Scoprirsi fratelli

Dal secondogenito in poi si nasce non solo figli ma fratelli.
Ma come si diventa veramente tali?

 

 

Fermo restando che grossa importanza hanno le peculiarità caratteriali di ognuno, così come la differenza di età e di sesso - e su questi elementi , non c’è dubbio, possiamo fare ben poco - c’è di fondo un grossa responsabilità dei genitori nella nascita o meno del rapporto tra fratelli.

Ma non si tratta tanto di quel che noi possiamo fare quanto piuttosto di quel che noi non dobbiamo fare: intervenire.
Tanto più forte è l’intervento genitoriale nel rapporto tra i figli, tanto meno questi sapranno sviluppare un sentimento esclusivo e forte che, solamente se ben radicato, sarà capace di resistere alle innumerevoli difficoltà che la vita porrà loro nel mezzo.

Perché la fratellanza non si studia sui libri, si vive sulla pelle, si sviluppa nella complicità, nell’aiuto, nel sotterfugio di sopravvivenza, nell’alleanza generazionale.

Non si diventa fratelli perché qualcuno, tanto meno nostra madre, ci dice che ci dobbiamo voler bene. Si diventa fratelli perché solo un fratello capisce quanto è bello quel bacio di mamma, solo un fratello capisce quanto è antipatica quando si arrabbia, solo un fratello capisce quanto è bello andare alla partita con quel papà lì, quel particolarissimo papà lì, quella specialissima mamma lì. E quanto è bella la vacanza in quel mare o su quei monti, o come sono buone le lasagne della nonna.

E attraverso cosa nasce tutto ciò oltre al vivere gli stessi luoghi, assaporare gli stessi sapori e gli stessi profumi, conoscere le stesse voci?
Attraverso la gelosia accolta e non negata, attraverso i conflitti vissuti e non annullati, attraverso il riconoscimento dell’altro come diverso e unico, ma che appartiene allo stesso mondo.

Se noi genitori saremo capaci di non etichettarli, di non confrontarli, di non costringerli ad amarsi, lasciandoli liberi di far uscire le parole senza intervenire, se saremo capaci di non mediare tra loro e sapremo essere solo osservatori, avremo il privilegio, grande e unico, di vedere nascere e crescere quel sentimento speciale che passa sotto il magico nome di “fratellanza”.


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Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

Jack il puzzone

Immagina la scena: sei in classe, e tutto sembra tranquillo. All’improvviso, qualcuno sgancia una puzza terrificante. Silenzio. Ora immagina questo: tutti si voltano, e danno la colpa a TE!
E’ quello che succede a Jack, ed è la fine: diventa il puzzone più famigerato della scuola. Ma lui non si perde d’animo e chiede aiuto alla scienza. Obiettivo: liberare se stesso e il mondo dalle puzza delle puzze! Chissà che non riesca davvero a brevettare l’invenzione del secolo? Tappatevi il naso e preparatevi a ridere! Una lettura esilarante, accompagnata dalle illustrazioni di AntonGionata Ferrari, Premio Andersen 2007 come miglior illustratore italiano.

L’autore: Raymond Bean è un insegnante di quarta elementare (la classe di Jack!). Questo è il suo primo libro. Uscito come un’autoproduzione, Jack il Puzzone ha scalato le classifiche ed è stato già tradotto in cinque Paesi. Raymond ha sempre sognato di scrivere libri. Nato a New York, nel Queens, prima di insegnare e scrivere, ha lavorato in produzioni televisive e cinematografiche. Ama ridere. Sposato, con un figlio, vive a New York.

autore: Raymond Bean

editore: Il castoro