Dimissioni volontarie

Ai sensi della recente L. 188/07, i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, gli occasionali, gli associati in partecipazione, i soci lavoratori con contratto di lavoro che intendono recedere dal contratto di lavoro per "dimissioni", a decorrere dal 5 marzo 2008 possono farlo solo compilando l'apposito modulo ministeriale. 

Questa rappresenta una svolta importante nel mondo del lavoro; il modello, infatti, sarà valido su tutto il territorio nazionale ed avrà delle caratteristiche di non contraffazione e falsificazione, tali da rendere nulle le dimissioni presentate in altra forma, di conseguenza, qualsiasi altro modello utilizzato, renderà nulle le dimissioni, ovvero non potranno più essere considerate valide le dimissioni presentate dal lavoratore su "carta libera" e, il rapporto di lavoro continuerà a tutti gli effetti fino alla presentazione, da parte del lavoratore, del modulo apposito.

Il Decreto definisce termini e modalità tecniche di rilascio al lavoratore tramite i soggetti che la legge prevede come "intermediari"; tali soggetti sono:

• le direzioni provinciali e regionali del lavoro,
• i centri per l'impiego,
• i comuni,
• le organizzazioni sindacali e gli istituti di patronato.

In concreto, chi intende dimettersi volontariamente, deve recarsi presso un soggetto delegato (Servizi per l'impiego, Comuni, Direzioni Provinciali del Lavoro, Direzioni Regionali del Lavoro). Questi in presenza del lavoratore, compila on-line il modello del sito del Ministero del Lavoro, rilascia copia cartacea del documento avente codice univoco e data certa di rilascio, opportunamente vidimato. Il lavoratore entro 15 giorni deve consegnare il documento al datore di lavoro.

Le eventuali dimissioni presentate su "carta libera" al datore di lavoro prima del 5 marzo, sono ritenute valide. Dal 5 marzo in avanti, si applica la nuova disposizione Ministeriale. 
Questo vuol dire che dal 5 marzo 2008 tante lettere di dimissioni in bianco, fatte firmare soprattutto alle donne al momento dell'assunzione, sono destinate a finire nei cestini della carta.

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Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello

I bambini nascono per essere felici. I diritti li aiutano a crescere

Il termine "diritto", sempre più presente nel nostro vocabolario comune, è alla base del nostro vivere, per questo è fondamentale che anche i più piccoli ne conoscano il significato, che siano consapevoli che in quanto bambini, hanno dei diritti propri, perché anche "da grandi" ne siano veri promotori.

Le parole di Vanna Cercenà e le immagini di Gloria Francella danno qui una reinterpretazione della "Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176 depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991".

Data la complessità del testo originale, gli articoli sono stati raggruppati in temi principali: da quelli a carattere più generale a quelli più specifici su identità, famiglia, partecipazione, educazione, protezione, salute, informazione, controllo dell'attuazione. Ognuno di questi argomenti viene sviluppato puntualmente con il riferimento agli articoli - spiegati con termini semplici e comprensibili – e una divertente e arguta filastrocca, di cui le immagini, coloratissime e ricche di particolari, sono il perfetto complemento visivo.

Come gli altri libri-gioco della collana Carte in Tavola, seguendo la numerazione delle schede, si affiancano le immagini fino a formare un'unica grande tavola illustrata: un grande albero su cui "sbocciano" le rappresentazioni dei 20 diritti riportati sul retro.

TEMI TRATTATI: diritto, famiglia, identità, multiculturalità, informazione, gioco, disabilità, salute, uguaglianza, pace, scuola, libertà, genitorialità, Stato.


Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

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