruolo attivo ed educativo pensando che i propri figli siano ormai cresciuti abbastanza per correre con le proprie gambe. E no…non bisogna darsi per vinti davanti a questi adolescenti annoiati, borbottanti, insoddisfatti, apatici, sdraiati sui divani o paralizzati davanti a Facebook e WhatsApp. Brutti voti, week end riempiti di compiti, angosce per interrogazioni, bugie, litigi, discussioni sono tutte rappresentazioni di una certa quotidianità e fanno della scuola una vera e propria emergenza educativa per numerose famiglie. Grazie al metodo BiEsse (Bramati e Sanna) è possibile restituire tempo al dialogo, all’ascolto, alla programmazione insieme ai figli.

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