Il valore dell'acqua, l'energia dall'acqua

Sull'acqua, bene primario ed essenziale alla vita, incombono molti pericoli: la desertificazione di vaste aree del pianeta, la salinizzazione delle falde costiere, l'inquinamento e lo spreco di acqua, nonché il suo sfruttamento economico, stanno compromettendo sia la qualità sia la quantità delle risorse idriche. Diventa fondamentale perciò adottare politiche e comportamenti volti a preservare la quantità d'acqua disponibile e a limitarne l'inquinamento.

Per il perseguimento di questi scopi è stato istituito il Forum nazionale sul risparmio e la conservazione della risorsa idrica, piattaforma condivisa e organizzata di dialogo e confronto tra mondo della ricerca, gestori e loro associazioni, istituzioni nazionali e locali, ONG, associazioni ambientaliste. 
Sarà questa la sede per stimolare iniziative a tutti i livelli seguendo la linea della Direttiva Europea 2000/60 che dà una grande importanza al tema dell'informazione e della partecipazione dei cittadini alle politiche sull'acqua. 
Gli obiettivi del Forum saranno pertanto di:
- favorire la diffusione di notizie, dati ed esperienze
- affrontare con le Regioni e gli altri attori rilevanti i fattori che limitano e rallentano le politiche di risparmio idrico (es. il metodo tariffario) 
- sviluppare una campagna comunicativa nazionale non episodica 
- approntare un Tavolo tecnico con le Regioni che, in prospettiva, definisca un programma nazionale e che collabori con l'Unione Europea per la Water Framework Directive anche per integrare l'attenzione all'acqua negli altri settori 
- estendere e scambiare le progettualità diventando il "fattore trainante" che permetta di valorizzare le iniziative già esistenti ma che non sono ancora divenute "sistema" 
- integrare le politiche delle istituzioni, con le iniziative delle imprese e con la partecipazione dei cittadini.

L'energia dell'acqua viene oggi sfruttata nelle centrali idroelettriche dove, per mezzo di turbine e alternatori, si trasforma in elettricità. L'idroelettrico però, soprattutto quello dei grandi impianti con grandi dighe e captazioni d'acqua, ha un forte impatto sull'ambiente e sugli ecosistemi. Il miglior utilizzo di questa risorsa viene quindi dal mini-idroelettrico che utilizza impianti fino a 3MW che sfruttano i piccoli salti d'acqua o anche gli acquedotti per la produzione di energia. Impianti piccoli che risultano però maggiormente integrabili in natura. 
Una delle sperimentazioni più interessanti degli ultimi quindici anni è stata quella che tentava di produrre elettricità sfruttando la reazione dell'acqua con altre sostanze disponibili in natura come l'alluminio e il magnesio. E quelli che dapprima erano stati risultati piuttosto scarsi si sono via via trasformati in successive conferme della bontà del procedimento. È stata ideata una batteria ricaricabile a liquido, disponibile in formato AA e AAA e funzionante grazie a ricariche di vari tipi di liquidi, caratteristica ideale per coloro che dovessero necessitare di una certa quantità di energia in condizioni anche estreme. In un prossimo futuro, infatti, dando per scontata la sostituzione delle batterie attualmente in uso a causa dei materiali impiegati nella loro fabbricazione, le batterie ricaricabili ad acqua potrebbero risultare ben più funzionali di quelle a metanolo o etanolo, per la facile reperibilità della sostanza.


Per approfondire

Qualche informazione sull'energia sostenibile
www.energoclub.it
Il sito del forum nazionale sul risparmio e la conservazione dell'acqua
www.forumrisparmioacqua.it
Il sito che la Commissione europea ha dedicato al WISE, il sistema informativo europeo sull'acqua 



Per leggere:

I predoni dell'acqua. Acquedotti, rubinetti, bottiglie: chi guadagna e chi perdeGiuseppe Altamore, Edizioni San Paolo, 2004

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Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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Il banchiere dei poveri

Muhammad Yunus vive in uno dei paesi più poveri del mondo. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell'analfabetismo e della alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali.

E' difficile, quindi, immaginare che l'Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, è nata qui la Grameen Bank e con essa un'idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Yunus ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione - bengalese (dodici milioni di persone) gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi.

La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito (e sono state in maggioranza donne) vengono messi nella condizione di affrancarsi dall'usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino. 

Segnaliamo un articolo su Muhammad Yunus scritto dalla redazione di Officina Genitori

autore: Muhammad Yunus
editore: Feltrinelli