Il planetario

Fin dall'antichità l'uomo è stato affascinato dalla bellezza del cielo e ha cominciato a studiarlo. La maggior parte delle stelle visibili ad occhio nudo fu divisa in gruppi chiamati costellazioni, a cui furono associate immagini di divinità, di eroi e di animali. 
Oggi la sfera celeste è divisa in 88 costellazioni, delle quali 12 formano lo zodiaco.



Il primo telescopio ottico fu costruito nel 1608 da Hans Lippershey, un ottico olandese. L'anno successivo Galileo Galilei lo modificò, costruendo un telescopio astronomico per l'esplorazione dello spazio cosmico. Da allora, astronomi e appassionati trascorrono ore in contemplazione dell'affascinante volta celeste.

La maggior parte di noi si ferma ogni tanto ad osservare il cielo stellato, soprattutto d'estate in riva al mare, dove il cielo è più puro perché lontano dalle luci artificiali delle città e dal fumo delle fabbriche, rimanendo affascinato da uno spettacolo ineguagliabile.

Questo meraviglioso spettacolo si può osservare anche durante tutto il resto dell'anno, basta andare in un osservatorio astronomico, dove è possibile osservare le stelle e i pianeti con dei telescopi, o in un planetario, un edificio in cui vengono riprodotti in modo estremamente realistico su un soffitto semisferico la volta celeste e tutti i suoi fenomeni, grazie ad uno strumento ottico che si chiama, appunto, planetario. 

Per osservazioni... casalinghe, si può scaricare sul proprio computer Stellarium, un planetario gratuito open-source. Si tratta di un programma davvero affascinante che porta la volta celeste in 3D sul monitor, in modo molto realistico. 

In Italia sono presenti circa 40 planetari, nella maggior parte dei quali vengono organizzati interessanti percorsi didattici studiati appositamente per i bambini e i ragazzi:

Osservatorio Astronomico Acquaviva delle Fonti – Bari 
Osservatorio Astronomico di Bologna 
Osservatorio Astronomico di Cagliari 
Osservatorio Astronomico del Chianti 
Planetario di Firenze 
Osservatorio Astronomico di Arcetri – Firenze 
Osservatorio Astronomico del Righi – Genova 
Planetario di Lecco 
Planetario Alberto Masani - Marina di Carrara 
Planetario di Milano 
Planetario di Modena 
Planetario della Città della Scienza Napoli 
Osservatorio Astronomico di Capodimonte – Napoli 
Osservatorio Astronomico di Padova 
Osservatorio Astronomico di Palermo 
Osservatorio Astronomico di G.D.Cassini a Perinaldo 
Planetario di Perugia 
Planetario del Museo Balì - Pesaro Urbino 
Planetario Pisa 
Osservatorio Astronomico di Roma Monte Porzio Catone Roma 
Planetario di Roma 
Planetario di Ravenna 
Planetario di Reggio Calabria 
Planetario Museo Civico di Rovereto 
Osservatorio Astronomico di Teramo
Planetario di Torino 
Osservatorio Astronomico di Torino 
Osservatorio Astronomico di Trieste 
Osservatorio Astronomico della Valle d'Aosta 
Planetario di Venezia 
Osservatorio Astronomico di G.V. Schiaparelli – Varese 

 

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Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Il Guerriero di Legno

Cosa siamo senza la nostra storia? Una pianta senza radici.
È così che si sente il Vecchio Albero, Guerriero di legno, quando perde la sua magica capacità di raccontare storie. Un vecchio albero è quanto di più vicino ci sia all'immagine della stabilità, della solidità. Ma se non c'è memoria, non c'è voce, ma solo un grande silenzio. L'albero guerriero non è solo, però: tutti i giovani alberi, che avevano sempre ascoltato i racconti del vecchio albero, diventano a loro volta narratori di storie, testimoni di quella memoria che è stato loro tramandata. Diventano dunque capaci di rigenerare la primavera delle parole dando così sollievo a chi non è più in grado di trattenere ricordi.

Un tema difficile, quello dell'anziano che per colpa della malattia perde la memoria, raccontato ai bambini con toni poetici, dove traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole. Così la pagina in cui la betulla argentata chiede una storia assume tonalità blu come l'argento, gli oggetti dai colori vivaci appaiono man mano che l'albero li descrive. Perfino il sole con la risata scoppiettante ha i raggi come popcorn. Poi arriva il vuoto e il silenzio della memoria e le pagine si adeguano, nei colori freddi dell'inverno. Non si guarisce, ma molto si può fare, e anche i colori tornano in qualche dettaglio pur rimanendo tenui e delicati.

Nel testo troviamo una felice parallelo tra i libri e il bosco. Nel nostro immaginario i libri hanno molti legami con le foreste, le biblioteche sembrano un po' dei boschi, pensiamo per esempio agli allestimenti nelle manifestazioni per ragazzi dove tantissimi libri sono appesi alle pareti con dei fili e i bambini possono passarci in mezzo, fermarsi e aprirli. 
I libri, infine, ci aiutano là dove la nostra memoria non può arrivare. Anche loro ci salvano dall'oblio e ci guidano nei sentieri del bosco.

Autore: Lorenza Farina - Manuela Simoncelli

Editore: Lineadaria editore