Aung San Suu Kyi

La ricerca di democrazia in Birmania è la lotta di un popolo per vivere una vita piena e significativa come membro libero ed eguale della comunità mondiale. È una caratteristica dello sforzo incessante dell'uomo per dimostrare che lo spirito umano può trascendere i difetti della sua stessa natura.


Sono parole scritte nel 1989 da Suu Kyi, la voce coraggiosa della Birmania, in un saggio che avrebbe dovuto essere raccolto in un volume sui diritti umani e la democrazia, ma che non riuscì a completare perché fu arrestata.


Qualche giorno fa (24 settembre 2007), i giornali hanno pubblicato l'immagine di Aung San Suu Kyi sul cancello della sua casa, ripresa con un telefono cellulare da uno dei monaci che manifestano contro il regime in Birmania. Erano anni che non si sapeva nulla di lei, e pare che ora sia stata trasferita in carcere.

Aung Suu Kyi è figlia del generale Aung San, esponente dell'indipendenza birmana, assassinato - assieme alla maggior parte dei componenti del suo governo provvisorio - nel luglio 1948. Un mese dopo, un gruppo di generali prese il potere compiendo l'ennesimo massacro. Questa piccola donna divenne la guida dell'opposizione democratica nel 1988, quando tornò in Birmania in occasione della malattia della madre. Mancava da anni dal suo paese, dato che aveva sposato un inglese e viveva a Oxford con il marito e i figli. Riuscì a smuovere le folle e a mettere in crisi il regime che soffocò la rivolta provocando tremila morti. Un anno dopo fu arrestata, nell'anniversario della morte del padre. Nonostante il clima, il Consiglio di Stato nel 1990 indisse le elezioni, per cercare di ingannare l'opinione pubblica mondiale nella speranza che l'opposizione fosse troppo frammentata, con Suu Kyi agli arresti; ma una maggioranza schiacciante votò per lei, e il regime - rimasto disorientato - rifiutò di liberarla e invalidò le elezioni, continuando a governare con la forza e la violenza con gravi violazioni dei diritti umani.

Suu Kyi fu liberata di nuovo nel 1995, quando probabilmente il regime pensava di riuscire a mantenere stabilità nel potere. Il governo ha paura di lei, per la sua straordinaria capacità di farsi portavoce dei diritti umani, perché riesce a mobilitare un popolo; per questo occorre bilanciare il livello di repressione e non dare un'immagine all'esterno troppo truce. In questi ultimi anni, il regime si è rafforzato, grazie anche a investitori stranieri, chiudendo anche la minima speranza di dialogo con la lega democratica, tanto che nel 2003 Suu Kyi venne nuovamente messa agli arresti domiciliari, e da allora non se ne era saputo nulla.

Con i suoi scritti, con le sue speranze, questa piccola donna è riuscita a far vedere all'opinione pubblica internazionale che cosa succedeva in quell'angolo di mondo; la sua attività per la democrazia in difesa dei diritti umani le è valso il Premio Nobel nel 1991. Nei suoi saggi dice con ottimismo e totale fiducia che le cose cambieranno; esprime una volontà di pace e non violenza parlando di riconciliazione a una controparte ottusa e violenta, e la sua forza sta proprio in questo; una grande speranza non soltanto per il popolo birmano, ma per tutti i popoli oppressi: gli oppositori del movimento democratico birmano hanno cercato di minarlo, da un lato negando la capacità della gente a giudicare ciò che conveniva alla Nazione e dall'altro respingendo i princípi basilari della democrazia come non consoni alla mentalità birmana. Nulla di nuovo nel fatto che governi del Terzo Mondo cerchino di giustificare e di perpetuare l'autoritarismo denunciando come alieni i principi liberaldemocratici, arrogandosi di conseguenza il diritto ufficiale ed esclusivo di stabilire ciò che è conforme o meno ai canoni culturali indigeni.

Le citazioni e la foto sono tratte dal libro: "Liberi dalla paura", raccolta di scritti di Aung San Suu Kyi - Diritti-Rovesci - Sperling Paperback

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Il banchiere dei poveri

Muhammad Yunus vive in uno dei paesi più poveri del mondo. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell'analfabetismo e della alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali.

E' difficile, quindi, immaginare che l'Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, è nata qui la Grameen Bank e con essa un'idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Yunus ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione - bengalese (dodici milioni di persone) gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi.

La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito (e sono state in maggioranza donne) vengono messi nella condizione di affrancarsi dall'usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino. 

Segnaliamo un articolo su Muhammad Yunus scritto dalla redazione di Officina Genitori

autore: Muhammad Yunus
editore: Feltrinelli

Guida al consumo critico

"Il consumo critico e grandi campagne di sensibilizzazione hanno indotto varie imprese a imboccare la strada della responsabilità sociale e ambientale. Ma ancora troppe continuano a violare i diritti umani, sfruttando i piccoli produttori del sud del mondo, volendo imporre gli organismi geneticamente modificati, sostenendo regimi oppressivi, finanziando guerre, rifornendo eserciti. Ecco la necessità di informarci per fare sentire alle imprese tutto il nostro peso di consumatori che dicono no a comportamenti irresponsabili. Questa guida aiuta a stabilire su quali prodotti far ricadere le scelte d’acquisto, per indurre le imprese a comportamenti migliori, perché il consumo ha su di esse potere di vita o di morte."

Autore: Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Editore: EMI

Genitori Manipolatori. Riconoscere e fuggire l'amore malato

Sappiamo tutti che colpevolizzare i figli, insultarli o denigrarli in pubblico sono azioni abominevoli, che intaccano l'autostima dei ragazzi, rendendoli insicuri delle proprie sensazioni. Ma a nessuno viene in mente che ciò significhi non amare i figli, né tanto meno essi hanno la percezione di subire un sopruso. 

In effetti non è facile capire dove sta il limite tra un normale sbotto genitoriale, un momento di debolezza o insicurezza educativa e un comportamento persistente di maltrattamento emotivo. La differenza sta nella frequenza e nei modi impiegati per esercitare il proprio potere, instillando sensi di colpa con comportamento spesso insensati e ingiustificati. I genitori di questo tipo sono "manipolatori" patologici, sono quelli che in psichiatria vengono definiti con personalità narcisistica.

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