I G.A.S.

I Gruppi di Acquisto Solidale (G.A.S.) nascono dalla considerazione che i piccoli gesti quotidiani possono influire significativamente a livello globale e che la forza e le capacità dei singoli si moltiplicano in modo esponenziale, se si mettono insieme.

Persone che condividono questa sensibilità si sono organizzate in gruppi, per lo più nati spontaneamente, allo scopo di acquistare direttamente dai produttori merci che abbiano le seguenti caratteristiche: 
- siano stati prodotti in modo equo, vale a dire senza sfruttare i lavoratori. 
- siano prodotti con procedure ecologicamente compatibili, cioè tramite l'agricoltura biologica o biodinamica, se si tratta di vegetali. 
- sia stato attuato l'allevamento non intensivo nel rispetto degli animali, per la carne ed eventuali derivati (pelli, lane, …). 
- siano frutto di una produzione industriale a ridotto impatto ambientale, per altre tipologie di prodotti (detersivi, carta, abiti, mobili, ecc.). 
- il luogo di produzione/allevamento/coltivazione non disti troppo, se possibile, dal luogo di consumo, per ridurre l'inquinamento legato al trasporto. 

Il vantaggio di unirsi in un gruppo è evidente: se comprare direttamente dal produttore come singoli è estremamente complicato, a volte impossibile, per ragioni logistiche e organizzative, fare rete diventa la soluzione. 
Per il produttore c'è il vantaggio economico di vendere quantitativi consistenti di merce, e quindi diventa disponibile ad effettuare il trasporto a costi non proibitivi, mentre la fatica e gli impegni della gestione vengono divisi fra tutti i membri del gruppo e diventano così più sostenibili e compatibili con la vita quotidiana. 

Vi sono molte tipologie di G.A.S., da quelli costituite da poche famiglie (anche meno di 10) che abitano vicine o sono unite da altri fattori aggreganti, a gruppi nati a latere di sedi locali di associazioni o movimenti, che contano anche centinaia di aderenti. 

Il valore del G.A.S. va al di là dell'acquisto, che già di per sé rappresenta un notevole scardinamento delle logiche di mercato e di sviluppo del nostro mondo. 

C'è un valore sociale: i gruppi si riuniscono di solito una volta alla settimana, per decidere cosa comprare, e i compiti di ciascuno. 
Si riuniscono o in una sede associativa, o a turno nelle case degli aderenti. Il ritrovarsi, il fare rete, diventa un modo per sostenersi a vicenda e socializzare. 
Solitamente ogni membro del gruppo segue uno o più fornitori, occupandosi degli ordini e dell'analisi dell'offerta. 
Ogni membro del gruppo si impegna anche a cercare nuovi produttori, allargando così la rete dei fornitori e favorendo il mercato locale, che troverebbe in questo sistema, se più diffuso, un modo per contrastare la globalizzazione sia nella produzione che nella distribuzione. 

Di fatto appartenere ad un G.A.S. è un modo concreto di opporsi al modello economico e di consumi dominante, e di non sentirsi soli nel farlo, ma anzi cercando il sostegno e l'appoggio di chi condivide la medesima critica e vuole attivarsi praticamente per portarla avanti. 

Presenti in Italia dal 1994, dal 1997 i Gruppi di Acquisto Solidale si sono messi in rete, creando Retegas (www.retegas.org), che ha lo scopo di collegare i vari gruppi, favorire lo scambio di informazioni sui prodotti e sui produttori, diffondere l'esperienza dei gruppi di acquisto e l'idea di un consumo critico. 
Attualmente esistono in Italia 352 G.A.S. censiti da Retegas. 

Per saperne di più
Retegas 
Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al consumo critico (2003) - Editrice Missionaria Italiana 

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Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi

E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli