I congedi per malattia dei figli

I congedi per malattia dei figli in Italia 
La legge 53/2000 e il D.L. 151/2001 che disciplinano l'astensione dal lavoro in occasione della gravidanza e della maternità offrono un'ampia tutela, soprattutto nei primi 3 anni di vita del bambino. In questo periodo la conciliazione della vita lavorativa con la crescita del figlio è garantita dalla possibilità di rimanere a casa fino a 6 mesi (10/11 mesi in totale se ad avvalersene sono entrambi i genitori). Il congedo può essere utilizzato non più solo entro il primo anno di vita del figlio, ma fino agli otto anni di età, secondo l'indicazione comunitaria (in particolare le direttive europea n. 85 del 1992 e n. 34 del 1996) , mentre il mantenimento del 30% della retribuzione è previsto solo entro il limite complessivo di sei mesi e fino ai tre anni di età. 

Per quanto riguarda specificamente il congedo per malattia del figlio la legge (art. 3 della L. 53/2000 e artt. 47-52 del D.L. 151/2001) è chiara, anche se non sufficiente a rispondere alle esigenze genitoriali e al diritto alla cura e all'assistenza dei figli. 
Anche in questo caso, finché i figli hanno meno di tre anni, le garanzie sono elevate: i genitori possono astenersi dal lavoro, non contemporaneamente, ogniqualvolta il figlio si ammali. Durante queste assenze il genitore ha diritto che gli venga versata la contribuzione figurativa 
Le garanzie diminuiscono quando i bambini compiono tre anni: i giorni di assenza non possono superare i cinque all'anno per ciascun genitore (come se i bambini oltre il terzo anno di età non si ammalassero più!) e durante le assenze il genitore non viene pagato, anche se vengono comunque versati i contributi (secondo le modalità previste dall'art. 35, comma 2 del D. Lgs. 151/2001). 
Per la legge non sono previste assenze per malattie dei figli oltre l'ottavo anno di età dei medesimi. Solo per documentate e gravi infermità di figli, la legge concede tre giorni di permesso retribuito all'anno. 

Il congedo per malattia del figlio in altri paesi europei 
Nei principali paesi europei è concezione comune l'idea che un figlio malato sia bisognoso di cura da parte dei genitori fino ai 12-16 anni e non fino agli 8 o ai 3 concessi dalla legge italiana. Sia pure nell'ambito delle differenze nazionali in termini di durata del permesso, tipologia del congedo e minore o maggiore istituzionalizzazione dello stesso (in alcuni paesi questa materia è demandata agli accordi personali con il proprio datore di lavoro) è generalmente riconosciuto il diritto del genitore di assistere il figlio malato conservando la piena retribuzione.
A titolo esemplificativo, si riassume la normativa di alcuni paesi europei (si veda anche www.childpolicyintl.org):


Danimarca: il diritto all'astensione per malattia figli non è stabilito per legge come negli altri paesi, ma il settore pubblico e molti settori privati consentono di rimanere a casa con stipendio pieno per il primo giorno di malattia del bambino. La madre, se necessario, può mettersi in malattia e utilizzare i propri giorni per l'assistenza del figlio. La retribuzione corrisponde a quella prevista per la malattia e può coprire fino a due anni e mezzo. 
Francia: sono previsti 5 giorni di congedo all'anno - interamente retribuiti - per l'assistenza ad un figlio malato minore di 16 anni. 
Inghilterra: la materia non è regolamentata per legge. Esiste la possibilità di ridurre il proprio orario di lavoro in caso di malattia del figlio. 
Norvegia: è prevista la possibilità di assentarsi dal lavoro per assistere il figlio malato sotto i 12 anni, per 10 giorni nel caso di un figlio, 15 giorni per 2 o più figli, 20 giorni in caso di genitore single. La retribuzione prevista è quella per la malattia. 
Olanda: i genitori possono utilizzare fino a 10 giorni l'anno, oltre due giorni in più per situazioni di emergenza. 
Svezia: I genitori lavoratori possono avere fino a 60 giorni di congedo totalmente retribuiti per la malattia del figlio, a seconda della gravità della stessa. I nonni lavoratori possono fare lo stesso. Dal gennaio 2002 ogni genitore lavoratore può usufruire di 5 giorni l'anno per necessità legate alla vita del figlio, ad esempio per visitare la scuola.

Come si vede, la normativa europea, anche grazie a sistemi di organizzazione del lavoro meno rigidi del nostro, prevede la necessità del lavoro di cura ben oltre gli otto anni, con il mantenimento di forme di retribuzione. Solo con queste condizioni - durata e retribuzione - il congedo per malattia del figlio si configura come un vero diritto dei genitori lavoratori e come un provvedimento concreto a tutela dei bambini.

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La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)

L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

Ai bambini piace leggere

"Scegliendo questo libro, avete dimostrato di essere interessati all'amore dei bambini per la lettura... Spero che i miei suggerimenti possano suscitare in voi nuove idee, stimolandovi a sviluppare nuovi metodi che contribuiscano al tentativo di educare i figli alla passione per la lettura."

Lettori non si nasce, lo si diventa, ma, come c'insegna Kathy Zahler, non è detto che il diventarlo debba essere noioso, faticoso o difficile. In questo libro ci presenta cinquanta attività divertenti, facili e pratiche che possono aiutare i banbini a sviluppare un amore duraturo per i libri. Ogni attività è descritta in modo semplice ed esauriente. Le istruzioni spiegano cosa fare, che materiale procurarsi e come incoraggiare i ragazzi a voler sapere sempre di più. Un manuale utilissimo per genitori ed insegnanti.

autore: Kathy A. Zahler (traduzione di A. Zabini)

editore: TEA