Donne in difficoltà

La tipologia di violenza più comunemente esercitata sulle donne è proprio quella che nasce all'interno delle relazioni di fiducia: la vita di molte ragazze e di molte donne viene quotidianamente devastata da padri, fidanzati e mariti violenti.

I numeri sono impressionanti: 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale.

 

Ci sono però importanti segnali di miglioramento, che emergono dall’Indagine ISTAT “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia” pubblicata a giugno 2015 che fa riferimento all’anno 2014. Rispetto all'indagine precedente, lo studio rileva che “Negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3 all'11,3 per cento, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

È in calo sia la violenza fisica sia quella sessuale, dai partner o ex partner (dal 5,1 al 4 per cento la fisica, dal 2,8 al 2 per cento la sessuale) come dai non partner (dal 9 al 7,7 per cento). La diminuzione è particolarmente accentuata per quanto riguarda le studentesse, che passano dal 17,1 all'11,9 per cento nel caso di ex partner, dal 5,3 al 2,4 per cento da partner attuale e dal 26,5 al 22 per cento da non partner.

In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3 al 26,4 per cento), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

All’aumentata capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle, si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subita un reato (dal 14,3 al 29,6 per cento per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell'ordine (dal 6,7 all'11,8 per cento). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8 al 75,9 per cento) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4 al 4,9 per cento). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell'ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne che si dicono molto soddisfatte del lavoro svolto da Carabinieri o Polizia  passano dal 9,9 al 28,5 per cento.

Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2 per cento sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3 al 40,2 per cento da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8 del 2006 al 34,5 per cento del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi."

Quindi è evidente che l’informazione, le campagne di sensibilizzazione che ogni anno vengono lanciate, giovano alla lotta contro questa forma di violenza sulle donne che purtroppo ancora oggi è accettata storicamente e socialmente, ecco perché gli obiettivi primari d’informazione e sensibilizzazione devo essere rivolti soprattutto alle giovani generazioni, nell’ottica di favorire  un cambiamento culturale che sia in grado di scardinare gli stereotipi più diffusi  nelle differenze di genere.

La scuola è il contesto privilegiato in cui si può promuovere il superamento degli stereotipi di genere attraverso un’educazione alla differenza, fornendo modelli alternativi, proprio perché, a scuola, a differenza di quanto avviene in famiglia o in un contesto sociale allargato, le relazioni, oltre ad essere importanti,  sono libere da condizionamenti.

Tutti noi possiamo imparare a riconoscere una serie di segnali, per aiutare le donne che subiscono violenza, a denunciare il proprio carnefice.

Eccone ad esempio alcuni, tratti dalla guida pratica "Strutture, centri e servizi per donne in difficoltà" redatta dal Assessorato alle pari opportunità della Provincia di Firenze, gli effetti della violenza domestica.

 


Lesioni fisiche visibili.


• Contusioni, lacerazioni, bruciature, segni di morsi e fratture, specialmente nella zona degli occhi, naso denti e mascelle.
• Ferite durante la gravidanza, aborti "spontanei", nascite premature.
• Inspiegabile ritardo nel cercare assistenza medica per le ferite.
• Ferite multiple a diversi stadi di guarigione.

Malattie che possono insorgere in situazioni di maltrattamento.

• Malattie legate alla stress come mal di testa, mal di schiena, dolori cronici, disordini gastrointestinali, disordini del sonno, disordini alimentari e affaticamento.
• Condizioni legate a stati d'ansa come palpitazioni cardiache, iperventilazione e attacchi di panico e meno frequentemente depressione, pensieri e tentativo di suicidio, uso di alcol ed altre droghe.

Effetti sul posto di lavoro.

• Perdita di produttività, assenteismo cronico o ritardi molto frequenti, eccessive richieste di tempo libero.
• Incursioni e molestie sul luogo del lavoro da parte del maltrattante, di persona o per telefono.
• Cambio frequente di mansioni nel curriculum lavorativo della donna, o perdita dei lavori precedenti.


Dove cercare aiuto? Segnaliamo nel link che segue la mappa dei centri antiviolenza e delle case rifugio in Italia, redatta dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/numeri-di-pubblica-utilita-sezione/2557-numero-verde-1522-antiviolenza-donna

 

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