Maria Montessori

Se si abolisse non solo il nome, ma anche il concetto comune di "metodo" per sostituirvi un’altra indicazione, se parlassimo di "un aiuto" affinché la personalità umana possa conquistare la sua indipendenza, di un mezzo per liberarla dall’oppressione dei pregiudizi antichi sulla educazione, allora tutto si farebbe chiaro.
È la personalità umana e non un metodo di educazione che bisogna considerare: è la difesa del bambino, il riconoscimento scientifico della sua natura, la proclamazione dei suoi diritti che deve sostituire gli spezzettati modi di concepire l’educazione.

(Maria Montessori, Formazione dell’uomo)

Il 6 gennaio del 1907 nel quartiere San Lorenzo a Roma, al piano terra di un palazzo costruito per ospitare le famiglie degli operai, Maria Montessori apre la prima Casa dei bambini.
Di Maria Montessori e del suo metodo si è sempre parlato molto, ma il comune sentire li colloca in una nicchia pedagogica quasi eccentrica, limitata ed elitaria. In realtà, se si guarda alla nascita del metodo e ai suoi obiettivi, ci si stupisce di come, ancora oggi, questo sia oggetto di pregiudizi completamente infondati. Obiettivo principale di Maria Montessori era quello di creare un ambiente di crescita che coinvolgesse il bambino non solo nelle sue competenze culturali ma nel suo vivere civile, insieme agli altri, in un ambiente pulito (perché da loro stessi curato), stimolante (perché da loro stessi progettato) sicuro (perché con loro regolamentato).

Una vera e propria rivoluzione in un contesto sociale in cui i bambini erano poco più che oggetti da riempire di nozioni, regole, restrizioni, condizionamenti, unici strumenti capaci - nelle intenzioni dei pedagogisti dell’epoca - di forgiare le personalità e di elevare i meritevoli. Maria Montessori immagina e progetta una scuola, una casa (la casa dei bambini, non degli insegnanti, non degli adulti), che ha come obiettivo primario la conquista dell’autonomia individuale, in cui tutte le attività prevedono l’assunzione di responsabilità da parte di ciascun bambino. Una scuola, una casa, in cui ogni bambino ha la possibilità di soffermarsi su un argomento per tutto il tempo che ritiene necessario, di utilizzare il materiale strutturato finché ne ha bisogno, un materiale che i bambini possono toccare, penetrare, esercitando la propria sensorialità e intelligenza, per rendersi conto direttamente di come operano, degli eventuali errori che commettono, di trovare soluzioni e di modificare le proprie rappresentazioni mentali.

Paradossalmente è proprio su questo approccio che si è alimentato il pregiudizio di quanti ancora oggi ritengono il metodo Montessori privo di qualsiasi struttura educativa, di regole e soprattutto di autorità da parte degli insegnanti. Al contrario, i bambini cresciuti in un ambiente così strutturato imparano ad assumersi la responsabilità del loro sapere, del loro crescere, si aprono all’apprendimento e si dirigono spontaneamente verso coloro che ritengono capaci di aiutarli e accompagnarli nel loro personale percorso di crescita. Non sarà che il pregiudizio risiede nella nostra incapacità di ammettere che siamo ancora lontani, noi adulti, dalla piena consapevolezza che esiste la possibilità di aiutare i nostri figli ad essere realmente cittadini attivi del mondo?

Nel 1946, Maria Montessori, tornata in Italia dopo anni di lontananza, venne ricevuta solennemente in Parlamento. Anche allora non perse l'occasione per richiamare i politici a concentrarsi sull'essenza del suo messaggio: Io vi indico il bambino, la sua ricchezza interiore, e voi non lo vedete. Preferite guardare il mio dito.

E noi genitori, cosa guardiamo?


Per saperne di più:

Il sito dell'Opera Nazionale Montessori

Esempi di materiali montessori

Centro Studi Casa Natale Maria Montessori

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Una bambina

Una bella bambina con grandi problemi emotivi e con una grave situazione familiare e di disagio viene accolta in una classe speciale da un'insegnante specializzata a seguire bambini con difficoltà, con fragilità emotiva.

Torey Hayden racconta questa esperienza con grande partecipazione ed emozione; il coinvolgimento per chi legge è davvero grande: si prova rabbia, speranza, apprensione e commozione per i progressi di questa bambina. Il libro si legge tutto d'un fiato e l'empatia che l'autrice mostra per questa bambina è totale. La Hayden è specializzata in psicopatologia infantile e i bambini che descrive nei suoi libri, i "suoi" bambini, sono provati da terribili esperienze di abbandono, violenze sia fisiche che morali. Eppure rimangono pur sempre dei bambini e le loro emozioni ci coinvolgono e ci accorgiamo che sono anche le nostre.

Autore: Torey L.Hayden

Editore: Corbaccio

 

Città blu città gialla

 

Città Blu e Città Gialla sono vicine e separate solo da un fiume. Una è famosa per i suoi ombrelli variopinti, l’altra per i calzolai che fabbricano scarpe eccezionali.

Gli abitanti hanno sempre vissuto in pace e un ponte permette agli abitanti di passare da una sponda all’altra e tutti andavano d’accordo, finché un giorno non decidono di ridipingere il vecchio ponte che collega le due città: già, ma di quale colore?

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I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni