Classi-ghetto per bambini stranieri

Martedì 14 ottobre è passata alla camera una mozione della maggioranza (primo firmatario l'onorevole Cota, della Lega, ma fra i firmatari c'è anche Valentina Aprea, presidente della commissione cultura e responsabile scuola del PdL) relativa ad iniziative in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo. 

La mozione si apre con una serie di dati che confermano la massiccia presenza di alunni stranieri nelle classi italiane, in particolare nelle regioni del centro-nord (Emilia Romagna, Umbria, Lombardia e Veneto), e con una serie di considerazioni sulla necessità di integrazione di questi bambini e ragazzi nella nostra realtà scolastica. 

La proposta (accolta dalla Camera) ha alla base l'idea di una discriminazione transitoria positiva, e vuole costituire luoghi di apprendimento separati per i bambini immigrati, ma anche nomadi e figli di rifugiati politici, "allo scopo di attuare un percorso breve o medio di alfabetizzazione culturale e linguistica del Paese accogliente". 

I punti approvati della mozione sono i seguenti: 
- rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, autorizzando il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione; 
- istituire classi-ponte che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti; 
- non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri; 
- favorire, all'interno delle predette classi ponte, l'attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l'elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell'educazione alla legalità e alla cittadinanza. 
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente); 
b) sostegno alla vita democratica; 
c) interdipendenza mondiale; 
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi; 
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente. 

Siamo consapevoli che le risorse disponibili per i progetti specifici sono sempre poche, e che le azioni che favoriscano concretamente l'integrazione scolastica non vengono realizzate su tutto il territorio nazionale, ma a macchia di leopardo, e che quindi ci sono situazioni dove questo tipo di interventi è insufficiente o talvolta del tutto assente, ma riteniamo che la soluzione prospettata dalla mozione accolta dal Parlamento abbia una matrice razzista e sia per di più assolutamente inefficace nel raggiungere l'obiettivo. 

Ricordiamo che nel 2007 ha preso avvio il "Piano nazionale per l'insegnamento della lingua italiana come seconda lingua per gli alunni di recente immigrazione", che prevede interventi differenziati, in collaborazione con enti locali e associazioni presenti sul territorio, per realizzare percorsi formativi all'interno delle strutture scolastiche paralleli alla partecipazione alla normale vita scolastica, mantenendo i bambini e i ragazzi nelle classi "normali". Il Piano è stato ideato e progettato da un team di linguisti e didatti esperti nell'insegnamento della lingua italiana come seconda lingua e nelle tematiche dell'intercultura ed è in fase avanzata di realizzazione. 
Esisteva uno strumento, si poteva potenziarne l'efficacia aumentando le risorse disposibili, ed invece si è preferito fare tabula rasa e procedere lungo la pericolosissima strada della separazione. 

I bambini e i ragazzi imparano una seconda lingua, come confermano gli studi in materia, solo vivendo in full immersion in un gruppo di pari che la parlano come lingua madre, e prevedendo dei percorsi di sostegno e consolidamento delle competenze linguistiche più avanzate. 
È significativo a questo proposito cosa chiese alla madre un bambino straniero che non parlava una parola di italiano quando tornò a casa dal suo primo giorno di scuola: "Come si dice Vuoi giocare con me? in italiano?"
Il meccanismo dell'apprendimento della lingua passa attraverso il desiderio di inserimento nel gruppo-classe, processo che avviene con grande naturalezza da entrambe le parti. I bambini riescono a trovare il modo di comunicare anche senza parole, e raramente manifestano fenomeni di chiusura verso i compagni. 
Ovviamente non è tutto semplice, ed è necessario sostenere ed indirizzare questi bambini e ragazzi in modo adeguato, soprattutto quando l'inserimento avviene alle medie o alle superiori, dove le dinamiche relazionali sono più articolate e gli obiettivi di apprendimento più complessi. È da qui che nasce l'idea di percorsi formativi paralleli, ma non sostitutivi, all'inserimento in classi ordinarie. 

Troviamo quindi inaccettabile l'idea di classi differenziate per bambini stranieri: sparge il nefasto seme della separazione e della non accettazione fra i bambini stessi, e per di più sembra essere del tutto inefficace nel raggiugnere l'obiettivo prefissato, ovvero l'apprendimento della lingua italiana in tempi rapidi. Al punto tale che non crediamo che l'obiettivo vero del provvedimento sia questo, quanto invece mettere da un'altra parte, separare dai nostri, i bambini stranieri. 

Anche l'idea che il curricolo delle classi ponte affianchi all'insegnamento della lingua italiana l'educazione alla legalità e alla cittadinanza ci sembra fortemente discriminatorio, soprattutto andando a vedere nel dettaglio i contenuti proposti: il rispetto degli altri, la tolleranza, la lealtà, nonché il rispetto di tradizioni territoriali e regionali, della diversità morale e della cultura religiosa del Paese accogliente. 
Crediamo che l'insegnamento del rispetto degli altri, la tolleranza e la lealtà siano l'oggetto dell'educazione di qualunque cultura, e il ritenerli appannaggio solo della nostra sottintende un giudizio di valore fortemente negativo sulle culture altre. 

Per quanto riguarda invece il rispetto della diversità morale e religiosa, dovrebbe essere insegnata a tutti i bambini, non solo agli stranieri, per realizzare quella scuola laica e accogliente che desidereremmo. 

Il nostro giudizio sulla mozione approvata in Parlamento è pertanto estremamente negativo, sia per l'idea dell'istituzione di classi separate per gli stranieri, sia per i contenuti formativi proposti. 

L'art 2. della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, sottoscritta dall'Italia, recita "ad ogni individuo spettano tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione". 

Riteniamo la mozione approvata dal Parlamento lesiva di questo diritti e impregnata di razzismo, e chiediamo con forza che venga abrogata.

Per approfondire: 
Iniziative in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell'obbligo

La via italiana per la scuola interculturale e l'integrazione degli alunni stranieri - Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri e per l'educazione interculturale, dal sito del Ministero dell'Istruzione 

Graziella Favaro, Italiano Elledue - Un piano nazionale di apprendimento-insegnamento dell'italiano seconda lingua

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Rinoceronte

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Rospo si agita e schizza Coccodrillo; anche quest'ultimo si arrabbia e colpisce Tartaruga con la coda.

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Ed ecco, come per contagio, che Tartaruga si calma e così a catena si calmano anche gli altri animali e tutto finisce in una grande risata, dove nessuno ricorda più i motivi dei litigi.

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