Danilo Dolci

Difficile inquadrare Danilo Dolci in un solo ambito disciplinare: la sua opera abbraccia diversi campi della conoscenza, tanto che definirlo sociologo, educatore o poeta o scrittore appare comunque riduttivo.
È stato uno dei più importanti attivisti non violenti della seconda metà del XX secolo, benché ora se ne parli poco.

Originario della provincia di Trieste (oggi Slovenia) dove nacque nel 1924, dopo l’esperienza della comunità cristiana d’accoglienza di Nomadelfia in Emilia, arrivò nella Sicilia degli anni '50 per dare una voce a chi una voce non l'aveva. A leggere oggi i suoi Racconti Siciliani pare di ascoltare storie di un altro mondo. Un mondo di estrema povertà e disagio, dove intraprese lotte e iniziative per il riscatto sociale dei disoccupati e dei contadini. Fu definito agitatore sociale e sovversivo quando nel 1956 organizzò a Partinico il famoso "sciopero alla rovescia" nel quale insieme a un migliaio di persone dimostrò che potevano rimettere in sesto una strada abbandonata. Fu processato e difeso da Calamandrei (Processo all'articolo 4, edito da Einaudi). 


Da molti Dolci fu definito "un utopista", ma a chi gli chiedeva se si ritenesse un utopista, Dolci rispondeva: Sono uno che cerca di tradurre l'utopia in progetto. Non mi domando se è facile o difficile, ma se è necessario o no. E quando una cosa è necessaria, magari occorreranno molta fatica e molto tempo, ma sarà realizzata. Così come realizzammo la diga di Jato, per la semplicissima ragione che la gente di qui voleva l'acqua, un’acqua democratica per tutti, strappandola dal monopolio dei mafiosi. Come scrive G. Barone alla base c'era sempre un serio e approfondito lavoro di ricerca per individuare modalità concrete affinché il sogno possa farsi progetto

Quando nei primi anni Settanta Dolci decise di creare un nuovo centro educativo, chiamò a raccolta per prime le mamme a cui chiese come sognassero una scuola per i loro bambini. Con Danilo, come voleva che lo si chiamasse, la parola educazione si libera di ogni accezione di controllo, perché per lui educare è concepire la propria vita come creazione, invenzione. La vera educazione per lui è "autoeducazione", conquista di consapevolezza dell'ingiustizia e della possibilità di emancipazione attraverso il confronto con gli altri; quello che contraddistingue la sua esperienza è il metodo "maieutico", fondato sulla partecipazione attiva del soggetto che deve ritrovare in se stesso la verità e farla emergere.

Negli ultimi anni della sua vita fino alla sua morte, avvenuta il 30 dicembre 1997, si dedicò alla formazione, al confronto con i giovani di tutte le scuole d'Italia e alla promozione di iniziative di educazione alla pace e alla nonviolenza. Ancora oggi i laboratori maieutici di cui promosse la nascita rappresentano una realtà viva che meriterebbe di essere conosciuta meglio.


(foto di Jaydie Putterman per gentile concessione di G. Perlongo)

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Senza Biglietto da visita. Cosa sei disposta a lasciare per essere te stessa?

Veronica Viganò, ex "manager ninja", e ora blogger e consulente di comunicazione è una mia amica. Virtuale finché volete ma mia amica.

Ci siamo conosciute via web 7 anni fa, e credo parlate al telefono solo una volta, quando a Radio24, insieme a Iolanda Restano, ha recensito il mio libro  "Mammina Vecchia fa buon brodo”.  Ho capito che tra noi c’era feeling dal modo in cui ha commentato alcuni capitoli: si avvertiva che avevamo lo stesso sentire, la stessa visione della maternità e del nostro essere donne. Per anni ci siamo incrociate sui social, mettendo “mi piace” ai rispettivi post: soprattutto quando si parlava di “mammitudine” e tematiche relative al lavoro. Così, quando qualche mese fa è uscito il suo libro “Senza biglietto da visita”  l’ho subito ordinato, letto tutto d’un fiato e capito che era giunto il momento di ricambiare il favore.

 

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Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud

La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza