Bambini soldato. Piccole reclute

Ogni anno le organizzazioni umanitarie denunciano il coinvolgimento di minori in conflitti armati, riproponendo il problema all'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica. 
Nonostante il tentativo da parte della comunità internazionale di porre fine a questo sfruttamento, sono anni che forze militari, regolari e non, arruolano i bambini coinvolgendoli in azioni armate ed in violente guerriglie.

I rapporti sono svariati, le cifre paurose e sempre in costante variazione perché, nonostante migliaia di bambini al termine delle guerre lascino le forze combattenti come in Afghanistan, Angola e Sierra Leone, altrettanti vengono attirati in nuovi conflitti come in Costa d'Avorio, Sudan e Ciad.

Il nuovo rapporto di Human Rights Watch l'osservatorio per i diritti umani intitolato "Coercizione e intimidazione verso i bambini soldato per farli partecipare ad azioni violente" rivela che attualmente migliaia di minorenni vengono usati in almeno 18 nazioni di tutto il mondo, per partecipare a conflitti armati come parte di eserciti governativi, paramilitari e gruppi armati di opposizione.

In molti paesi dilaniati da lunghi anni di guerre interne, i bambini e le bambine vengono catturati ed arruolati dopo che i loro villaggi sono stati bruciati; mandati in prima linea e costretti a combattere, i più fortunati vengono utilizzati come cuochi, messaggeri e spie, mentre le bambine il più delle volte vengono violentare e diventano merce dei comandanti, spesso sono costrette a fare da mogli ai combattenti, posizionare mine, trasportare materiali bellici e svolgere lavori domestici.

Questi bambini sono costretti ad assistere ad uccisioni, e se non imparano ad uccidere a loro volta vengono minacciati di punizioni severe o di morte. Di conseguenza agiscono per paura o per emulazione o semplicemente perché tenuti sotto l'effetto di stupefacenti per renderli coraggiosi, portandoli così alla totale sottomissione.
Alcuni bambini sono costretti ad arruolarsi, altri lo fanno perché hanno fame ed è l'unico modo per ricevere cibo. Una volta arruolati sono sottoposti a rigida disciplina e subiscono pene molto severe se solo tentano di fuggire, inoltre per dissuaderli dal farlo, i loro comandanti, davanti agli altri bambini, fucilano coloro che hanno tentato di scappare.

Mano a mano che i conflitti terminano, i bambini vengono rilasciati e per i più fortunati viene avviato il processo di ricongiungimento familiare attraverso un programma di smobilitazione e reinserimento sociale (DDR).

Questi programmi inizialmente erano nati solo per gli adulti, dal 1997 sono stati estesi anche ai bambini,. Cominciano con l'abbandono materiale delle armi e si concludono con la ripresa della normale vita all'interno della comunità, garantendo un supporto psicologico, l'educazione e la formazione professionale.

È molto difficile aiutare questi ragazzi a reintegrarsi nelle comunità di provenienza, perché spesso vengono respinti dalle loro famiglie e dai membri della comunità stessa, a causa degli atti che sono stati costretti a commettere, correndo così il rischio di venire nuovamente arruolati. Qualora non fosse possibile il rientro in famiglia, vengono trovate sistemazioni alternative.

Il recente Rapporto Globale sui Bambini Soldato, redatto dalla Coalizione Italiana "Stop all'Uso dei Bambini Soldato"denuncia che la maggior parte delle bambine soldato non viene inclusa nei programmi ufficiali di smobilitazione, e si è stimato che riescano ad accedervi al massimo il 15% delle bambine soldato. 

Le ragioni per cui le bambine difficilmente partecipano ai programmi di smobilitazione e reinserimento sociale sono complesse; in molti conflitti le bambine diventano mogli dei combattenti, mettono al mondo dei figli e difficilmente vengono rilasciate. Inoltre le stesse bambine spesso hanno paura di essere rifiutate dalla famiglia di origine se vengono identificate come bambine soldato, a causa del loro coinvolgimento in attività sessuali.
Di conseguenza le ragazze alla fine dei combattimenti tornano nella comunità e nelle famiglie di origine in modo autonomo, portandosi dietro il loro carico di problemi sanitari, psicologici, economici, spesso con dei figli e senza trovare adeguato supporto ma anzi incontrando il più delle volte pregiudizi e ostilità.

Il sistema internazionale di protezione dei bambini dal coinvolgimento nelle forze armate ha fatto passi da giganti riconoscendo condanne penali per crimini di guerra, a chi recluta e utilizza i bambini minori di 15 anni in conflitti armati.

Le profonde cicatrici che si portano dentro i bambini soldato, potrebbero non rimarginarsi mai, ecco perché è molto importante metter fine all'arruolamento e all'uso dei bambini, riconoscendo universalmente che le forze armate non sono luogo adatto a un bambino.

Secondo il Rapporto Globale sui Bambini Soldato, i governi che hanno utilizzato bambini soldato nei conflitti tra l'aprile del 2004 e l'ottobre del 2007 sono:

Chad
Repubblica Democratica del Congo
Israele (bambini palestinesi sono stati utilizzati come scudi umani)
Myanmar
Somalia
Sudan e Sudan del Sud
Uganda
Yemen

Inoltre, in Iraq la Gran Bretagna ha schierato ed esposto alle ostilità ragazzi al di sotto dei 18 anni

Mentre i Paesi in cui i bambini sono stati reclutati e utilizzati da forze paramilitari, milizie, forza di difesa civile o gruppi armati, appoggiati da, o agenti per conto dei Governi:

Chad Myanmar
Colombia Perù
Costa d'Avorio Filippine
RDC Sri Lanka
India Sudan
Iran Uganda
Libia

Per approfondire
Human rights watch 
Coalizione Italiana "Stop all'uso dei bambini soldato!"
Coalition to stop the use of Child Soldiers 

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