Attento che cadi!

Protagonisti: 

Filippo, un bambino di tre anni
Anna, la mamma di Filippo. 
Maria, la sua nonna.

Maria: «Attenta!!! Filippo!…» 
Anna: «Cosa succede?! » 
Maria: «È lì, sull'arenile. C'è una barca vicino a dove sta giocando..." 
Anna: « ... ?!?!?!? » 
Maria: «E se Filippo rimane impigliato nella corda che trattiene la barca, la corda si slega, la barca scivola in acqua, Filippo viene trascinato in acqua e affoga?» 
Anna, per fortuna, ride.

Sembra una parodia. Eppure è un episodio accaduto veramente. Fortunatamente era la nonna, e non la mamma di Filippo ad essere ansiosa. Ma esistono anche tante madri così. Anche qualche padre, sebbene siano più rari. 

Un genitore ansioso, in misura più o meno rilevante, finisce per creare un clima claustrofobico attorno al figlio, nell'illusione di poterlo in qualche modo preservare da tutte le cose orribili che potrebbero accadergli. Ma si tratta di un'illusione consapevole, in quanto il genitore per primo sa che non potrà mai evitare tutti i rischi che potrebbe correre il figlio, così come sa che, se anche ci riuscisse, la cosa non sarebbe affatto sana. Perché se ‘un si va, ‘un si vede, come recita un antico adagio toscano. Ovvero se un bambino non ha modo di sperimentare, e di sperimentarsi, non imparerà mai a riconoscere, schivare e superare da solo rischi e pericoli. 

L'altra più insidiosa conseguenza dell'ansia è che un genitore ansioso è il primo a non essere in grado di valutare oggettivamente eventuali pericoli, essendo ogni situazione schiacciata nella categoria ALLARME ROSSO.
Se è vero che l'esperienza è soggettiva, e quindi ogni bambino si costruisce alla fine una propria scala di valutazione, il figlio dell'ansioso avrà qualche difficoltà in più in tal senso, essendogli mancato un modello attendibile, delle unità di misura adeguate. 

Alla fin fine, che si può fare per evitare che l'ansia di un genitore abbia un effetto castrante e oppressivo sulla vita dei propri figli? 

Una cosa sicuramente utile è cercare di capire quali sono le situazioni che maggioramente scatenano questa emozione, e lavorare su se stessi per contenerla o incanalarla in direzioni meno dannose. 
Se ci sono frasi che ripetiamo abitualmente ai nostri figli in queste situazioni, contare fino a dieci quando si prova l'irrefrenabile desiderio di pronunciarle, pensando che rispondono più a un nostro bisogno che a un'esigenza legata a nostro figlio. 
Altra cosa molto utile, è il gioco delle parti fra i genitori, che può fornire una visione delle cose più equilibrata e sana. 

… E ogni volta che riusciremo a non dire la fatidica frase "Attento che cadi!" a nostro figlio, avremo dato un piccolo contributo alla sua crescita autonoma e equilibrata.

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Il sogno ostinato. Lettere dall'Africa

È la raccolta di lettere che l'autrice ha scritto a familiari e amici durante i suoi soggiorni in Africa come cooperante.

Un'analisi del problema Africa diversa dal solito, non permeata dal solito pietismo misto ad esaltazione che accompagna i racconti delle missioni umanitarie. Al contrario, il libro è molto lucido e critico ma contemporaneamente appassionato e empatico.

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La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938 -1945

Il Novecento è stato anche il secolo dei bambini, in cui è nata una cultura dell'infanzia, in cui ci si è accorti dell'importanza del vissuto infantile sullo sviluppo della persona, anche da adulta. Eppure o forse proprio per questo, nello stesso tempo, il progetto nazista ha rimosso proprio l'infanzia nella sua specificità, per estirpare le radici di una popolazione. 
L'attenzione ai bambini è necessaria per fondare un futuro di diritti e di pace, eppure anche adesso in tutto il mondo l'infanzia è violata, non rispettata, negata.

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Il bambino perduto e ritrovato. Favole per far la pace col bambino che siamo stati.

“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)