L'adolescente verso l'autonomia

“Promemoria per la gita del 24 maggio a Ciclilandia classe II elementare.
Ritrovo ai giardini “I ponti” e partenza con pullman riservato alle ore 8,30. Il rientro è previsto sempre ai giardini intorno alle 18,00.
Pranzo al sacco, indossare abbigliamento comodo, portare un cappellino per il sole ed un k-way per scongiurare una pioggia improvvisa.
Per eventuali necessità, tra cui l’ansia, potete chiamare gli insegnanti ai numeri sottoindicati…”


Gli anni passano, i figli crescono e con loro cresce anche la nostra ansia. Quando arriverà il giorno in cui, adolescenti, ci chiederanno di fare la loro prima vacanza da soli, e non avremo numeri di telefono da poter chiamare, quando ciò avverrà dobbiamo essere coscienti del fatto che per raggiungere questo traguardo, hanno fatto un lungo percorso.

L'adolescenza è forse il periodo più importante per i nostri figli perché rappresenta la fase di passaggio dall’infanzia alla vita adulta, e anche il più problematico perché in questa fase devono affrontare profondi cambiamenti, fisici, psichici, affettivi e relazionali, andando alla ricerca della propria identità, un processo raramente indolore, sia per l’adolescente che per i genitori spesso spaventati dall'improvviso cambiamento del figlio.

In questo nuovo processo di formazione della personalità, l’adolescente deve allentare i legami di dipendenza dai genitori; prendendone le distanze elabora una sua personale visione del mondo e della vita, di conseguenza attraversa un periodo di rifiuto e di ribellione verso l’autorità genitoriale e i valori che la rappresentano.

L’adolescente deve smettere d’essere in simbiosi con i genitori per poter diventare autonomo ed aprirsi al mondo esterno. Incominciano improvvisi silenzi e la mancanza di comunicazione è proprio uno dei modi che i ragazzi usano per tentare di mettere dei limiti alla relazione con i genitori.
Nascono così delle incomprensioni e dei veri e propri conflitti con i familiari, che spesso davanti alle provocazioni vanno in crisi, pensando che il figlio non gli voglia più bene, non immaginando che questi conflitti hanno invece una valenza positiva e di crescita.

Nasce l’esigenza di cominciare ad avere uno spazio psicologico separato da quello dei genitori, oramai non sono più in perfetta sintonia come una volta, e per i genitori non è facile accettare che la relazione diventi più distaccata al punto tale che il figlio non si confidi più, preferendo gli amici per esternare emozioni e sentimenti.

Non c’è niente da fare, quando in una famiglia c’è un figlio che entra nella fase adolescenziale, le modalità relazionali devono cambiare in funzione dei bisogni del proprio ragazzo, non possiamo forzare l’atteggiamento di chiusura del figlio perché rischiamo di produrre l’effetto contrario, bisogna rispettare i suoi spazi ed i suoi silenzi, coscienti del fatto che sta crescendo e che è un suo diritto avere dei segreti.
È inevitabile che in questa fase vi sia la rottura di un equilibrio acquisito durante i primi anni di vita del figlio, ma bisogna considerare che questo porta ad un cambiamento molto importante: il passaggio dalla dipendenza alla indipendenza.

Non dobbiamo però dimenticare che nonostante questo grande desiderio di “separazione”, i ragazzi hanno un profondo bisogno di appartenenza alla famiglia, perché continueranno ad averne bisogno cercando aiuto e sostegno. Di conseguenza fare il genitore in questo periodo è molto difficile perché si ha a che fare con dei ragazzi che hanno bisogno di sentirsi autonomi sperimentando le proprie capacità, ma allo stesso tempo hanno bisogno di un punto di riferimento, quindi dobbiamo favorire il processo di separazione concedendogli molta fiducia ma rimanendo comunque al loro fianco, senza però essere troppo protettivi.

 

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Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé

A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottili violenze è capace l'amore materno? Per l'autrice, il dramma del "bambino dotato" - il bambino che è l'orgoglio dei suoi genitori - ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l'indignazione, la paura, l'invidia) che risultano inaccettabili ai "grandi".

Sono passati diciassette anni da quando è uscita la prima edizione di questo libro, in cui Alice Miller analizza cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva. Non bambini in evidente stato di abbandono, ma piccoli con un'apparente infanzia felice alle spalle. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini. La strada è riuscire a vivere e a far vivere le proprie emozioni e questo libro certamente aiuta a riviverle, anche chi un bambino dotato forse lo è stato davvero.

autore: Alice Miller (traduzione di M. A. Massinello)

editore: Bollati Boringhieri

Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Il ciliegio di Isaac

La storia comincia con un nonno e un nipotino, ma andando avanti nelle pagine la vita di questo bambino, raccontata in prima persona quando ormai lui è diventato adulto, entra in una specie di sogno orribile: è il ricordo di fili spinati dentro un turbine di colori freddi. Fa molto freddo, ci sono neve e fango ovunque, si vede “un lungo inverno che sembra non finire mai”, nei visi tristi, nelle ombre a righe, nelle stelle gialle sopra gli abiti, nelle mani protese in cerca di aiuto, nella ciminiera fumante di un campo di concentramento.Leggi tutto...