Marguerite Barankitse

«L’Europa versa lacrime su di noi africani. Ma per aiutare qualcuno non bisogna piangergli addosso. Quando l’Occidente parla dell’Africa, ne parla come di un continente perduto. Ma io voglio dare voce alla speranza perché, sempre e comunque, la vita è una gioia». M.B.

Non c’è cosa peggiore per un uomo che essere costretti ad assistere impotenti, legati ad una sedia, al massacro di 72 persone.

Questo è quello che è successo nel 1993, a Margherite Barankitse, insegnante burundese di etnia tutsi, quando fu testimone di un orrendo massacro perpetrato dalla sua gente nei confronti degli hutu.

Scampata miracolosamente al massacro, prese con sé 25 bambini di diversa etnia, mettendoli in salvo. Da allora sono trascorsi 14 anni e i bambini vittime del genocidio, della fame e della piaga dell’Aids, che hanno avuto la fortuna d’incontrarla sono diventati oltre diecimila.

Marguerite è diventata operatrice umanitaria, dirige l'organizzazione non governativa Maison Shalom, con sede a Ruyigi in Burundi, centro d’accoglienza nato per tentare di riunire le famiglie, dove forniscono alloggio, assistenza medica e istruzione a bambini senza casa e senza famiglia.

In questi anni la fondazione Maison Shalom ha realizzato a Ruyigi e in tutto il Burundi, sei case famiglia, ognuna di loro accoglie un'educatrice e 5 bambini da 0 a 4 anni, tre “Villaggi” che ospitano circa 1.000 orfani dai 4 ai 25 anni, centotrenta abitazioni raggiunte dall’acqua e dall’elettricità (altre centodieci sono in costruzione), un cinema, una sala multimediale, negozi di genere alimentari, due fattorie, una sartoria, un parrucchiere, un panettiere, tutte attività gestite direttamente dai giovani e supervisionate dall’organizzazione Maison Shalom. Nei prossimi mesi dovrebbe terminare la costruzione di una parte di un ospedale pediatrico a Ruyigi. Inoltre in tutto il Burundi oltre 20.000 bambini vivono in famiglia grazie al sostegno economico dell’organizzazione che aiuta le famiglie nella crescita dei bambini esonerandoli dai costi delle tasse scolastiche e garantendo loro cibo ed abbigliamento.

Attualmente l'organizzazione aiuta donne e bambini che, dopo anni di esilio in Tanzania, rientrano in Burundi per cercare di ricostruirsi una vita.

Il sogno di questa straordinaria donna coraggiosa, spesso minacciata di morte, è che i ragazzi, che crescono all’interno di uno dei centri gestiti dall’organizzazione Maison Shalon, possano diventare un giorno membri della nuova classe dirigente del Burundi. Ed è quello che è successo a una ragazza, che dopo aver trascorso alcuni anni della sua infanzia all’interno della Maison Shalom ha avuto la possibilità di andare a studiare all’estero, ed una volta rientrata in Burundi è stata eletta governatore provinciale.

L'impegno di Marguerite Barankitse in questi anni è stato ampiamente riconosciuto:

- Nel 2003 ha ricevuto il premio Nobel dei bambini.
- Nel 2004 ha ricevuto il Four Freedoms Award da parte dell'Istituto Franklin ed Eleanor Roosevelt e il Voices of Courage Award da parte del Comitato femminile per le donne e i bambini rifugiati.
- Nel 2005 le è stato assegnato il Premio Nansen per i Rifugiati.

Ma il riconoscimento più grande che ha ricevuto è la gioia di sapere che i suoi diecimila “figli” come vengono da lei chiamati, lei che non ne ha avuti di suoi, abbiano imparato il perdono, perché è certa che non ci può essere futuro senza “una totale conversione del cuore”.

La straordinaria vicenda di Marguerite è raccontata in una biografia di Christel Martin dal titolo Madre di diecimila figli, Piemme ed..

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Mi hanno ucciso le fiabe. Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli.

Durante l'osservazione del comportamento di alcuni bambini del suo Centro giochi di Masal, l'autrice - nota psicoterapeuta, rimane impressionata dalla seguente conversazione: "Secondo me dovrebbero dare il permesso agli americani di usare la bomba atomica così ne sganciano una su Bagdad ed è finita la guerra". Un'altro bambino risponde "Io penso che sia sbagliato perchè se butti una bomba atomica su Bagdad uccidi tutta la gente e poi anche...come si chiama..Aladino. Così uccidono tutte le nostre fiabe e non ci sono più fiabe". Dialogo surreale che mette in evidenza un problema molto serio: guerre, massacri di innocenti, armi chimiche, attacchi kamikaze ed eventi naturali incontrollabili: le notizie dei disastri colpiscono grandi e piccini e nessun mass media riserva spazi a loro adeguati per aiutarli ad impadronirsi della realtà.

In questo libro Masal Pas Bagdadi ha intervistato bambini e fermato i loro pensieri e le loro emozioni ma soprattutto ci insegna a stare loro vicini, a rassicurarli e a decodificare le loro paure sui grandi temi della guerra e della distruzione. Ci dice come dirglielo e cosa dirgli, cosa fargli sapere e cosa non fargli vedere, ci mette in guardia contro le difficoltà che si possono incontrare e ci suggerisce come affrontarle.

Un libro per entrare in sintonia con i propri figli, per comprendere i loro ragionamenti e percepire le realtà che possono provvedere al loro fondamentale bisogno di sicurezza.

autore: Masal Pas Bagdadi

editore: Franco Angeli

 

Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi

Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello