Facciamo il gioco giusto

Nel campo dei giocattoli fare una scelta etica nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente è veramente difficile. 
Le multinazionali del giocattolo oramai si occupano più che altro del marketing e della distribuzione, mentre hanno spostato da lungo tempo la produzione nei paesi del sud-est asiatico, soprattutto in Cina, dove le condizioni di lavoro sono pessime, con orari di lavoro estenuanti, bassissimi salari e ambienti malsani e insicuri. 

L'ICTI (International Council of Toy Industries), che promuove lo standard di sicurezza internazionale del giocattolo, ha avviato nel 2004 un programma per il controllo della produzione (ICTI-CARE, dove Care sta per Caring Awareness, Responsible, Ethical) con l'obiettivo di garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori mediante ispezioni nei luoghi di produzione dei fornitori. Le industrie americane e europee che aderiscono a questo programma si impegnano ad acquistare giocattoli solo dalle fabbriche certificate. 
Sul sito di ICTI-CARE si trova il database delle aziende che hanno aderito a questo programma; in Italia, in particolare, Ravensburger, Zapf e Hasbro, e Artsana da febbraio 2009: http://www.icti-care.org/databases/date-certain.html?

Ma le certificazioni purtroppo sono solo un punto di partenza perché non offrono garanzie sufficienti; di fatto non seguono tutto il percorso dell'intera filiera riproduttiva, le ispezioni sono spesso inadeguate e il loro costo ricade interamente sulle aziende asiatiche. Le multinazionali si limitano solo ad aderire al programma, senza assumersi ulteriori responsabilità. Non si preoccupano di pagare prezzi ragionevoli ai produttori, non aiutano le imprese locali a ridurre le violazioni, tra cui ci sono i rischi della salute per l'impiego di vernici tossiche, che potrebbero essere attenuati mediante ventilazione opportuna o con l'uso di maschere. Anzi, spesso invece di investire in tutela e sicurezza, le aziende preferiscono spostare la produzione in altri paesi asiatici dove i costi sono bassissimi e le garanzie nulle.
Tuttavia il programma icti-care è già qualcosa. In attesa che migliori sempre di più e che più aziende vi aderiscano, l'alternativa migliore e più sicura è quella delle organizzazioni del commercio equo e solidale, quelli con il marchio Fairtrade. Queste organizzazioni, oltre a garantire l'eticità e il rispetto dell'ambiente, garantiscono anche gli standard di sicurezza. 

Anche nei giocattoli, come nel cibo e nei vestiti, ciò che è sicuro e fa bene a noi e ai nostri bambini fa bene anche all'ambiente e garantisce un po' di equità e di giustizia a chi ci lavora.

Per saperne di più:

www.icti-care.org

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Le streghe

Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe.

Non quelle delle fiabe, sempre scarmigliate e a cavallo di una scopa, ma quelle elegantissime, somiglianti a certe signore che probabilmente già conoscete.

Come fare a individuarle?

Bisogna stare attenti a chi porta sempre i guanti, a chi si gratta la testa, a chi si toglie le scarpe a punta sotto il tavolo e a chi ha i denti azzurrini, perchè tutto ciò serve a nascondere gli artigli, i crani calvi, i piedi quadrati, la saliva blu mirtillo: tutti segni distintivi delle vere streghe.

Sapendo questo potrete evitare di venir trasformati in topi!

autore: Roald Dahl

illustrazioni: Quentin Blake

editore: Salani Editore

Facciamo i colori!

Se dipingere, colorare e "pasticciare" sono tra le attività preferite di ogni bimbo, immaginate quanto divertimento nel realizzare da soli i propri colori?

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Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi