Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 60° anniversario

Nonostante la Dichiarazione dei diritti umani compia oggi 60 anni, la strada da fare perchè ovunque i suoi principi vengano rispettati è ancora lunga: il Rapporto 2008 sui Diritti umani di Amnesty International, il più autorevole documento annuale sullo stato dell'arte in tema di diritti umani, ci racconta un mondo dove l'ingiustizia, l'ineguaglianza e l'impunità sono ancora il tratto dominante: la tortura è ancora presente in almeno 81 paesi, processi iniqui si celebrano in almeno 54 paesi, in 77 paesi non è consentita la libera espressione delle proprie idee, mentre esistono legislazioni discriminatorie contro le donne in almeno 23 paesi, contro i migranti in almeno 15 paesi e contro le minoranze in almeno 14 paesi. 

Per quanto riguarda l'Italia, Daniela Carboni, direttrice dell'Ufficio campagne e ricerca della Sezione Italiana di Amnesty International ha dichiarato: Temiamo che il clima di razzismo e le leggi o proposte di legge contrarie agli standard internazionali sui diritti umani la stiano trasformando in un paese pericoloso. Atti normativi approvati con un approccio affrettato e propagandistico, dichiarazioni discriminatorie e attacchi xenofobi stanno minando seriamente i diritti umani fondamentali delle minoranze presenti nel nostro paese, in una preoccupante linea di continuità nel passaggio da un governo al successivo. Abbassare la soglia dei diritti per specifici gruppi di popolazione, oltre a essere di per sé inaccettabile, comporta una generale erosione dei diritti individuali di ogni persona in Italia. Per contrasto, invece, le istituzioni italiane non sentono l'urgenza, per esempio, di introdurre misure efficaci contro la tortura né di fermare le esportazioni di armi verso paesi in cui vi sono bambini soldato.

La propensione a privilegiare l'abuso di potere e gli interessi egoistici piuttosto che il rispetto dei diritti dei popoli che rappresentano accomuna i governi dello stato più potente del mondo, gli USA, degli stati Europei, delle potenze emergenti come Cina, India o Sud Africa. 
Manca una visione comune dei leader mondiali su come affrontare le sfide contemporanee in un mondo che è sempre più in pericolo, insicuro e ineguale. La speranza viene dal basso: dalla consapevolezza dei diritti umani che si sta diffondendo a livello globale, dal movimento globale di cittadine e cittadini che chiede ai propri leader di impegnarsi nuovamente per sostenere e promuovere i diritti umani, dal potere delle persone di generare speranza e produrre il cambiamento.

In questo 60° anniversario c'è però una buona notizia: la Francia presenterà all'Onu una moratoria universale per la depenalizzazione dell'omosessualità. 
Il testo chiede che orientamento sessuale e identità di genere non siano in alcun caso alla base di pene di qualunque natura, o motivo di violazione dei diritti umani e ha già raccolto l'adesione di altri 53 paesi tra cui quasi tutte le democrazie occidentali. Oltre ai 27 paesi membri dell'Unione Europea, compresa l'Italia, si sono espressi a favore di questa risoluzione Andorra, Argentina, Armenia, Bosnia, Brasile, Capo Verde, Cile, Croazia, Ecuador, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Gabon, Georgia, Guinea Bissau, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, San Marino, Serbia, Svizzera, Ucraina, Uruguay e Venezuela.

Purtroppo la strada di questa risoluzione sarà lunga e tortuosa: infatti, nonostante in 88 paesi gli omosessuali siano tuttora perseguiti penalmente e in 7 di questi vengano messi alla forca, lapidati, impiccati, lanciati da dirupi, torturati e seviziati sino alla morte, sembra che siano addirittura 150 Paesi, oltre al Vaticano, che non sono intenzionati a sottoscrivere la moratoria.

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L'aggancio

L'incontro casuale in un garage di Cape Town tra una ricca ragazza bianca e un giovane arabo, colto ma povero, mette in moto una serie di eventi inimmaginabili. Abdu, l'uomo del garage, si chiama in verità Ibrahim ibn Musa. È immigrato illegalmente in Sudafrica da un misero paese africano con una laurea in economia. La ragazza è Julie Summers, insofferente al proprio ambiente privilegiato ma culturalmente ristretto.

La loro relazione è sostenuta all'inizio da una forte attrazione sessuale che è quasi l'unico linguaggio comune tra due mondi assolutamente diversi. Ma la loro storia si rafforza al punto che, quando le autorità obbligano Ibrahim a tornare nel suo paese, Julie sorprende la famiglia, gli amici e soprattutto se stessa decidendo di seguirlo come moglie.

In una piccola città sommersa dalla polvere e circondata dal deserto, Julie lotta per essere accettata dalla sua nuova famiglia mussulmana. Ibrahim, intanto, continua a lottare per emigrare ancora, verso gli Stati Uniti. Quando finalmente arriva il momento della partenza, la scelta di Julie sarà ancora una volta sorprendente: decide infatti di restare. Con questo nuovo romanzo, Nadine Gordimer indaga le ragioni dell'amore, esplora l'incontro tra culture diverse e racconta la condizione dei disperati, privati di ogni certezza.

[Descrizione tratta dal sito dell'editore La Feltrinelli]

autore: Nadine Gordimer

editore: Feltrinelli Editore - Universale Economica

 

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Il viaggio di Caden

“Quando tocchi il fondo puoi solo risalire”

 

“Il viaggio di Caden” è un romanzo commovente, ma anche divertente, un vero inno alla vita, che racconta la discesa negli abissi della mente del giovane protagonista, Caden, un ragazzo come tanti, affetto da schizofrenia.

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