E dall'anno scolastico 2008/2009, il voto in condotta.

L'aveva preannunciato fin dal suo insediamento, era già stato inserito nel famigerato Decreto Legge 137/08, ed ecco che il ritorno della validità del voto in condotta ai fini della promozione è diventato attuativo. 

"Basta con i comportamenti violenti e con il bullismo. 
D'ora in avanti a scuola chi prenderà meno di 6 in condotta sarà bocciato.
È stato infatti pubblicato il decreto ministeriale con cui, a partire da quest'anno scolastico 2008/2009, sono ridefiniti i criteri di valutazione del comportamento degli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado.
Grazie a queste nuove norme, con una insufficienza in condotta si potrà essere bocciati. Le scuole, comunque, possono prevedere nei propri regolamenti interni ulteriori criteri e iniziative per la prevenzione dei comportamenti sanzionabili.
Più serietà e più rigore sono fondamentali per il miglioramento della scuola."
Questo il comunicato stampa con cui il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini ha presentato il Decreto Ministeriale n. 5, emanato il 16 gennaio 2009.

Nel dettaglio il decreto comunica che "la valutazione del comportamento inferiore alla sufficienza, ovvero a 6/10, riportata dallo studente in sede di scrutinio finale, comporta la non ammissione automatica dello stesso al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo di studi". 
Di seguito si spiega quali sono le condizioni che si devono verificare per assegnare 5 in condotta ad un alunno. 
"La votazione insufficiente può essere attribuita dal Consiglio di classe soltanto in presenza di comportamenti di particolare ed oggettiva gravità" e "il Consiglio di classe tiene conto dell'insieme dei comportamenti posti in essere dallo stesso durante il corso dell'anno. La valutazione espressa in sede di scrutinio intermedio o finale non può riferirsi ad un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all'intero anno scolastico. In particolare, tenuto conto della valenza formativa ed educativa cui deve rispondere l'attribuzione del voto sul comportamento, il Consiglio di classe tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell'anno".

"La valutazione insufficiente del comportamento, soprattutto in sede di scrutinio finale, deve scaturire da un attento e meditato giudizio del Consiglio di classe, esclusivamente in presenza di comportamenti di particolare gravità … che prevedano l'irrogazione di sanzioni disciplinari che comportino l'allontanamento temporaneo dello studente dalla comunità scolastica per periodi superiori a quindici giorni.

L'attribuzione di una votazione insufficiente, vale a dire al di sotto di 6/10, in sede di scrutinio finale, ferma restando l'autonomia della funzione docente anche in materia di valutazione del comportamento, presuppone che il Consiglio di classe abbia accertato che lo studente … successivamente alla irrogazione delle sanzioni di natura educativa e riparatoria previste dal sistema disciplinare, non abbia dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento, tali da evidenziare un sufficiente livello di miglioramento nel suo percorso di crescita e di maturazione."

Nel Decreto si fa anche esplicito riferimento allo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, nel quale viene esplicitamente dichiarato che non si può essere sospesi per un periodo superiore ai 15 giorni. 

Quindi, anche se su questo il Decreto non è sufficientemente chiaro, o a nessuno potrà essere dato 5 in condotta, oppure potrà essere dato solo a chi abbia accumulato, nel corso dell'anno, almeno 15 giorni di sospensione. 

Fin qui la norma. 

Adesso entriamo dentro le aule scolastiche. Accumulare in un anno 15 giorni di sospensione significa che si è commesso qualcosa di veramente, ma veramente grave! 
Per avere anche solo tre giorni di sospensione, o si è accumulato un certo numero di note disciplinari (i famosi rapporti), da tre in su, oppure si deve aver commesso un atto grave. 

Anche se il Decreto nulla dice su cosa si debba fare per assegnare gli altri voti in condotta, è chiaro che verrà seguito lo spirito del Decreto stesso. 
A titolo di esempio si riportano i criteri stabiliti da un Dirigente Scolastico per l'assegnazione del voto in condotta: 
5: 15 giorni di sospensione e nessun segno di "ravvedimento"
6: almeno una sospensione superiore a 3 giorni 
7: una sospensione inferiore o uguale a 3 giorni o almeno 3 note disciplinari individuali 
8: presenza di almeno una nota disciplinare individuale o di classe
9: comportamento corretto, nessuna nota 
10: comportamento corretto e effetto trainante positivo su tutta la classe

Si sottolinea che il voto di condotta, quale esso sia, concorre ai fini della valutazione complessiva dello studente, ovvero fa media. 

Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti della Scuola secondaria, emanato nel 1998, aveva stabilito il principio che "nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto". 
Le nuove norme presentano quindi aspetti contraddittori: abrogano questo principio, scelta che non condividiamo, ma rischiano anche di far sì che, in casi particolari, la valutazione della condotta possa avere effetti non corretti dal punto di vista della valutazione: un allievo che abbia conseguito la sufficienza in quasi tutte le discipline, ma si trovi ad avere un voto in condotta pari al sei, potrebbe essere penalizzato rispetto ad un altro che, pur manifestando difficoltà in varie materie, si sia meritato, per il proprio comportamento, un voto alto nella condotta. Sono situazioni limite, che verrebbero sicuramente sanate dai Consigli di Classe che, in sede di scrutini finali, attuerebbero un aggiustamento dei singoli voti, ma questo deve comunque far riflettere su quali sottili meccanismi vengano messi in gioco quando si entra nel merito della valutazione. 

Il voto in condotta difficilmente può essere efficace dal punto di vista educativo: un ragazzo il cui comportamento scolastico sia tale da meritare l'insufficienza in condotta, è sicuramente un ragazzo che presenta problematiche molto serie, da seguire in modo particolare, con interventi mirati, coinvolgendo la famiglia, ed è assai improbabile che lo spauracchio del voto in condotta possa avere un qualsiasi effetto "deterrente" su comportamenti non corretti. 

In generale le indicazioni contenute nel Decreto fanno sì che il voto in condotta rischi comunque di essere un'arma spuntata, anche per chi ne vede i lati positivi, viste le indicazioni estremamente restrittive per la sua applicazione. Sembra che il Ministero abbia avuto su questa questione una posizione poco coerente, dichiarando prima di voler dare un giro di vite sul tema del comportamento scolastico, ma emanando poi delle direttive estremamente caute, come se anche a livello ministeriale si sapesse che ben altri sono gli strumenti che si dovrebbero mettere in campo per intervenire nei casi di di disagio scolastico, bullismo, violenze, prevaricazioni.

Nonostante i limiti e le contraddizioni di questo Decreto, il messaggio mediatico forte è che il governo intraprende azioni forti contro il bullismo. 

Vedi anche 


Decreto Ministeriale n. 5/2009 del Ministro dell'Istruzione

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Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

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