Che cos'è la mobilità sostenibile

L'Italia ha due spiacevoli primati: quello del traffico in rapporto all'estensione della rete stradale e quello del maggior numero di autoveicoli per abitante: per ogni 100 abitanti ci sono 58 autovetture in circolazione. L'abuso dei mezzi privati impone quindi la necessità di sviluppare delle strategie di intervento in materia di mobilità sostenibile, che consentano ad ogni individuo il diritto alla mobilità senza gravare sul sistema sociale.


In una città sostenibile è importante eliminare l'uso superfluo di veicoli a motore, dando la priorità a mezzi di trasporto ecologicamente compatibili, visto che il traffico urbano è notoriamente una delle principali fonti di inquinamento atmosferico, oltre che una delle più difficilmente controllabili fonti di inquinamento acustico.

Una mobilità sostenibile si ottiene attraverso la realizzazione di sistemi di trasporto efficienti in termini economici, ambientali e sociali, ma soprattutto orientando le scelte individuali verso queste modalità di trasporto.

A questo scopo, uno dei principali provvedimenti presi da molti comuni italiani per adempiere agli obblighi di legge e riuscire a scoraggiare l'indiscriminato uso dell'auto privata, è il pedaggio urbano: un ticket d'ingresso da far pagare agli automobilisti non residenti, per usufruire della rete stradale o per accedere a zone a traffico limitato (ZTL) .

Altro intervento innovativo, che si sta diffondendo è quello del Park Pricing: il costo per il parcheggio delle auto è differenziato a seconda della zona, ed aumenta diventando più caro in prossimità del centro storico delle città, o se si tratta di sosta durante le ore diurne.

Esiste poi la possibilità del Park and ride, che consente agli automobilisti diretti verso il centro città di parcheggiare il proprio mezzo nei parcheggi custoditi periferici, utilizzando così un bus navetta per raggiungere il centro città. 
Le tariffe della sosta sono agevolate e l'utente riceve un biglietto giornaliero che comprende, oltre al costo del parcheggio, anche la possibilità, per tutti gli occupanti dei veicoli privati, di utilizzare gratuitamente i bus navetta da e per il centro città.

Altri interventi utili per moderare il traffico e tutto ciò che ne consegue, sono il Car Sharing, un servizio che prevede di utilizzare l'automobile su prenotazione, prelevandola in un parcheggio vicino alla propria abitazione e il Car Pooling, l'auto di gruppo, che consiste nella condivisione delle auto private tra un gruppo di persone che percorrono la medesima tratta stradale nella stessa fascia oraria, per ridurre così il costo del trasporto.

Il Taxi Multiplo invece è un servizio che integra in modo funzionale ed economico il normale servizio taxi, ha lo scopo di soddisfare il trasporto contemporaneo di un maggior numero di utenti diretti nella stessa zona, ad un costo pro-capite inferiore. 

La bicicletta è un ottimo mezzo di trasporto per i percorsi brevi, lo sviluppo della mobilità ciclabile quale reale alternativa all'auto, contribuisce a realizzare centri urbani sostenibili; attraverso la realizzazione di piste ciclabili ed implementazione di servizi di Bike Sharing, la messa a disposizione dei cittadini di una serie di biciclette di proprietà comunale, dislocate in diversi punti di parcheggio, che i cittadini (previa sottoscrizione di abbonamento) possono utilizzare durante il giorno con il vincolo di consegnarle alla fine dell'utilizzo presso uno dei vari punti di raccolta.

Per incentivare la mobilità pedonale è nata l'idea di realizzare dei percorsi sicuri casa-scuola, che attraverso il Piedibus, una sorta di "autobus umano", formato da un gruppo di bambini che ne sono i passeggeri, e da due o più adulti, rispettivamente autista e controllore, permette di andare e tornare da scuola nel modo più divertente, salutare ed ecologico che ci sia.

In Italia l'articolo 3 del Decreto del 27 marzo 1998 sulla "Mobilità sostenibile nelle aree urbane" ha introdotto la figura del Mobility Manager, obbligatoria per tutte le imprese e gli Enti con più di 300 dipendenti. Il responsabile della mobilità aziendale, studia il piano degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti dell'azienda, per ridurre l'uso del mezzo privato individuale, limitando così la congestione del traffico. Collabora con le aziende locali di trasporto collettivo per definire percorsi, orari e frequenza delle corse; dare contributi economici per l'acquisto dell'abbonamento. Inoltre può introdurre dei servizi integrativi riservati ai dipendenti quali minibus o autobus privati, può introdurre nuovi servizi a sostegno dell'uso della bicicletta come parcheggi dedicati per prevenire il furto o la cessione gratuita delle biciclette per i dipendenti, e può organizzare fra i dipendenti tutte quelle soluzioni che favoriscono il trasporto alternativo a ridotto impatto ambientale come il Car Pooling o il Car Sharing.


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Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

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L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

Mi fido di te

Attenzione! La lettura di "Mi fido di te" di Gea Scancarello può causare smodati accessi di entusiasmo in chi da sempre segue con interesse gli stili di vita sostenibili e l'affermarsi dell'idea che un mondo diverso, non dominato dall'economia e dal denaro sia possibile. Perché in questo saggio il mondo dell'economia collaborativa non è solo immaginato, auspicato o sognato, ma è il mondo reale e concreto in cui si muove l'autrice nella sua vita di oni giorno. 

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