La ludoteca in ospedale: un primo sguardo.

Il periodo che si è costretti a passare in ospedale è un momento obbligato di transizione in cui i bambini, e gli adulti che li accompagnano, hanno molto tempo a disposizione, oltre a quello passato a farsi curare. L’ospedale è una struttura rigidamente organizzata, con orari strutturati a cui bisogna comunque sottostare. I bambini, anche a seconda dell’età, affrontano in maniera differente la loro ospedalizzazione. Offrire la possibilità di giocare in ospedale può far dimenticare di trovarsi lontano da casa e può aiutare nell’affrontare il percorso di guarigione.

Negli ultimi anni si è parlato molto della terapia del sorriso con i "Clown dottori" ma ampio spazio si sta dando anche a progetti di ludoteca in ospedale. In questo ambito il Comune di Roma, ad esempio, ha finanziato, attraverso il progetto Sorridi in Ospedale, cinque progetti di clownterapia e sette progetti di ludoterapia, nei reparti di pediatria dei maggiori ospedali romani.


La ludoteca in ospedale può funzionare come una normale ludoteca in cui venga messo a disposizione uno spazio gioco attrezzato in cui i bambini possano trascorrere momenti di gioco. A volte basta semplicemente avere a disposizione qualche gioco, mentre altre volte sono gli operatori che coinvolgono i bambini in attività più strutturate. Il tutto sempre nel rispetto delle varie patologie che i bambini hanno, quindi delle loro esigenze. I momenti di gioco servono tantissimo al bambino ospedalizzato, perché è proprio in quel momento che può rilassarsi.


In questo contesto di gioco si possono proporre ai bambini alcune attività che, in maniera assolutamente giocosa, lo possano aiutare a superare alcune paure. È il caso dei "laboratori scaccia-paura", che vengono ad esempio attivati nella ludoteca presso il reparto di dermatologia pediatrica dell’IDI di Roma. In questi laboratori si svolgono varie attività come il teatrino con gli strumenti utilizzarti in ospedale. Ed ecco che uno stetoscopio modificato si anima e crea una storia insieme a un gruppo di siringhe e a un paio di guanti in lattice con occhi e capelli. E, mentre tutti questi oggetti si muovono nel teatrino, i bambini raccontano le loro paure dei prelievi, delle visite, delle operazioni. Altra attività proposta è stata il laboratorio di creazione dei giochi scaccia-paura. Ed ecco che i bambini per esorcizzare le loro paure hanno inventato un gioco dell’oca dove le caselle più paurose diventano prove di coraggio che premiano i bambini.

Le attività ludiche in ospedale offrono l'opportunità di un supporto nella cura dei bambini, attraverso la terapia del gioco e del sorriso. È il momento in cui bambini diventano protagonisti nel gioco, dove possono trovare un clima di maggiore serenità e dove possono prendere una pausa dalla vita dell’ospedale. Per questo, sempre di più, si dovrebbe investire per rendere la ludoteca in ospedale un servizio permanente in ogni struttura.


Stefania Cane

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Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

 

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Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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