Bike sharing

Tra i vari interventi messi in atto negli ultimi anni per diffondere un tipo di mobilità sostenibile, che consenta cioè gli spostamenti urbani sempre più frequenti e necessari, senza gravare troppo sulla società in termini di inquinamento ambientale e di traffico urbano, il bike sharing (traducibile come "condivisione della bicicletta") è uno degli strumenti più semplici e diffusi.

Consiste nel mettere a disposizione dei cittadini una serie di biciclette di proprietà comunale, dislocate in diversi punti di parcheggio, che, previa sottoscrizione di apposito abbonamento, possono essere usate da tutti, con il vincolo di consegnarle alla fine dell'utilizzo presso uno dei vari punti di raccolta. 

La novità e l'effettiva utilità di questo sistema consiste ovviamente nella quanto più ampia e razionale diffusione dei punti di raccolta. Il valore aggiunto rispetto ad un semplice servizio di noleggio di biciclette, consiste infatti nella possibilità di prelevare la bicicletta in un punto e di restituirla in un altro, nei pressi della località di destinazione. Deve essere prevista nel territorio comunale, quindi, la massima flessibilità sia dei tempi di utilizzo che dei luoghi di consegna/prelevamento.

Diffuso da tempo in molte città europee, sensibili al problema delle riduzioni delle emissioni inquinanti dei motori, sta avendo grande successo a Barcellona, Parigi, Lione. 

Il sistema funziona quasi sempre tramite una forma di abbonamento che fornisce una tessera con la quale prelevare direttamente la bicicletta da una rastrelliera e restituirla in un'altra al punto di arrivo. In molti casi la prima mezz'ora di utilizzo è gratuita, poi c'è un costo orario da sostenere. Il bike sharing funziona benissimo per brevi tragitti e se le rastrelliere sono posizionate in zone strategiche della città (centro, stazione ferroviaria, capolinea di autobus, ecc.). 

In Italia l'utilizzo di questo sistema di mobilità sostenibile sta prendendo sempre più piede. Tra i precursori di questa modalità di spostamento ci sono i comuni di Ravenna, Reggio Emilia, Cuneo e Parma, in cui il bike sharing funziona più o meno allo stesso modo delle città europee. Interessante l'esempio di Parma che ha abbinato alle pensiline sulle rastrelliere dei moduli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, utili per la ricarica delle biciclette elettriche.

Tra i circuiti più diffusi "C'entro in Bici", promosso per la prima volta dal comune di Ravenna nel 2001, ed oggi presente in venticinque comuni e otto regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Lazio, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Abruzzo e Sardegna). Le rastrelliere sono dislocate in punti strategici come stazioni ferroviarie, parcheggi di scambio, piste ciclabili, fermate dei taxibus, in modo tale da permettere al cittadino e al turista di accedere ad un servizio semplice da raggiungere e comodo da usare. Le biciclette sono molto resistenti, con ruote anti-foratura, cavalletto e due cestini per il trasporto di borse di ogni tipo, dallo zaino per la scuola alle borse dello shopping. Ogni città ha scelto di distinguersi con un colore diverso, ma sempre brillante, per dare maggiore risalto all'iniziativa. 

Altro progetto diffuso in alcune comuni italiani è Bicincittà, adottato ad esempio a Parma che si è aggiudicata con Torino il premio "Città amiche della bicicletta 2006".

Per quanto riguarda i comuni maggiori, è previsto entro il 2008 l'avvio di una sperimentazione a Roma e Milano, con un sistema analogo a quello descritto per le maggiori città europee.

Per saperne di più:
Assessorato all'ambiente Roma 
Progetto Bicincittà 
Centroinbici 

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Le streghe

Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe.

Non quelle delle fiabe, sempre scarmigliate e a cavallo di una scopa, ma quelle elegantissime, somiglianti a certe signore che probabilmente già conoscete.

Come fare a individuarle?

Bisogna stare attenti a chi porta sempre i guanti, a chi si gratta la testa, a chi si toglie le scarpe a punta sotto il tavolo e a chi ha i denti azzurrini, perchè tutto ciò serve a nascondere gli artigli, i crani calvi, i piedi quadrati, la saliva blu mirtillo: tutti segni distintivi delle vere streghe.

Sapendo questo potrete evitare di venir trasformati in topi!

autore: Roald Dahl

illustrazioni: Quentin Blake

editore: Salani Editore

Intelligenza emotiva per un figlio

Questo libro è l'applicazione all'educazione dei figli della teoria che Goleman illustra nel suo famoso saggio "Intelligenza Emotiva".

L'intelligenza emotiva è una facoltà il cui quoziente intellettivo si fonde con virtù morali quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione per gli altri e che, opportunamente coltivata, può permettere a tutti di condurre una vita migliore.

A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza