Giornata mondiale del rifugiato

Ricorre oggi 20 giugno la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Il tema scelto per quest'anno è l'intolleranza: qualunque sia la ragione della fuga dal paese d'origine questa è sempre legata ad una forma di intolleranza etnica, religiosa, politica o sociale. Nei paesi d'asilo, poi, le difficoltà per i rifugiati non sono finite: infatti sono molti quelli che devono affrontare altre forme di ostilità, di razzismo e xenofobia che mettono seriamente in discussione le loro possibilità di integrazione. In sostanza la fuga in paesi "più sviluppati" non garantisce affatto ai rifugiati la fine delle discriminazioni.

Su questo tema si terrà a Roma, presso la sede della Società Italiana per l'Organizzazione internazionale, una conferenza alla quale parteciperanno esponenti di governo, del mondo accademico, della società civile, rifugiati e richiedenti asilo. Nel corso della conferenza verrà lanciata una campagna di sensibilizzazione dal titolo "L'intolleranza ti isola" che comprende anche uno spot radiofonico e uno televisivo.

Nell'ambito delle celebrazioni è prevista l'assegnazione del premio "Per mare - al coraggio di chi salva vite in mare", nato dalla collaborazione tra l'UNHCR e il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera e conferito a chi, spesso a rischio della propria vita, sceglie di soccorrere i migranti vittime di naufragi.

Appare quindi sempre più importante e necessario lavorare per favorire accoglienza e rispetto e per far sì che le vicissitudini di chi è costretto a lasciare la propria terra e a cambiare vita possano essere fonte di conoscenza e di arricchimento per i paesi ospiti. Soprattutto ai giovani devono essere mirati gli interventi di divulgazione corretta di questo fenomeno, strettamente legato alle libertà individuali e ai diritti civili. Dalla consapevolezza del ruolo centrale svolto dalla scuola per creare presupposti positivi e condizioni favorevoli all'accoglienza da parte dei ragazzi, il Centro Astalli ha promosso nell'ambito del progetto «Finestre-Nei panni dei rifugiati» una serie di incontri nelle scuole secondarie durante i quali 4 giovani rifugiati, con storie estremamente significative, hanno accettato di raccontare le loro esperienze a circa 12.000 studenti di 50 scuole. 

Si tratta di storie coraggiose e sofferte come quella di Mami, originaria del Congo, imprigionata e torturata perché faceva parte di un movimento che reclamava diritti umani, e che oggi vive non lontano da Roma; di Alì, un ragazzo sudanese di 26 anni giunto in Italia dopo 16 giorni in mare; di Isabel Castagno, colombiana sopravvissuta al sequestro e testimone di uccisioni e violenze, liberata per caso e costretta a lasciare in tutta fretta il suo paese e la sua famiglia, o di Adam Sidig originario del Darfur, guerrigliero nel "Sudan Liberation Movement", che ha visto bruciare il suo villaggio, è stato arrestato con il padre e i suoi fratelli, oggi vive a Roma e lavora da Ikea. E' Alì che alla domanda "Fa male ricordare?" risponde: "Quello che fa più male è sentirsi chiamare clandestini".

Questi incontri hanno permesso ai ragazzi «di ascoltare dalla voce di un testimone cosa vuol dire scappare da un paese dove i diritti fondamentali non vengono garantiti e l'incolumità personale è in costante pericolo», come ha detto don Vinicio Albanese, presidente nazionale della Comunità Capodarco.

Con l'auspicio che queste testimonianze servano a restituire dignità, rispetto e "ammirazione" per i protagonisti e ad apprezzare la relativa sicurezza e facilità delle nostre vite, comprendendo che ciò che per noi è diritto scontato e acquisito, è ancora oggetto di dure lotte e battaglie in gran parte del mondo.

Sulla giornata 

Documenti, dati e linee guida dell'UNHCR 

Lilli Garrone, Alì e gli altri, vita da rifugiati politici, Corriere della Sera del 16 giugno 2007

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