La bestia dentro

A tutti capita di perdere le staffe. A molti è capitato di dare una sculacciata al proprio figlio. Anche più d'una. 

E questo malgrado i fiumi di inchiostro spesi per stigmatizzarne gli effetti negativi sui nostri figli: dal vecchio dottor Spock che imperversava ai tempi delle nostre madri, ai guru di bambinistica che troneggiano nelle nostre librerie, agli esperti che elargiscono consigli dalla TV, dalla stampa, dai siti web, non credo esista un solo psico-pedagogista che dia un qualche valore positivo alle punizioni corporali. E anche nel sentire comune i sostenitori del "quando ci vuole, ci vuole" sono ormai in netta minoranza. 

Eppure a molti capita di farlo. 

E quasi tutti –dopo– si sentono in colpa, mortificati, frustrati per non aver risolto niente e semmai aver inflitto un (piccolo? grande? chi può dirlo…) trauma al proprio figlio. 
L'unica cosa che è svanita è la rabbia. 

Partiamo da qui, da ciò che prova il genitore, sia dopo che soprattutto prima. Cerchiamo di capire quale molla spinge un/a padre/madre "normale" a picchiare il proprio figlio. 
Perché proprio di una molla si tratta, di un'esplosione di energia negativa che si concentra nella relazione fra genitore e figlio e viene riversata sul più debole, il bambino. 
Sgombriamo infatti il campo da equivoci: in uno schiaffo o uno sculaccione non c'è educazione, scelta deliberata di mandare un messaggio anche forte al figlio. C'è solo rabbia, che viene sfogata in malo modo sul bambino. È il risveglio della "bestia dentro di noi", come la chiamano molto efficacemente Faber & Mazlish. 

Da dove viene? Cosa la scatena? 

Io credo che questa rabbia nasca quasi sempre da una frustrazione. Frustrazione dovuta a non sentirsi identificati nel proprio ruolo, al non vedere rispettati dei limiti posti come invalicabili, al non essere riconosciuti nella propria identità. E il fatto che chi disconosce e umilia il genitore sia il figlio, è una ferita doppia: verso il genitore e soprattutto verso la persona. 

La sculacciata non rappresenta quindi una punizione, ma è un'azione legata all'identità del genitore stesso, del tutto auto-referenziale. Nella sculacciata non c'è relazione, ma è un intervento volto a ripristinare, da parte dell'adulto, la propria immagine che era stata messa in discussione dal comportamento del figlio. 
E così, oltre al danno morale inflitto al bambino, alla negazione della sua identità, alla sopraffazione, la sculacciata non serve a niente. 

Perché alla fine non solo non sanziona il comportamento del bambino, ma sanziona solo una carenza di efficacia del genitore, e lo conduce lungo una strada facile per uscire da un impasse: la strada è quella della regressione, del risolvere i problemi con l'affermazione brutale di sé invece che con il dialogo, l'uso dell'intelligenza. Il genitore torna bambino per riscattare il bambino che è stato. Torna bambino perché vengono alla luce le proprie incapacità come persona, quello in cui non è cresciuto. Ma come ogni comportamento regressivo, non risolve niente, perché non interviene alla radice del problema, ovvero la scarsa autostima del genitore, ma lascia tutto come prima. 
Tutto fuorché l'identità violata del figlio. 


Per saperne di più:
Le punizioni servono?
Non lo sopporto proprio
Che male fa uno sculaccione?

Per approfondire:
Alice Miller - Il risveglio di Eva. Come superare la cecità emotiva - Raffaello Cortina Editore
Isabelle Filliozat – Le emozioni dei bambini – Piemme
Adele Faber and Elaine Mazlish - Liberated Parents/Liberated Children: Your Guide to a Happier Family – Harper Collins

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Il cammino dei diritti

Questo libro illustrato racconta in molto semplice ed immediato del lunghissimo percorso che in tutto il mondo uomini e donne di epoche diverse hanno fatto, nel riconoscimento dei diritti umani. Quando è stato, e dove è stato, che un Paese ha detto no ad una barbaria illuminando la strada non solo ai propri cittadini, ma anche al resto del mondo, perché potesse seguire il suo esempio?

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Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud

L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore