Sviluppo ludico

Il gioco rappresenta per il bambino la possibilità di relazionarsi con se stesso in primis, con il resto della società in secundis ed è fondamentale per lo sviluppo emotivo ed intellettivo, per una crescita serena ed equilibrata.
Lo sviluppo ludico si modifica durante la crescita del bambino, con il passare degli anni. Se nei primi mesi di vita saranno la pelle della mamma, piuttosto che le sue manine, a rappresentare per il bambino l’unico metodo di gioco/conoscenza, con l’età si troverà ad avere necessità di altri strumenti, i più diversi e disparati. E per lui significherà in ogni caso un passaggio e un distacco (1-2 anni), una definizione di sé diversa da quella della mamma. Momenti importanti, tappe da superare, per una tranquilla crescita emotiva.


Se, ad 1 anno, un piatto ed un mestolo di legno saranno utilizzati per produrre un suono (alla stessa stregua di un tamburo), facilmente a 2-3 anni quegli stessi oggetti si trasformeranno in un principe ed il suo destriero. Ma che succederà dai 6-7 anni? L’assimilazione delle regole… l’obiettivo di ogni genitore sarà finalmente raggiunto. Quello stesso cucchiaio e quello stesso piatto non rappresenteranno più un mero strumento ludico, ma saranno collocati nel giusto spazio: a tavola.
A 6-7 anni il bambino riuscirà ad avere una percezione diversa della realtà, per questo cercherà altri strumenti di gioco che siano necessariamente più vicini alla sua quotidianità fatta di scuola, palestra, ecc. Le regole non saranno più imposte dall’adulto ma assimilate e utilizzate per il buon andamento del gioco stesso.

È importante e necessario che fin da piccolo il bambino abbia sufficiente libertà di gestione del gioco. Troppo spesso gli adulti si impongono con la loro presenza nel gioco dei proprio figli, per “aiutare”, “costruire”, “guidare”, i loro momenti di svago e relax, talvolta ottenendo dei risultati contrari alle proprie aspettative: il bambino smette di giocare.
È compito di noi genitori offrire gli strumenti, affinché il bambino li utilizzi, ma con molta discrezione. La creatività non va repressa né inquadrata negli schemi, non è opportuno farlo semplicemente perché un bambino ragionerà diversamente dall’adulto, i tempi sono diversi, le percezioni sono diverse.

Quanti genitori hanno rilevato un’anomalia nel vedere il proprio figlio colorare visi d’arancione e capelli di rosa e sono andati a ricercare chissà quale significato recondito in tale scambio di colori? Per il bambino sono tutte prove, esperienze, che serviranno a costruire la sua personalità, che stimoleranno la fantasia a risolvere piccoli problemi quotidiani. Memoria, capacità di attenzione/concentrazione, il ripetere azioni all’infinito, strilli quando il gioco non riesce, sono tutti mattoncini che servono per crescere.

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Padri e Figlie istruzioni per l'uso

"[…] il cuore non deve appartenere al papà. Il cuore di una ragazza deve essere libero. Libero di diritto.
Guai a quei padri "idoli "che rendono impossibile un altro amore. Guai a quei padri così assillanti da impedire di vivere una vita propria. Guai infine a quei padri assenti che costringeranno la figlia a una ricerca lunga tutta una vita."

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Senza Biglietto da visita. Cosa sei disposta a lasciare per essere te stessa?

Veronica Viganò, ex "manager ninja", e ora blogger e consulente di comunicazione è una mia amica. Virtuale finché volete ma mia amica.

Ci siamo conosciute via web 7 anni fa, e credo parlate al telefono solo una volta, quando a Radio24, insieme a Iolanda Restano, ha recensito il mio libro  "Mammina Vecchia fa buon brodo”.  Ho capito che tra noi c’era feeling dal modo in cui ha commentato alcuni capitoli: si avvertiva che avevamo lo stesso sentire, la stessa visione della maternità e del nostro essere donne. Per anni ci siamo incrociate sui social, mettendo “mi piace” ai rispettivi post: soprattutto quando si parlava di “mammitudine” e tematiche relative al lavoro. Così, quando qualche mese fa è uscito il suo libro “Senza biglietto da visita”  l’ho subito ordinato, letto tutto d’un fiato e capito che era giunto il momento di ricambiare il favore.

 

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La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza