Miloud Oukili

“C’era una volta un clown con le tasche sempre piene di nasi rossi per far sorridere la gente…”

Il Clown di questa favola è Miloud Oukili, nato a Parigi nel 1972 da madre francese e padre algerino, che nel 1992 arriva a Bucarest per una tournée e incontra per la prima volta i bambini delle strade di Bucarest.

Durante uno dei suoi spettacoli in strada, alcuni spettatori aggrediscono dei piccoli straccioni che guardano divertiti Miloud, il quale per stemperare gli animi, mima la scena ridicolizzando gli aggressori e riuscendo a trascinare la folla in un forte applauso. Alla fine dello spettacolo divide con i due ragazzini quanto è riuscito a racimolare nel suo cappello con l’esibizione.

Miloud vede uscire bambini e ragazzi dai tombini di questa città appena liberata dalla dittatura, e si rende conto che le fogne di Bucarest brulicano di bambini, bambini che sono scappati da casa, abbandonati o orfani e che per sopravvivere si rifugiano nelle fogne della città dove passano le condutture dell’acqua calda. Nella sola Bucarest ci sono 2000 bambini senza famiglia che spesso partoriscono altri bambini che continuano a vivere per strada. Ragazzi che non hanno un’identità perché per il governo rumeno non esistono.

In Romania, un paese poverissimo, arretrato dal punto di vista economico e tecnologico, dove per anni la dittatura di Ceausescu aveva imposto 5 figli a donna, sono proprio i bambini i più colpiti da questa situazione, perché quando i genitori non sanno più come campare a causa della miseria, li abbandonano. Non ci sono più i terribili orfanotrofi che durante tutta la dittatura sino al 1989 ospitavano centomila bambini, ma l'alternativa è stata la strada: i ragazzi dormono sui marciapiedi o nelle fogne, sopravvivono grazie a piccoli espedienti, si prostituiscono e si stordiscono con la droga.

L’indifferenza delle istituzioni locali ha fatto sì che i bambini vengano considerati spazzatura dalla polizia e dai ricchi turisti occidentali che li utilizzano come macchine per il sesso a buon mercato e come fornitori di organi.

Miloud appena ventenne decide di rimanere a Bucarest per cercare di fare qualcosa per loro, decide così di scendere nelle fogne; chiedendo ospitalità senza però offrire carità, chiede loro che gli insegnino il rumeno, in cambio potranno imparare da lui a fare i giocolieri, perché così riusciranno a guadagnare qualche soldo.
I ragazzini delle fogne, vinta la prima diffidenza, incuriositi da quell’uomo che li accetta per quello che sono, senza giudicarli e senza volere il loro corpo, cominciano ad ascoltarlo.

La prima cosa che Miloud cercò d’insegnargli fu il rispetto per se stessi; se volevano cambiare vita, niente colla, la droga dei poveri che li aiutava a non sentire i morsi della fame e la disperazione, e niente prostituzione. Con amore e pazienza riuscì a convincere molti ragazzi a lasciare la strada rifiutando la violenza ed il degrado.

Nel 1995 con l’aiuto di alcuni amici e di alcune organizzazioni francesi ed italiane ha dato vita alla Fondazione Parada, una fondazione che amministra il denaro con cui molte associazioni europee sostengono i suoi sforzi per il recupero dei ragazzi di strada attraverso sia la realizzazione di alcune case famiglia sia l’attività circense, grazie alla quale oggi sono moltissimi i ragazzini rumeni che ricevono regolarmente assistenza sociale e sanitaria, in case famiglia o frequentando un centro diurno e ricevendo una formazione.

Miloud e i suoi ragazzi dal 1998 fanno spettacoli in Romania, in Italia, in Francia, e in Germania. Esibendosi in numeri circensi, giocoleria e clownerie, magia e acrobazia dove i ragazzi raccontano, sorridendo e facendo sorridere, la propria storia e i propri sogni, i successi e le difficoltà, sempre con una finalità educativa e di sensibilizzazione.

Questi sono i numeri con i risultati della Fondazione Parada:

600 sono i ragazzi che frequentano, anche saltuariamente, un centro sociale diurno ricevendo assistenza e formazione.
150 ricevono assistenza sanitaria grazie ad un centro soccorso mobile che gira di notte per le strade di Bucarest.
100 tra bambini e ragazzi sono stati reintegrati o a scuola o nella loro famiglia.
50 ragazzi hanno trovato lavoro e una professione.
60 ragazzi sono alloggiati in appartamenti sociali autogestiti che costituiscono il primo nucleo di una rete di case-famiglia.
50 fanno parte della compagnia di clown Parada che ogni anno viene in tournée in Italia.
30 hanno trovato un lavoro.

Da quando è nata la fondazione sono circa 3.000 fra bambini e ragazzi che hanno fatto un percorso di reinserimento.

Miloud ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, il più importante dei quali è il Premio Unicef  “Dalla parte dei bambini”, nel 1999 per essersi distinto nella difesa dei diritti dell’infanzia.

Per saperne di più:

Fondazione Parada Romania

Fondazione Parada Italia

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Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

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