Giornata mondiale contro il lavoro minorile. 12 giugno 2008

Ogni anno la Giornata mondiale contro il lavoro minorile attira l'attenzione dell'opinione pubblica su questo flagello che riguarda milioni di bambini nel mondo. Nel 2008 il tema e il messaggio della Giornata è: "L'educazione di qualità è la miglior risposta al lavoro minorile". 
Secondo le statistiche pubblicate dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), 218 milioni di bambini/ragazzi (dai 5 ai 17 anni) sono vittime del lavoro minorile. 126 milioni di essi lavorano a lungo ed in condizioni di estremo pericolo. Tutto questo nonostante l'ammissione al lavoro per i minori di 15 anni sia stata proibita dalla convenzione 138 dell'OIL nel 1973. La Convenzione 182 dell'OIL, inoltre, adottata nel 1999 definisce chiaramente le forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile che devono essere immediatamente combattute dai governi ratificanti. Tra queste, il lavoro schiavo, il lavoro nel campo della prostituzione e della pornografia, il coinvolgimento in attività illecite. 

Nonostante i molti passi avanti ottenuti in questi anni, il fenomeno del lavoro minorile è ancora dilagante, ed è strettamente collegato alla povertà individuale e nazionale. Quest' ultima è dovuta in gran parte alla questione del debito: i Paesi indebitati sono costretti dai cosiddetti programmi di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale a lavorare molto, vendere molto e consumare poco, per accumulare un grande avanzo necessario a ripagare il debito. Questo comporta una forte riduzione delle spese sociali – salute e scuolain primis - ed uno sfruttamento della forza lavoro e del territorio.

Per accrescere la competitività internazionale le aziende occidentali, poi, spostano la produzione laddove il costo del lavoro è nettamente minore, come nei Paesi in via di sviluppo. Le multinazionali vanno a inserirsi in realtà molto povere dove è facile trovare persone che, pur di sopravvivere, volentieri accettano di lavorare per 80 ore la settimana e per un pugno di centesimi di dollaro all'ora. Lo scandalo è che le stesse multinazionali si considerano benefattrici perché direttamente o attraverso il subappalto pagano ai lavoratori qualcosa in più di quanto otterrebbero dal mercato locale, anche se nulla fanno perché vengano assicurati a tutti i lavoratori i diritti minimi essenziali, che nel mondo occidentale non sono nemmeno oggetto di discussione. 

In nome del profitto e, dunque della facilità di reperimento di manodopera a buon mercato, ci si inserisce con facilità nelle modalità organizzative della realtà locale, senza programmare, proporre, promuovere alcun intervento migliorativo in tema di diritti e qualità della vita. 

In queste contesti sociali poverissimi, dunque, il contributo economico che i"bambini lavoratori" recano al budget familiare è spesso fondamentale: le famiglie deprivate - che dipendono da questo contributo - danno maggior peso a questa risorsa che non all'educazione. Queste famiglie non sono in grado di pagare le tasse scolastiche e tutte le altre spese legate alla scuola. Così quando devono fare la scelta d'inviare uno dei loro bambini a scuola, sono spesso propense a privilegiare i maschi a danno delle femmine.

Nel quadro degli "Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo", le Nazioni Unite e la comunità internazionale hanno definito alcuni obiettivi che da qui al 2015 dovrebbero: 1) far acquisire a tutti i bambini un ciclo completo di educazione primaria; 2) eliminare la disparità sessuale in campo educativo. Questi obiettivi non potranno essere raggiunti senza rimuovere i fattori che sono all'origine del lavoro minorile e che impediscono alle famiglie più povere di mandare i loro figli a scuola. Il diritto all'educazione - che costituisce un aspetto essenziale dei diritti dell'uomo oltre che essere indispensabile al loro esercizio ed al positivo sviluppo di ciascuna persona - permette ai bambini ed ai giovani, economicamente e socialmente esclusi, di sfuggire alla povertà.

I bambini che possono fruire di un'educazione, inoltre, sono più favorevoli ad offrire l'opportunità della scuola ai loro figli. Investire nell'educazione è una decisione economica molto importante. Uno studio dell'OIL ha dimostrato che l'eliminazione del lavoro minorile e la sua sostituzione con un'opportunità di scolarizzazione universale comporta notevoli benefici economici e sociali che, a livello globale, sono stimati sei volte superiori ai costi sostenuti.

In particolare l'educazione scolastica delle bambine ha ricadute veramente importanti e significative per il benessere della popolazione: bambine istruite saranno donne istruite con migliori condizioni sanitarie, un più elevato livello di nutrizione e di cure prenatali, e la possibilità di avere accesso a redditi adeguati. I loro figli avranno un indice di sopravvivenza e di accesso all'istruzione più elevato, nonché migliori condizioni di vita in generale. Si può dire che, per una bambina, ogni anno in più di scuola dopo il quarto anno di scuola primaria porta benefici pari al 10% in meno di mortalità infantile e ad un incremento del 10 - 20% in più negli stipendi.
La scolarizzazione delle bambine accelera la crescita economica. Ad esempio, nei Paesi dell'Asia Meridionale il PIL sarebbe cresciuto di circa il 3% all'anno, al posto dell'attuale 1,8%. Un altro dato interessante: i figli di madri che hanno completato la scuola primaria hanno, in media,
la possibilità di frequentare la scuola per 2-3 anni in più rispetto ai bambini di mamme che non l'hanno frequentata.

foto di Jamaladi 

Dallo sfruttamento all'istruzione. L'impegno di Mani Tese per i diritti dell'infanzia 

Brochure sulla Giornata mondiale contro il lavoro minorile 2008 

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"Svegliarsi la mattina presto, precipitarsi al lavoro, ingurgitare un caffè durante una pausa volante, sbocconcellare un panino davanti al video, correre a casa, sudare un paio d’ore in palestra, fare un salto al supermercato, preparare in fretta la cena e poi uscire di nuovo per un serata al cinema, a teatro, in discoteca oppure crollare esausti nel letto: la vita moderna è sempre più frenetica e assomiglia spesso a un tour de force.

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Perché non ritornare ai ritmi naturali e rilassati di un tempo quando ogni gesto era meditato e assaporato in tranquillità? Perché non riscoprire il valore positivo dell’ozio e metterlo al centro di uno stile di vita più sostenibile?

È questo l’invito che l’inglese Tom Hodgkinson avanza con serietà ed ironia in questo libro originale e provocatorio, che si propone come una guida preziosa alla “nobile arte dell’ozio”, che non è il padre dei vizi ma la condizione per riappropriarci della vita e lasciare campo libero alle più elevate attività dello spirito , “probabilmente la più piacevole rivoluzione che il mondo abbia visto.”

autore: Tom Hodgkinson

editore: BUR