Scuola e intercultura

Si fa un gran parlare dell'accettazione del diverso da sé, dei tempi che sono maturi per una scuola che diventi portavoce e promotrice di intercultura : 

"Adottare la prospettiva interculturale, la promozione del dialogo e del confronto tra culture, significa non limitarsi soltanto ad organizzare strategie di integrazione degli alunni immigrati o misure compensatorie di carattere speciale.
Insegnare in una prospettiva interculturale vuol dire piuttosto assumere la diversità come paradigma dell'identità stessa della scuola, occasione privilegiata di apertura a tutte le differenze."


Questo stralcio è tratto dal progetto ministeriale La via italiana all'intercultura: le azioni per l'integrazione degli alunni stranieri. Significativi i dati numerici sugli alunni non italiani inseriti nelle scuole nello scorso anno scolastico 2006/2007:
http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/231007.shtml

Ampio il settore di aggiornamento dedicato ai dirigenti scolastici italiani in particolare nelle realtà di Lazio, Piemonte e Lombardia dove troviamo i più alti coefficienti numerici di popolazione scolastica di altra lingua. Attraverso queste iniziative i presidi potranno interagire con gli enti pubblici nel modo più snello e fruttuoso possibile. 
E la formazione docente? 

I docenti insieme agli alunni sono gli attori principali di questa integrazione e devono essere previsti per loro corsi obbligatori e articolati in modo che possano sviluppare strategie mirate sia al superamento delle difficoltà cognitive legate all'apprendimento della lingua italiana, sia ad una reale integrazione degli studenti di altra nazionalità per favorirne l'amalgama all'interno della società. 
Per fare tutto questo i docenti italiani non sono pronti. E' necessaria prima di tutto la diffusione di una cultura dell'accettazione del diverso a 360 gradi che comprenda proprio il concetto di scuola accoglienza e non di scuola selezione. 

I messaggi in questo senso sono contrastanti. Una buona parte dell'opinione pubblica e anche il ministero in alcuni suoi messaggi auspica il ritorno a metodologie di selezione che immancabilmente andranno a colpire i più deboli culturalmente, i meno stimolati quelli con minori possibilità economiche e quindi anche culturali. 
Dall'altra, altresì, individua negli insegnanti e nei dirigenti scolastici i portavocedell'occasione privilegiata di apertura a tutte le differenze ma per far questo non mette e disposizione i giusti mezzi di formazione; quelli che potrebbero veramente fare la differenza tra le generazioni e gettare reali basi di costruzione di intercultura attraverso la scuola. 
Ci affideremo ancora una volta alla buona volontà del singolo? 

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Arcobaleno fa la pace

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"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud