Verso la privatizzazione dell'acqua?

La Legge 133/08 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"), approvata con un voto di fiducia il 6 Agosto 2008, è diventata in questi mesi tristemente famosa, stranamente molto conosciuta e letta da molti semplici cittadini per il suo articolo 64 definito da molti come madre di tutti i tagli su scuola, università e ricerca.



Questa attenzione all'articolo 64 ha messo forse in ombra un altro articolo che potrebbe avere conseguenze altrettanti gravi: si tratta dell'articolo 23 bis che afferma che la gestione di tutti i servizi pubblici locali, compresa la gestione dell'acqua, deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica e del mercato.

Così, mentre in America Latina le Costituzioni affermano che l'acqua non è una merce, mentre la città di Parigi riprende per sé la gestione dell'acqua, la Svizzera la dichiara monopolio di Stato, mentre in Belgio, Austria e Olanda l'acqua è pubblica, il governo e il parlamento italiani hanno deciso che oggi il nostro paese è tra quelli per i quali l'acqua è una merce e non più un bene comune.

I punti salienti dell'articolo 23 bis sono:

- il fatto che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avverrà, in via ordinaria, a imprenditori o società mediante il ricorso a gara

- l'introduzione di una norma (comma 8), in base alla quale "le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall'evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni affidate ai sensi del comma 3" (e cioè le SpA "in house"* e quelle a Enti di diritto pubblico).

Si tratta quindi di un provvedimento molto negativo che rischia di aprire la strada a processi di privatizzazione ben più estesi di quelli degli anni passati. Bisogna però segnalare una nota positiva e di speranza: nella Legge è prevista infatti una deroga alla modalità di affidamento tramite gara, una deroga sottoposta a molti vincoli, ma che permette, pur con una procedura restrittiva, di affidare i servizi alle società a totale capitale pubblico che abbiano i requisiti dell'"in house" e viene estesa anche ad Enti di diritto pubblico.

È proprio su questo spazio lasciato dalla Legge che si deve ora agire continuando la sensibilizzazione di cittadini ed enti locali sull'acqua e la battaglia, tra gli altri, del Forum italiano dei movimenti per l'acqua: il Forum lotta da anni per il riconoscimento del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica, dunque non soggetto alla legislazione nazionale, Legge 133 compresa, bensì gestibile, sulla base della volontà degli Enti Locali, attraverso affidamento ad Enti di diritto pubblico.

Importante quindi in questo momento lo svolgimento del 2° Forum Nazionale dei Movimenti per l'acqua che si terrà ad Aprilia (LT) il 22 e 23 Novembre 2008.

* Le società in house sono quelle: (i) il cui capitale è interamente pubblico, (ii) sulle quali l'ente o gli enti pubblici titolari del capitale pubblico esercitano un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e (iii) che realizzano la parte più importante della loro attività con l'ente o con gli enti pubblici che le controllano [art. 113, c. 5, lett. c), TUEL].



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