Non insultiamo l'uomo

In tema di educazione anti-razzista ci è sembrato interessante ospitare la testimonianza di una giovane che punta l'attenzione sull'importanza di una educazione all'uguaglianza e all'accoglienza, piuttosto che sulle analisi e le spiegazioni di differenze culturali, somatiche, etniche.

Le generazioni più giovani, che frequentemente vivono realtà scolastiche e sociali multietniche, spesso e fortunatamente non sono ancora venute a contatto con gli effetti peggiori di una mentalità indurita da stereotipi difficili da sradicare, piu' tipici dell'età adulta. 
Per questo riteniamo che sia importante parlare ai nostri figli di razzismo, rispondendo a tutte quelle loro domande che prima o poi arrivano – come spiega bene l'articolo I ragazzi e il razzismo - in modo che la diversità, che inevitabilmente i bambini notano, continui ad essere percepita come una possibilità in piu', senza altre connotazioni e/o implicazioni.

"Ogni volta in cui crescendo avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante. Lottare per un'idea, senza avere un'idea di se stessi, è una delle cose più pericolose che si possa fare"
Susanna Tamaro – "Va dove ti porta il cuore"

Il razzismo, è una realtà con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno.
Aprendo il giornale, prendendo il bus, accendendo la televisione, lui è lì a ricordarci sempre qual è l'infima natura dell'uomo.
Un uomo che si trova a suo agio quando insulta, infanga, denigra, offende e maltratta, un altro uomo all'apparenza diverso.
Questo comportamento odierno, si basa su un'antica concezione del termine razzismo. Infatti, osserviamo come il termine, e quindi il comportamento ad esso collegato, siano nati nel XVII secolo, in seguito alle varie scoperte geografiche e al successivo colonialismo.
Nasceva allora la teoria "poligenetica" che faceva risalire le popolazioni del mondo a progenitori diversi.
L'affermarsi di questa teoria, portò ad una concezione dell'umanità, che si basava sulla divisione tra "razze superiori" e "razze inferiori". 
Per razze superiori, venivano intesi tutti quei popoli che erano riusciti ad avere uno sviluppo culturale, economico e politico, e proprio per questo motivo avevano il "diritto" (ovviamente conferito da essi stessi) di comandare, gestire, sottomettere appunto le "razze inferiori", che per una differenza biologica , non erano in grado di poter costruire una società civilizzata.
Questo concetto, dopo aver regnato come ideologia portante delle società europee di quel secolo, è riuscito a resistere alla seconda guerra mondiale, e alle successive decolonizzazioni, per arrivare direttamente ai giorni nostri.
Niente è riuscito a scalfirlo, e si presenta ai nostri occhi come un mostro strisciante da cui nessuno è immune.
Proprio per questo motivo, si cerca sempre di far crescere i bambini nel modo migliore possibile, senza che essi pronuncino mai parole di offesa verso un altro popolo, o un altro essere umano.
Si spiegano i concetti del razzismo, e come essi riescano a danneggiare la sensibilità di chi ci sta intorno.
I bambini inizialmente non hanno la concezione di ciò che è uguale, o ciò che è diverso.
Per loro, il constatare che un compagno d'asilo, o delle elementari è "Nero", rappresenta semplicemente la veridicità di ciò che vedono.
Portare avanti la tesi del "Razzismo" significa anche portare avanti la tesi della diversità, significa ammettere che forse, evidentemente non siamo tutti uguali.
Il concetto che dovremmo insegnare ai bambini, non risiede in quello del Razzismo, ma in quello dell'uguaglianza.
Proprio per questo motivo, ho usato le parole di Susanna Tamaro, che sono forti e chiare: prima di cercare di cambiare il mondo, cerchiamo di cambiare le nostre prospettive di vita.
Il nostro modo di pensare, la nostra morale, che non sembra, eppure è racchiusa nel profondo del nostro inconscio.
Un figlio dovrebbe crescere con un senso smisurato per ciò che è uguale, e trovandosi davanti ad un sopruso, un'offesa, riconoscere semplicemente questo atto come un insulto al genere umano, e non come un insulto ad una persona di un altro popolo.

Flavia, 19 anni

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Per Enzensberger la matematica è un mondo immaginario che riserva continue sorprese ed è capace di colpirti con la sua genialità. Questo libro, scritto per una bambina di dieci anni ma destinato ai lettori di tutte le età, ne è la prova.

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Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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