Giorno della Memoria. Giulio Levi

In occasione della Giornata della Memoria abbiamo chiesto allo scrittore Giulio Levi un pensiero sulle guerre attuali e passate, per i ragazzi di oggi. 

 

"La guerra sembra lontana, anche se la vediamo ogni giorno alla televisione. Ormai ci siamo talmente abituati che non sembra più vera. Sembra uno dei tanti film violenti che ci capita di vedere, al cinema o, anche questi, alla televisione. Il numero dei morti resta un numero, il numero dei feriti, molti dei quali moriranno, un altro numero. 100.000 morti, 100.000 euro vinti in uno dei tanti giochi televisivi. Morti facili, euro facili. Numeri. 
E' terribile, ma è così.

Anche il razzismo lo vediamo alla televisione. Quello di casa nostra e quello di altre "case". Anche a questo, purtroppo, ci stiamo abituando, e ci pare una cosa lontana, che non ci riguarda. Un altro film.
Ma ci sono delle persone vere, delle persone come noi, che in mezzo alla guerra ci sono, che muoiono, che vengono mutilate, che perdono i loro cari. E altre persone vere vengono insultate, colpite, torturate, lapidate, perché la loro pelle ha un altro colore, il loro Dio è diverso dal nostro...
Ricordiamocelo sempre, riflettiamo su questi orrori da cui l'umanità non riesce a liberarsi. 
Lo so, è difficile, soprattutto per i ragazzi, che la guerra e le persecuzioni non le hanno vissute. Hanno visto solo il film. Ma sono i ragazzi la nostra ultima speranza. Vogliamo che crescano diversi, che crescano migliori. Che pensino con la loro testa. "


Giulio Levi

Giulio Levi è nato a Firenze nel 1937, neuropsichiatra, per circa 40 anni ha fatto il ricercatore, fino a quando è andato in pensione ed ha cominciato a scrivere storie per ragazzi; "Un po' perché mi diverto a scrivere; un po' perché mi piace l'idea di lasciare ai miei nipoti un ricordo più comprensibile degli aridi lavori scientifici; e un po' perché questa attività mi ha permesso di entrare in un affascinante mondo per me nuovo, di conoscere molte persone interessanti che ruotano nell'ambiente dei libri per ragazzi, e di incontrare tanti ragazzi nelle scuole, che mi arricchiscono e mi fanno riflettere con le loro domande e spesso mi colpiscono con il loro entusiasmo e la loro curiosità. Perché anche se si è studiato tutta la vita, basta la domanda di un bambino per capire che c'è ancora tanto da imparare a questo mondo. E che molte di queste cose, son proprio loro, i ragazzi, che possono insegnarcele "

Ha scritto circa 40 racconti indirizzati a fasce di età variabili dai 7 ai 16 anni, classificandosi primo o tra i primi in vari concorsi letterari e ha pubblicato 7 libri.

Per scrivere utilizza ingredienti quali l'ironia, la fantasia e il paradosso, che lo aiutano ad affrontare anche tematiche complesse, come in "1940-1945 Gioele, fuga per tornare" che racconta l'esperienza vissuta dall'autore quando era bambino, durante gli anni della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni razziali.

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Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)

Il viaggio di Caden

“Quando tocchi il fondo puoi solo risalire”

 

“Il viaggio di Caden” è un romanzo commovente, ma anche divertente, un vero inno alla vita, che racconta la discesa negli abissi della mente del giovane protagonista, Caden, un ragazzo come tanti, affetto da schizofrenia.

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