Anna Maria Mozzoni

L'emancipazione femminile in Italia è stata particolarmente lenta, anche se tenace e continua rispetto a quella degli altri paesi, ed ha richiesto tanto lavoro e abnegazione fin dal suo esordio, nel lontano 1861, anno dell'unificazione. Per questo è importante ricordare persone come Anna Maria Mozzoni che dedicò la sua vita ai diritti delle donne.

All'epoca della fondazione dello Stato Italiano le donne non solo non avevano diritti pubblici, non votavano né potevano assumere cariche politiche o amministrative, ma non potevano neppure esercitare la patria potestà sui figli, erano vessate sul lavoro, sfruttate ed erano sotto tutela del marito. Anna Maria Mozzoni intuì con grande anticipo i grandi nodi che la donne italiane dovettero affrontare per vedere riconosciuti i più elementari diritti umani. 

Anna Maria Mozzoni nacque a Rescaldina (Milano) il 5 maggio 1837, apparteneva a una famiglia della buona borghesia milanese che aveva appoggiato le idee risorgimentali. Studiò nel collegio della Guastalla, riservato alle fanciulle di nobili origini ma prive di mezzi; quando uscì rifiutò l'educazione nozionistica del collegio e si creò una cultura da autodidatta, fondata sull'Illuminismo, seguendo le sue inclinazioni da spirito libero non usuale per una donna all'epoca.


A 27 anni scrisse la sua opera più importante, "La donna e i suoi rapporti sociali", che uscì cinque anni prima del libro dell'inglese Stuart Mill "La servitù delle donne", considerato la bibbia del femminismo. Era l'epoca del grande dibattito del codice civile del 1865, e in parlamento si svolgevano confronti sul destino della donna, considerata nel migliore dei casi come "l'angelo del focolare".

Anche per i Mazziniani il problema femminile era subordinato all'utopia dello stato repubblicano: prima si pensa a fare l'Italia, poi si penserà a emancipare la donna, diceva Mazzini. Il libro della Mozzoni, insieme a quello di Salvatore Morelli - unico parlamentare che appoggiò le sue rivendicazioni e vi dedicò la sua vita- fu l'opera italiana più completa sui diritti femminili di tutto l'800. Descrisse prima del socialismo lo stato del lavoro femminile in Italia, chiese istruzione per tutte le donne attraverso una completa riforma del sistema educativo, dato che considerava l'educazione e l'istruzione come il fondamento di ogni liberazione. Secondo lei le donne stesse dovevano essere istruite per rivendicare i loro diritti; effettivamente, lo stesso Morelli affermò che se le altre donne in Italia avessero appoggiato la Mozzoni, le sue rivendicazioni avrebbero avuto più possibilità di successo.


La sua più grande azione politica fu la petizione per il voto alle donne che fu portata in Parlamento grazie a Salvatore Morelli per la prima volta nel 1876. Dall'81 ai primi del '900 lottò per i diritti delle donne all'interno del movimento operaio, non nutrendo illusioni nel socialismo, bensì ritrovando le stesse contraddizioni che aveva riscontrato nelle idee repubblicane e risorgimentali nell'intento di costruire un'Italia democratica.


Ci vollero due guerre per vedere realizzate le speranze della Mozzoni, alla fine della prima vedrà abolita l'autorizzazione maritale contro la quale si era tanto battuta, mentre non vedrà nel 1945 realizzarsi il suo sogno di estendere il voto a tutte le donne, dato che morì nel 1920.


Anna Maria Mozzoni è poco conosciuta ai più oggi, eppure ricordare il passato è utile per costruire il futuro: questa donna aveva scritto, operato, diffuso con tenacia le proposte contro le discriminazioni, senza un attimo di cedimento spesso anticipando di molto i tempi delle battaglie delle donne nel '900. Dimostrò che le idee che al momento sembrano sogni o utopie possono diventare realtà per le generazioni future.

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Cappuccetto rosso, verde, giallo, blu e bianco

Cappuccetto Rosso è la fiaba dei fratelli Grimm, le altre sono versioni alternative alla fiaba classica, ognuna delle quali monocolore, rispettivamente verde, gialla, blu e bianca.

Cappuccetto Verde, con l'amica ranocchia e il lupo cattivissimo nascosto tra le siepi; quello Giallo nella giungla d'asfalto della città sembra un po' i nostri bimbi; quello Blu vive sul mare e è alle prese con uno squalo; quello Bianco è tutta da ... disegnare.

Il tema conosciuto pur con le fantasiose varianti aiuta il bambino nella lettura: sanno cosa succede e questo è rassicurante ma sono incuriositi dalla diversa ambientazione colorata e divertente.

Consigliato a partire dai sei anni.

autore: Bruno Munari, Enrica Agostinelli

editore: Einaudi

 

I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni

La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)